Recensioni

Flo Morrissey, Tomorrow Will Be Beautiful

Flo_Morrissey_Tomorrow_Will_Be_Beautiful_cover_smallFLO MORRISSEY
Tomorrow Will Be Beautiful
Glass Note
***½

“Show Me how it used to be, show me, I want to see…”. Il disco gira da meno di trenta secondi e Flo Morrissey già ti ha preso e portato altrove. Dove non si sa e neppure importa. È la sua voce a compiere un incantesimo: eterea, innocente ed intensa; Flo Morrissey la modula con una saggezza e sicurezza che vanno ben oltre i suoi 20 anni (tra l’altro, ne dimostra ancora di meno). E poiché è così giovane, noi vecchi cinici e bastardi, le perdoniamo anche un titolo fastidiosamente ottimista come Tomorrow Will Be Beautiful. Soprattutto perché avvertiamo che una vecchia anima folk deve avercela anche lei nascosta da qualche parte. Nata e cresciuta a Londra, nel quartiere di Notting Hill, Flo Morrissey ha preso per la prima volta una chitarra in mano a quattordici anni e a diciassette, con il sostegno di due genitori sui generis (lei super donna d’affari della City, lui prete buddista) abbandonava gli studi per dedicarsi alla musica a tempo pieno. Qualora le andasse male, potrebbe sempre mettere su una squadra di calcetto insieme ai fratelli e sorelle: se ne contano nove, lei inclusa.

Su come abbia conquistato la Glassnote Records per la realizzazione di quest’album di debutto, esistono due diverse teorie. Alcuni sostengono che i suoi video caricati su youtube abbiano stregato Daniel Glass, boss dell’etichetta, altri insistono che a scoprirla sia stato il manager di Neil Young durante una delle sue incursioni a Londra. E magari sono vere entrambe le cose. Neil Young manco a dirlo, è una fonte d’ispirazione come tutti gli altri grandi del folk da Bob Dylan a Tim Buckley. Ma anche Karen Dalton, Nick Drake e Devendra Banhart dalla più recente scena del freak folk. Tomorrow Will Be Beautiful, non a caso, è stato registrato a Los Angeles da Noah Georgeson, lo stesso produttore di Devendra Banhart e Joanna Newsom, e a Parigi da Philippe Zdar (che invece ha lavorato con i Phoenix). Grazie al loro aiuto le complesse idee musicali della londinese, espresse con raffinate tecniche di fingerpicking, tratteggiano scenari pastorali tra orchestrazioni e arrangiamenti fuori dal tempo.

Pages of Gold è il singolo dalla produzione forse troppo patinata: è nelle sessioni dal vivo, chitarra e voce, che si apprezza appieno la sua bellezza. In Sleepless Dreaming ci culla dentro un sogno ad occhi aperti tra i saliscendi di una voce angelica mentre Betrayed ha la stessa eleganza di un grande classico del folk. If You Can’t Love, All This Goes Away è una gemma, un’idea accarezzata da un pianoforte minimalista che poi cresce gloriosa tra strani rumori di sottofondo che ammiccano a provocazioni freak folk. Potrei andare avanti menzionando ciascuna canzone perché in fin dei conti non ce ne sono di deboli: Tomorrow Will Be Beautiful sono trentotto minuti e mezzo da ascoltare di fila, come un viaggio dentro la propria mente, tanto per dirla alla Flo. E quando si arriva al finale della titletrack, questa “natural born singer”, ha quasi compiuto il miracolo di farci credere che il domani sarà davvero meraviglioso.

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