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È morto Chris Cornell, la voce del grunge

In ricordo di Chris Cornell [1964-2017]

Noi Buscaderiani siamo ormai pronti, purtroppo, a compiangere le morti ormai frequenti dei nostri miti musicali: ci piange il cuore vedere vecchi nostri eroi cedere sotto le bordate della vita che avanza inesorabile e raggiunge i suoi limiti estremi. Ci duole vedere artisti di 70, 80 anni che credevamo ormai pressoché eterni (Chuck Berry era uno di questi) soccombere alle bordate della vita, che raggiunge purtroppo i suoi limiti temporali. Ma questi decessi rientrano nell’ordine delle cose e pur soffrendo, ce ne facciamo una ragione.

Purtroppo non siamo preparati (parlo per me, perlomeno) ad accettare la morte di artisti ancora giovani – Chris Cornell aveva appena compiuto 52 anni – avvenuta per di più in circostanze che mi ricordano altre morti eccellenti dello show-business: probabile suicidio, nel bagno di una stanza d’albergo, in assoluta solitudine. Il mio ricordo del grunge è indissolubilmente legato alla gioventù musicale di Seattle (di cui fu Profeta lo scomparso Kurt Cobain che raggiunse il club dei 27enni perennemente giovani del rock) e faccio difficoltà a pensare che ancora una volta la morte si è fatta largo nel cuore e nella mente di un cantante di successo.

Chris Cornell per me ha rappresentato la “voce” del grunge, conservo ancora gelosamente il vinile del primo disco dei suoi Soundgarden, quel Louder Than Love del 1989, con la sua foto in copertina, con i lunghi capelli che arrivano a coprire il microfono, in una esibizione che si intuisce selvaggia. E il disco era davvero selvaggio: ritrovavo nei Soundgarden quella potenza vocale e sonora che arrivava in eredità direttamente dai Led Zeppelin. I loro due primi dischi sono destinati a restare nella storia del rock, non per niente i Soundgarden furono i primi musicisti messi sotto contratto dalla SubPop. Ma altri sono stati i meriti di Chris Cornell: uno soprattutto mi piace ricordare, quello di essere stato l’ideatore dei Temple Of The Dog, mitico supergruppo ideato per registrare un disco tributo al suo amico Andrew Wood (cantante del gruppo seminale del grunge i Mother Love Bone) morto per overdose nel 1990. I Temple Of The Dog vedevano in formazione anche Stone Grossard, Jeff Ament ed Eddie Vedder ed il loro unico disco rimane un vero monumento sonoro di come il grunge e il blues potessero andare impunemente sottobraccio.

Dopo i Soundgarden Chris Cornell divenne cantante degli Audioslave, di fatto i Rage Against The Machine orfani del cantante transfuga Zach de la Rocha, con cui incise tre dischi di successo, intraprendendo pure una carriera solista che lo portò a registrare una manciata di buoni dischi. Degna di menzione è la canzone You Know My Name che venne scritta per la soundtrack del film di James Bond, Casino’ Royale, del 2006.

Ci fu poi la ricostituzione dei Soundgarden, con un nuovo disco King Animal, uscito nel 2012, 16 anni dopo l’ultimo disco, prima dello scioglimento temporaneo. Chris Cornell aveva avuto in passato problemi di droghe e di alcool, era stato in riabilitazione e nelle interviste diceva orgogliosamente che nei camerini dei riformati Soundgarden, il whiskey e la birra erano banditi.

Chris Cornell è morto dopo un trionfale concerto, tenutosi la sera stessa, al Fox Theatre di Detroit; concerto che si è chiuso con una versione di Slaves & Bulldozers (dal secondo disco BadMotorFinger), seguito da una ripresa di un brano dei Led Zeppelin, In My Time Of Dying, il cui ritornello canta: «If my wings should fail me Lord/ please meet me with another pair/ so I can die easy».

 

 

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