Recensioni

AA. VV., Heartworn Highways

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Heartworn Highways

Light In The Attic
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Nel 1975, il documentarista James Szalapski, incuriosito dalla radicalità, dall’originalità e dal progressismo dimostrati da una scena country allora neonata e tuttavia già denominata outlaw («fuorilegge») in omaggio alla sua ispirazione anticonvenzionale e iconoclasta (perlomeno rispetto alla maniera leziosa delle produzioni mainstream), partì dal nativo Minnesota per raggiungere il Texas, fermandosi durante il tragitto a Nashville, allo scopo di filmare i protagonisti, i colori, gli umori e le vite di quel movimento.

Il risultato prese il nome di Heartworn Highways (1976), pellicola fin da subito molto amata dal pubblico dei cinefili, le cui proiezioni rimasero però confinate nell’ambito dei festival finché un provvidenziale aumento di capitale della casa distributrice Sealion non ne consentì, nel 1981, una circolazione più ampia. L’assunzione del film nell’elenco delle opere di culto di quel decennio non è un mistero per chiunque ne abbia assaporato la visione o ne abbia anche solo intravisto, benché in forma frammentaria, alcuni degli indimenticabili spezzoni, su tutti l’esibizione di David Allan Coe, non ancora prigioniero della parodia (involontaria) del proprio personaggio fanfarone e irriverente, presso il penitenziario di stato del Tennessee e i festeggiamenti natalizi consumati da un gruppo di musicisti e amici, in mezzo a una spropositata quantità di liquori, nell’abitazione di Guy e Susanna Clark.

Pubblicata per la prima volta nel 2006, dalla Hacktone Records, la colonna sonora di Heartworn Highways viene ristampata oggi, dalla Light In The Attic di Seattle, anche in un lussuoso box di legno, tirato in 1500 esemplari, contenente un libro fotografico di 80 pagine, una riproduzione della locandina originale, due DVD (uno col film originale, un altro di materiali aggiuntivi confezionati per l’occasione), le musiche suddivise su doppio vinile color whisky (ovviamente) e una serie di litografie dei protagonisti realizzata dall’artista Kerry Awn. Per chi non potesse permettersi il prezzo, per forza di cose piuttosto alto, di una simile cornucopia, ecco arrivare il singolo CD con le canzoni presenti nel film, quasi tutte versioni altrimenti non disponibili altrove, e per lo più acustiche, di brani leggendari del repertorio dei suoi interpreti, da alcuni classici assoluti del citato Clark (L.A. Freeway, Desperados Waiting For A Train, Texas Cookin’) a versioni fragili e dolenti di due capolavori dell’amico Townes Van Zandt (Waiting ‘Round To Die, Pancho & Lefty), dalla già splendida Mercenary Song di un giovanissimo Steve Earle alla favolosa Alabama Highway del georgiano Steve Young, allora reduce da una sequenza di album memorabili.

Ascoltare di nuovo queste canzoni, o incontrarle per la prima volta, aiuta a capire quanto l’honky-tonk di Larry Jon Wilson (Ohoopee River Bottomland), il country-folk di un ancora acerbo ma già tremendamente espressivo Rodney Crowell (Bluebird Wine) o le melanconiche ballate dell’anfitrione Clark (con una quasi improvvisata Ballad Of Laverne And Captain Flint da lucciconi) non fossero affatto in contrasto con le radici rispetto alle quali millantavano di voler creare una frattura, e quanto cercassero, invece, di ripristinarne il senso di autenticità, gli spigoli primordiali e la profonda dimensione esistenziale mettendo in scena una fuga da se stessi e dal mondo intrisa di fatalismo disperato e romanticherie sgualcite.

La rivisitazione intima, tormentata e gonfia di malessere interiore della I’m So Lonesome I Could Cry di Hank Williams, proposta in un’emozionante parafrasi al rallentatore dallo stesso Young, rappresentava e rappresenta ancora la quadratura del cerchio circa lo sguardo accorato rivolto sulla sensibilità americana da un’intera generazione di artisti, ognuno di essi, e più di tutti, a sorpresa, il Coe di lacerante rammarico di un’intensissima I Still Sing The Old Songs, intenta a cercare un percorso in grado di conciliare le forme classiche della tradizione con il loro superamento. Prima o dopo, spesso ricorrendo a modalità differenti, a volte necessitando di maggior tempo per far decantare i propri schemi, ci riuscirono tutti: la possibilità di curiosare negli albori di questa ricerca è ancora oggi la prerogativa che rende Heartworn Highways, film e disco, un appuntamento indispensabile.

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