Foto: Lino Brunetti

In Concert

Anna Von Hausswolff live a Lugano (CH), 28/4/2017

Non è Londra, né Parigi e nemmeno Milano. L’elvetica Lugano è un’ordinata e torporosa cittadina affacciata sulle rive dell’omonimo lago, affrescata col colore dei soldi e illuminata dalle insegne degli istituti bancari e dei negozi delle firme dell’abbigliamento, in cui la vita notturna, stando quantomeno ad un immaginario forse tutto italiano, pare girare perlopiù intorno al gioco d’azzardo e al meretricio di lusso. Lontano dalle frivole luci dei Casinò e da quelle tentatrici dei nightclub, vanta però un polo culturale da far invidia a qualsiasi metropoli, il Foce, luogo in cui si svolgono incontri, letture, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e concerti praticamente senza soluzione di continuità. Un centro multifunzionale ricco di iniziative, che manca per esempio ad una città di pari dimensioni come Varese, dove chi prova caparbiamente ad organizzare concerti è costretto a farlo a proprie spese e al cospetto del disinteresse generale, ma che forse nemmeno nella varietà di spazi di Milano trova pari strutture in quanto ad efficienza ed organizzazione.

Non stupisce quindi che al termine della performance dello scorso 28 aprile, Anna Von Hausswolff si lasci andare ad entusiastici commenti riguardo la location ticinese, uno Studio Foce dove la sala accogliente e spaziosa di un club di medie dimensioni, un’ampio palco e un’acustica perfetta consentono di apprezzare i concerti di un calendario che se non vanta grossi nomi (ma nel corso dei festival estivi il tiro si alza), punta decisamente sulla qualità della proposta.

La giovane tastierista Anna Von Hausswolff non è certo una celebrità, ma i suoi ultimi due dischi (Ceremony del ’13 e The Miraculous del ’15) un segno l’hanno effettivamente lasciato in quanti cercano slanci di originalità e fantasia nel contemporaneo panorama musicale. Gotica, scura e costruita attorno alle partiture bibliche e solenni di un’organo a canne su disco, nel corso degli spettacoli dal vivo la musica di Anna Von Hausswolff diventa gesto fisico, materia in movimento, pura creatività: accontentandosi di una tastiera, per gli ovvi problemi relativi al movimento dell’ingombrante strumento utilizzato in studio, la giovane cantante svedese trascina una band composta da due chitarre, sintetizzatore, basso e batteria in un grandioso maelstrom sonoro che oscilla tra la psichedelia, l’ambient, il folk, l’avanguardia e il pop.

Come una Kate Bush in versione lisergica, la piccola e scatenata Anna incanta con le avvolgenti melodie di una ballata, urla all’apice di una sfuriata elettrica o scandisce i ritmi di una danza tribale con una forza e un’energia che manderebbero fuori di testa il pubblico di un qualsiasi festival, ma che strappano poco più che uno scroscio d’applausi al composto pubblico elvetico. Un po’ fata e un po’ strega, Anna Von Hausswolff è una forza della natura, dotata di una voce acuta ed espressiva e di un’estensione notevole, con cui lacera le mantriche e stupefacenti suite strumentali ordite da una band con il senso della misura ed il gusto per lo spazio. Il repertorio è incentrato sulle canzoni degli ultimi lavori di studio ma è difficile distinguerne i precisi contorni, perchè spesso i brani si intersecano e si dilatano in oniriche e fumose divagazioni strumentali, sospese tra affascinati derive ambient e monumentali esplosioni psichedeliche.

Come ben illustrava l’esaustivo articolo di Lino Brunetti sul numero 399 della rivista (aprile 2017), al momento il panorama cantautorale al femminile è in pieno fermento e quello di Anna Von Hausswolff è uno dei primi nomi da tenere d’occhio: il concerto tenutosi allo studio Foce né è la chiara testimonianza.

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