Speciali

È scomparsa una stella. La morte annunciata di David Bowie

In ricordo di David Bowie (1947 – 2016)


Ricordo con commozione velata, da un ricordo ormai lontano nel tempo, la prima volta che sentii David Bowie cantare in Italiano la versione italiana di Space Oddity incredibilmente tradotta in Ragazzo solo, ragazza sola da Mogol. Fui veramente scosso a sentire quella voce che pareva provenire davvero da un “outer-space”. Mi procurai subito il disco che in verità mi colpì solo per la title-track, davvero spaziale, ispirata dal film di Stanley Kubrick, ben diversa dalla adolescenziale cover italiana. Fu poi il David Bowie di Ziggy Stardust a fare davvero breccia nel mio cuore. Era comunque segno del destino e della ciclicità delle cose del destino che una carriera iniziata dallo spazio, nello spazio dovesse finire, con l’ultimo disco Blackstar che David Bowie aveva da tempo deciso di far uscire il giorno del suo 69° compleanno; sembra che abbia voluto con questo meraviglioso disco lasciare un testamento ai suoi fan.

Ricordo altrettanto bene il giorno di Dicembre quando venimmo noi addetti (meglio addicts) ai lavori, convocati per l’audizione di Blackstar, tra di noi circolava già la voce di una sua presunta malattia; la sua continua lontananza dalle scene (decisa dopo un infarto), la sua scomparsa dai media proprio da parte di un artista che aveva fatto della multimedialità la sua cifra stilistica, davano da pensare. Anche la cover-art del suo penultimo disco, The Next Day, aveva sollevato domande senza risposta sul perché avesse ripreso la copertina di Heroes, cancellando però platealmente proprio la sua immagine. Poi ci fu l’ascolto di questo Blackstar e fu con grande sorpresa che scoprii un David Bowie in gran forma, con una voce che ricordava i fasti degli anni ’70 e soprattutto con una miriade di idee musicali che mi lasciarono letteralmente senza fiato e le indiscrezioni sulla sua salute vennero accantonate.

Poi la notizia della sua morte, pochi giorni dopo l’uscita di Blackstar fu un colpo al cuore; avevo appena acquistato il disco e stavo ascoltando il brano più bello, Lazarus; andai a cercarne il video su YouTube e subito mi fu chiaro che questo disco, cantato sul letto di morte, era davvero il suo testamento! David Bowie ce l’aveva fatta ancora una volta; è ancora riuscito a sorprenderci, è uscito di scena entrandoci invece direttamente con un disco che sta scalando le classifiche del mondo!

Grande, geniale, sorprendente, inimmaginabile, scandaloso, iconoclasta anche nei confronti della morte, lui ci ha lasciati sapendo che sarebbe diventato immortale con la sua musica. Ancora una volta è “andato avanti”, ha dimostrato a tutti di che pasta lui fosse fatto (di polvere di stelle, ovviamente). Non dobbiamo stare qui a piangerci addosso, ad ascoltare coccodrilli televisivi che ci propinano un David Bowie ridotto quasi a “santino” . No! Lui è sempre stato un trasgressivo, un transgender, vero travalicatore di generi sia quelli sessuali che musicali (è stato anche un grande attore e un eccellente pittore); non si è mai fermato, ha continuato a sperimentare e a cercare. Mi piace immaginarlo lassù nello spazio siderale mentre, sorridendo sardonicamente come solo lui sa fare, canta:

“This is David Bowie to Ground Control
And I’m floating in the most peculiar way
And the stars look very different today
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do”.

Mentre ruota intorno a questa Terra che per lui è stata soltanto un trampolino di lancio verso altri mondi, a lui più consoni.

QUESTO MESE

Facebook

Partner

Blog