foto: Andrea Trevaini

In Concert

Aldous Harding live a Milano, 19/4/2017

Showcase acustico di Aldous Harding al Gattò a Milano, 19 aprile 2017

Micro ci aveva tutti incuriositi nell’inviarci il video della canzone Horizon, cantata da una giovane cantante Neo-Zelandese, Aldous Harding, per cui l’invito allo showcase per la presentazione del suo secondo disco – il primo per una etichetta Europea, la 4AD – intitolato Party, non ce la siamo fatti scappare.

Inoltre c’è il tempo anche per una breve chiacchierata con la gentile Hanna aka Aldous (alla domanda sulla scelta di un nome maschile, non ha saputo dare spiegazione: “mi piaceva l’assonanza di questo nome e mi sono detta perché no!”). La Harding è ancora molto giovane, ha 26 anni, e mi racconta che ora ha lasciato la Nuova Zelanda per venire a cantare, registrare, magari a vivere in UK o in USA, visto che le possibilità di lavoro e di crescita professionale sono maggiori che in patria.

Le chiedo subito se conosce Nadia Reid, il cui ultimo disco mi è davvero piaciuto e mi risponde che è una sua carissima amica, vivono quasi nello stesso paese e si sono frequentate, la cosa ci mette subito in sintonia e le chiedo quando ha cominciato a comporre canzoni. Mi risponde che ha cominciato a scrivere poesie intorno ai 17/18 anni, poi ha preso una chitarra e ha cominciato a scrivere canzoni un paio di anni dopo.

Le chiedo come ha fatto ad avviare la sua carriera musicale, mi risponde che ha cominciato semplicemente a suonare con un amico che gli ha perfezionato le stile chitarristico e che non ha suonato con complessi, al massimo con uno o due musicisti. Poi le venne proposto di incidere un disco in Nuova Zelanda, ma tutto si è svolto con relativa semplicità; anche la sua venuta in Europa e il fatto di essersi accasata con la 4AD dice che è successo tutto così, semplicemente, non se lo sa spiegare neppure lei.

Le chiedo come compone le sue canzoni e mi risponde che non è così facile per lei comporre canzoni, non ha un obiettivo particolare da raggiungere con i suoi testi, ma quando le vengono in mente, deve seguire la sua ispirazione e allora le canzoni nascono da sole. Mi dice: “Spendo così tanto tempo a cercarle dentro di me (le canzoni) che non posso proprio parlarne, sono loro a parlare per me”.

Mi complimento per la durezza e l’immediatezza dei suoi testi, davvero maturi per una ragazza così giovane e le chiedo della sua interpretazione di Horizon, canzone davvero magnetica, anche nella sua gestualità. Mi ringrazia e mi dice che per l’interpretazione di questa canzone la sua fonte ispiratrice è stata Edith Piaf, che drammatizzava tutte le sue canzoni; così ha fatto anche lei.

Parliamo ancora delle sue canzoni e le dico che il 50% sono folk-songs, mentre il restante per me rimane un “question mark”, sono indefinibili. Mi interrompe ridendo, «Definizione perfetta, non so neppure io come chiamarle!».

Le chiedo che musica ascolta e mi risponde che mentre registrava Party ascoltava: Scott Walker, Kate Bush e Yoko Ono (rimane sorpresa quando le dico che anche io nella mia recensione l’ho paragonata a Yoko), mentre ora ascolta Gene Clark e Glenn Campbell (chapeau!).

Prima di allontanarci, lascio anche a lei il compito della lista dei 5 dischi per la Desert Island, eccola:

  • Connie Converse – How Sad How Lively
  • John Cale – Vintage Violence (se lo è giocato con Fear a morra cinese con il sottoscritto)
  • Neil Young – Comes A Time
  • Bobb Trimble – Iron Curtain Innocence
  • Paul McCartney – Red Rose Speedway

Davvero una scelta sorprendente.

Entriamo quindi nel piccolo locale e la Harding si esibisce in una scaletta purtroppo ridotta. Inizia con Party, con lei alla chitarra, accompagnata da un musicista alle tastiere, canzone sinuosa ed insinuatasi nelle vene, giusto il tempo per stordirti con la successiva What If Birds Aren’t Singing, They Are Screaming, dai toni veramente dark. Poi esegue una canzone nuova dal titolo The Way That We Planned e subito dopo la sua “signature song” Horizon, dopo aver abbandonato la chitarra per dar corso , alla sua gestualità davvero ammaliante e “de paura” che dona al suo canto aspetti inquietanti che ho trovato solo in artiste come la PJ Harvey degli inizi.

Applausi dal pubblico che gremiva il piccolo locale e poi a gran richiesta un “encore”, una canzone di Paul McCartney, Single Pigeon, tratta ovviamente da Red Rose Speedway.

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