Recensioni

Frazey Ford, Indian Ocean

frazeyfordcoverFRAZEY FORD
Indian Ocean
Nettwerk
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La parte piacevole di collaborare con una rivista come il Buscadero è che spesso ti imbatti in sorprese musicali che nemmeno ti aspetti. E questo fa ricredere sul mondo discografico e sulla crisi che lo attanaglia. E’ un peccato che in questo momento il mercato sia dormiente e non si accorga dei numerosi giovani e bravi artisti che cercano di mettersi in evidenza ma ormai senza American Idol o Italia’s Got Talent è difficile spuntarla. Ma nell’ombra qualcosa si nasconde e noi cerchiamo di essere lesti nel segnalarvelo.
Dopo questa lunga premessa sono lieto di presentarvi Frazey Ford un’artista canadese (ma quanti musicisti ci sono in Canada?) anni fa componente del gruppo The Be Good Tanyas (bel nome). Quattro anni fa Frazey aveva registrato il suo primo album dal titolo Obadiah, oggi dopo lungo silenzio pubblica in America il suo nuovo lavoro dal titolo Indian Ocean. Premetto che la ragazza è canadese per caso perché il babbo per non essere inviato in Vietnam pensò bene di dirigersi verso Nord attraversando i Grandi Laghi e rifugiandosi in un Paese dai climi freddi ma meno turbolenti dell’America degli anni Sessanta (leggi Guerra del Vietnam).
Frazey ha sempre amato i suoni tipici del Rhythm and Blues e le sue influenze canore si ispirano principalmente a Ann Peebles, Roberta Flack e ad altre grandi singers. L’album che andiamo a recensire è bellissimo e lo consiglio a tutti: semplice, di facile ascolto ma impreziosito dalla calda tonalità di Frazey a cui si aggiunge in sottofondo un bellissimo tappeto soul e seguito con maestria dai Memphis Horns. La bellezza dell’album risiede nel tocco moderno degli arrangiamenti con un particolare retrogusto che gli amanti del R&B apprezzeranno certamente. L’album contiene delle piccole perle stilistiche ma prima di citare le singole canzoni, vorrei consigliarvi questo album per la semplicità e la compattezza ispirativa. La struttura sonora si regge sulla particolare tonalità della cantante – sussurata, nasale, vibrante e calda – sui controcanti femminili e sulla sezione fiati, sempre presente ma sempre ottimamente dosata. Il tocco di classe sono poi gli interventi all’organo Hammond che danno un tono vintage al tutto.
Molte le canzoni degne di nota: partirei dall’introduttiva September fields ipnotica e ammaliante, pregevole poi Runnin’ e l’ispirata You’re not Free. L’album termina con il brano che dà il titolo all’album, Indian Ocean, manifesto stilistico per questa giovane artista. Ma l’album non si conclude qui se aspettate un po’ – le chiamano ghost song- avrete modo di ascoltare una composizione della Ford in versione acustica per sola chitarra acustica.
Album altamente consigliato che resiste ai numerosi ascolti nel mio lettore CD.

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