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Everything must go: in ricordo di Walter Becker

La morte di metà degli Steely Dan – In ricordo di Walter Becker [1950 – 2017]

Uso il titolo del loro ultimo disco Everything Must Go come introduzione per l’ennesimo compianto per la morte di uno dei grandi musicisti americani, in questo caso per Walter Becker che, insieme al compagno di sempre Donald Fagen, ha costruito la colonna sonora ideale per l’alienazione dei nostri tempi, sotto l’egida della loro Band (in realtà sempre un duo, allargato a decine di altri eccellenti musicisti) gli Steely Dan. I due musicisti ambedue di New York si frequentavano sin dai tempi della condivisa esperienza scolastica nel Bard College e l’abbinamento musicale tra i due, sempre sotto la sigla Steely Dan, non si è praticamente mai scisso, a partire dagli anni ’70.

La morte di Walter Becker è avvenuta a 67 anni, per motivi non divulgati, anche se già da tempo il bassista e chitarrista degli Steely Dan era sofferente. Il medico curante gli aveva infatti impedito di partecipare ai due week-end di fuoco dei famosi concerti Classic West e Classic East che si sono tenuti nel mese di Luglio in USA e che vedevano gli Steely Dan dividere il palco con altre celebrità del loro standing: Eagles, Fleetwood Mac, Journey, The Doobie Brothers e Earth, Wind & Fire. Il consesso dei musicisti coinvolti testimoniano che gli Steely Dan, a dispetto della loro musica sofisticata, intellettuale, acida e provocatoria, godevano ancora del grande favore del pubblico.

Bei tempi gli anni ’70, che sono stati quelli in cui gli Steely Dan hanno espresso tutto il loro potenziale musicale, davvero raffinato ed eseguito con grande attenzione sia nelle parti musicali che nei testi pieni di sarcasmo ed ironia, non certo alla portata di tutti. Eppure nel decennio il loro successo fu travolgente, forse c’era davvero bisogno di questa musica, fatta da musicisti per musicisti, per far maturare le nostre orecchie all’ascolto di qualcosa di talmente raffinato che, se poteva essere alla portata dei jazzofili, non era certo usuale per noi amanti del rock.

Ricordo ancora il primo disco loro che ho comprato, quel Pretzel Logic, con la copertina tipicamente newyorkese, con il banchetto in Central Park che vendeva i Pretzel caldi, nel freddo inverno; correva l’anno 1974 e mi ci sarebbero voluti ancora dieci anni prima di riuscire a realizzare il mio sogno di comprare un Pretzel a New York! Intanto però c’era la loro musica, sebbene i due si fossero trasferiti sulla West Coast a seguito del loro produttore Gary Katz che li accompagnò durante tutta la prima parte della loro carriera; una musica che a mio dire portava nel mondo il sound intellettuale e freddo di un mondo moderno, teso e alienante delle nuove generazioni che vivevano tutte le contraddizioni della Grande Mela.

Da allora cominciai a seguire le storie di questi due strani musicisti, un po’ scostanti e dal look non certo ideale per uscire in copertina su Rolling Stones. Intanto i due macinarono capolavori assoluti come Aja in cui riuscirono davvero a raggiungere vette di poesia musicale finora inaudite (con il supporto di Timothy B. Schmit, Jim Keltner, Wayne Shorter, tanto per dare idea dei musicisti di cui si circondavano i due); e Gaucho, forse il loro monumento funebre finale, un disco forse troppo pretenzioso che tenne impegnati in studio di registrazione per un anno 42 musicisti e 11 ingegneri del suono; parve essere il loro canto del cigno.

Nel frattempo Becker & Fagen avevano interrotto l’attività concertistica perché la ricerca continua di una perfezione formale non permetteva loro di mantenere gli standard elevati che desideravano per le loro composizioni. Poi ci fu un periodo di sospensione, ci furono dischi solisti dei due, ma nel cuore di tutti rimaneva solo in vita il ricordo degli Steely Dan. Così ci fu il ritorno alle scene che portò poi la coppia a rivedere il loro progetto di musicisti di studio, con una serie di concerti che dal 1993 li vide ritornare in tour e poi negli anni 2000 anche ad incidere nuovi dischi.

Donald Fagen ricorda Walter Becker come: «… uno con l’intelligenza sferzante, un eccellente chitarrista e un grande songwriter, era cinico sulla natura umana (compresa la sua) e istericamente divertente. Cercherò di mantenere viva la musica che abbiamo creato insieme il più a lungo possibile». 

Chiudo questo ricordo di Becker con le parole pronunciate da Moby nel 2001, quando gli Steely Dan vennero inclusi nella Rock’n’Roll Hall Of Fame: «La tradizione musicale che gli Steely Dan rappresentano è certamente anche cerebrale e intellettuale, ma al contempo è bella. Sebbene sembra che si approccino alla cultura popolare con un certo senso di ironia e disgusto, hanno chiaramente amore per la bellezza e la bella musica». Come risposta i due Steely Dan utilizzarono il tempo loro concesso per uno speech di ringraziamento, rispondendo invece alle domande del pubblico… 

Fortunatamente ci rimangono tutti i loro dischi che consiglio a tutti di recuperare per scoprire come si suonava grande musica oltre 40 anni fa, raggiungendo pure le Top delle Charts!

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