Recensioni

Charlie Haden & Gonzalo Rubalcaba, Tokyo Adagio

charlie_haden__gonzalo_rubalcaba-tokyo_adagio_aCHARLIE HADEN & GONZALO RUBALCABA
Tokyo Adagio
Impulse!
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Un sodalizio durato oltre vent’anni, dopo che nell’86 il grande bassista (scomparso un anno fa, proprio in luglio) ebbe modo di ascoltare il giovane pianista cubano, facendo di tutto – a dispetto dell’embargo imposto dagli USA: ricordiamo, in anni più recenti, le difficoltà incontrate da Ry Cooder per il progetto Buena Vista e non solo –, per potere coinvolgere quel talento nelle sue formazioni e incisioni. Fortunatamente, alla fine le cose andarono secondo i desideri dei due e, nel tempo, il sodalizio ha dato molti risultati di rilievo, in diversi contesti e con diversi ensemble.

Questo album è il risultato di un loro concerto del 2005, in duo, al Blue Note di Tokyo, in un clima sonoro di particolare segno, quasi di stampo “classico”: il termine “Adagio” non è casuale, come fanno notare Ned Sublette e la moglie di Charlie, Ruth Cameron (altre note sono quelle dello stesso Rubacalba). Tornano con intenti intimisti e introspettivi su alcuni temi che avevano già fatto parte del repertorio del bassista. Un “modo diverso” di parlarsi e di comunicare col pubblico, per certi versi più profondo e riservato di altre volte.

Sei i brani – gli Haden sono i co-produttori, insieme a Jean-Phillip Allard –, tratti da quelle registrazioni rimaste nel cassetto fino a qualche tempo prima. Un repertorio che passa in buona parte da temi d’origine e/o di riferimento ispanici, quali En la orilla del mundo (The Edge of the World è la versione inglese), di Rojas Martin, Solamente una vez, delicato bolero sul significato dell’amore, composto da Augustin Lara (diviene You Belong to My Heart), ripreso con impeccabile tocco pianistico, e Sandino, intenso, significativo omaggio al leader rivoluzionario nicaraguense, dello stesso Haden. My Love and I è scritto da Johnny Mercer, insieme a David Raksin, autore di temi da film. E’ nota la passione del bassista per il “genere”, espressa più volte anche in album ad hoc, e qui “la pellicola” scorre per quasi 12’, con toni pacatamente romantici: un basso che imposta il dialogo col piano con note rassicuranti ma non sdolcinate, per poi seguirlo nelle brillanti coloriture. When Will The Blues Leave, che Ornette Coleman (scomparso proprio mentre scriviamo queste righe…) portò in Something Else!!! del ’58, Gonzalo alza lievemente il ritmo, e lascia poi a Charlie lo spazio per esprimersi intensamente in assolo in una sorta di dialogo con sé stesso, per poi reinserirsi e riproporsi con note scintillanti. Uno dei momenti più alti della serata. L’esibizione termina con Transparence dello stesso Rubacalba che ha leggerissimo tocco latino, e coloriture jazzistiche di estrema brillantezza, sostenute dal blues bassistico di grande, quanto indispensabile, essenzialità.

Nel suo insieme si nota come a volte Haden stia apparentemente “sottotraccia”, “comprimario” con discrezione; in realtà pare guidare costantemente la “direzione del dialogo”: un riferimento su cui i tasti di Rubalcaba giocano con maestrìa e poesia.

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