Interviste

Chris Isaak: South of the Border (un’intervista esclusiva)

Chris Isaak è un musicista che mi piace molto. Non avevo mai parlato con lui. Ma lo avevo visto alcune volte dal vivo: uno show divertente, che spazia sulla musica a trecento sessanta gradi. Dagli anni cinquanta ai giorni nostri. Chris ha voluto parlare con noi, appena saputa della nostra richiesta. Gli piace l’Italia e ci è venuto spesso, ma come turista. Non come artista. Abbiamo parlato per almeno cinquanta minuti. Un dialogo divertente, molto amichevole con Chris che ha mostrato una notevole conoscenza della musica, una cultura ampia, con le radici giuste. Non è certo una sorpresa, vista la musica che fa. Mi sarebbe piaciuto parlargli di persona, ma purtroppo, come capita spesso, ci siamo sentiti via cavo. Ma è stata ugualmente una esperienza molto interessante, con Chris che ha raccontato qualche aneddoto ed ha mostrato grande voglia nello spiegare le sue radici ed i suoi gusti. Un vero uomo di musica. Non avevo dubbi in proposito.

[Intervista di Paolo Carù – Domande di Gianfranco Callieri e Paolo Carù]


Nei primi anni della tua carriera hai pubblicato un disco ogni due o tre anni, negli ultimi quindici anni solo tre dischi, con canzoni nuove. Cosa è successo?
Nulla di particolare. Io scrivo canzoni ogni momento, suono molto. Sono impegnato a fare film, a lavorare per la televisione. Così i tempi si restringono. Sai non è una scelta voluta, ma se guardi attentamente in questi ultimi quindici anni ci sono anche due dischi dal vivo, un album natalizio, una antologia e Beyond The Sun, dedicato alle mie radici giovanili. Ieri sera ero a un party, per farti un esempio, e ho suonato la chitarra fino a tardi. Quindi ho sempre da fare, non sono mai libero.

Hai ragione, questo porta ad almeno otto dischi in quindici anni. I conti tornano.
È vero anche che ci sono meno canzoni nuove ma gli studi di registrazione costano molto e spesso, con tutte le volte che suoniamo, facciamo fatica a ritagliare il tempo per incidere in studio. Comunque non ho mai smesso di scrivere, lo faccio anche adesso, che ho da poco pubblicato First Comes The Night.

Parliamo di First Comes The Night, il tuo nuovo lavoro. Che, tra l’altro, considero come uno dei migliori dischi che tu hai inciso.
Grazie.

Quanto tempo ci hai messo a scrivere le canzoni e ad inciderle?
Come ti ho detto prima, scrivo continuamente. Non è tanto il tempo che ci ho messo a scrivere, quanto quello che ci abbiamo messo ad inciderlo. Ho usato tre produttori diversi, quindi l’ho inciso in tre periodi diversi. Ho lavorato con Paul Worley, Mark Needham e Dave Cobb. Con Mark Needham ho lavorato per quasi tutta la mia carriera, Paul Worley è quello che ha prodotto quasi tutto il disco, poi ho fatto anche quattro canzoni con Dave Cobb. E ti devo dire che quest’ultimo si è rivelato una vera sorpresa. Paul Worley è una persona di grande talento e di grandissima esperienza. Se vai in studio con uno come lui, hai le spalle coperte. Non ti devi preoccupare di niente, pensa a tutto lui. Ma Dave Cobb è incredibile: prima di tutto è molto giovane, ma ha una conoscenza della musica, a dire poco, enciclopedica. Conosce il rock, ma anche il country, il soul: conosce le canzoni, ma anche chi le ha cantate. È formidabile. A questo punto ti posso dire che Dave Cobb e Paul Worley sono i migliori produttori con cui ho lavorato in tutta la mia carriera.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 386 / Febbraio 2016.

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