Recensioni

Cracker, Berkeley To Bakersfield

crackerCRACKER
Berkeley To Bakersfield
429 Records
***½

Il decimo disco dei Cracker unisce idealmente due città della California in cui hanno registrato i due CD; Berkeley, nella Northern East Bay Are, città che vede prevalere una musica con influenze roots e garage non disgiunta da derive funky, da cui è influenzato il primo disco ; mentre Bakersfield, che pure dista solo poche ore d’auto da Barkeley è famosa per la sua twangy country music (Merle Haggard, Buck Owens). David Lowery, dopo il precedente disco dei Cracker che risale a 5 anni fa, non è stato certo fermo; ha riesumato i Camper Van Beethoven, per due divertenti dischi dai titoli messicaneggianti, ma i risultati ottenuti ora con questo doppio Cracker a due anime sono indubbiamente superiori.
Basta mettere in audio il primo disco per ritrovarsi nelle atmosfere brillanti di questa band che riesce sempre a divertire; il primo brano è l’acustico Torches And Pitchforks, ma occorre arrivare alla satirica March Of The Billionaires, per apprezzare la caustica satira dei Cracker, contro la tirannia dei super-ricchi: “…la tua povertà ci porta tutto il progresso/ smettila di parlarci contro/noi siamo più ricchi e intelligenti di te” e contro l’industria discografica: “…ti prendiamo ciò che ci hai dato e te lo rivendiamo”. Beautiful poi fa chiari riferimenti alla mitica Telgraph Avenue immortalata dal libro di Chabon. Poi con El Comandante arriva il ritmo altalenante 4/4 tipico dei Cracker, con i controcanti che amiamo, la seguente El Cerrito è scanzonata quanto ci si può attendere ed ha ritmi vagamente in levare; You Got Yourself Into This è decisamente garage comincia con un bel riff elettrico e la voce filtrata, ricorda l’epico incedere dei Clash. Life In The Big City è potente e acida, con testi decisamente metropolitani; il primo disco si conclude con una bellissima ballata Waited My Whole Life impreziosita dai cori tipici dei Cracker.
Il primo disco è eseguito dalla formazione originaria dei Cracker: Faragher al basso, Hickman alla chitarra, Lowery alla chitarra e al canto, Urbano alla batteria ; mentre nel secondo disco si uniscono altri musicisti che riescono a dare un tono country alla musica dei Cracker (pedal steel e fiddle). L’intento è quello di dare un’immagine diversa, più campagnola e piena di riferimenti western alla musica di una California che nell’immaginario collettivo è formata da: spiagge lambite da grandi onde, file interminabili di palme percorse da divi del cinema; invece si comincia subito con una ballatona confezionata con pedalsteel e pianoforte dal titolo inequivocabile, California Country Boy, non contenti i Cracker 2 pestano su pedale dell’acceleratore country con la successiva Almond Grove con twangy guitars, pedal steel lancinante ed una melodia cinematica che profuma di film western. Altra ballatona con i testi ambientati nel mondo dei biker innaffiati dalla birra è King Of Bakersfield; Get On Down The Road è fin dal titolo decisamente rollingstoniana; il banjo fa capolino in The San Bernardino Boy, ma Lowery nel finale tira fuori ancora le unghie con un’altra ballatona, When You Come Down, degna del migliore Tom Petty. Si conclude un disco eccellente con una dolce love song, Where Have Those Days Gone, perfetta per un arrivederci; i Cracker sono tornati e dimenticarsi di loro sarebbe davvero un peccato, non lasciateveli sfuggire!

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