Recensioni

Gov’t Mule feat. John Scofield, Sco-Mule

govtmuleGOV’T MULE FEAT. JOHN SCOFIELD
Sco-Mule
Evil Teen Records/ Edel
***½

Iniziate con la pubblicazione in vinile di Stoned Side of The Mule in occasione dello scorso Black Friday e con il monumentale Dark Side of The Mule di metà dicembre, le celebrazioni per i primi vent’anni di carriera procedono alla grande per i Gov’t Mule, formatisi nel ‘94 come side-project degli Allman Brothers e diventati una delle più solide realtà del rock contemporaneo. Di tutta un’abbondante serie di pubblicazioni di materiale d’archivio prevista per l’anno in corso al fine di onorare l’anniversario, il doppio ScoMule, frutto della collaborazione con il chitarrista jazz John Scofield, è solo il punto di partenza, oltre che un’autentica scoperta per quanto riguarda le traiettorie artistiche della band.
Le registrazioni di questo doppio album dal vivo risalgono infatti al 1999 quando i Gov’t Mule, ancora un power-trio formato da Warren Haynes alla chitarra, dal bassista Allen Woody e dal batterista Matt Abts, suonarono per due esclusive serate in compagnia di Scofield e del tastierista Dan Matrazzo ad Atlanta in Georgia. Il materiale avrebbe dovuto uscire giusto qualche tempo dopo le esibizioni, ma la drammatica scomparsa di Allen Woody mandò a gambe all’aria ogni progetto, mettendo in discussione la stessa esistenza del gruppo: come tutti sanno, quella tragedia è stata superata e l’imminente tour dei Mule con John Scofield costituisce oggi un più che valido motivo affinché quelle registrazioni vedano finalmente la luce.
Con un background soul e rhythm’n’blues, John Scofield è uno dei maggiori chitarristi jazz contemporanei con una carriera lunga e prolifica che l’ha visto protagonista di mille progetti e altrettante formazioni, non ultimo il gruppo di Miles Davis nel corso degli anni ‘80. Sulla carta, l’associazione dell’elegante jazz e della ricercatezza fusion di Scofield con la cattiveria rock dei Gov’t Mule potrebbe sembrare del tutto stridente, ma la versatilità e l’apertura mentale insieme del chitarrista e del trio annullano qualsiasi obiezione e trasformano Sco-Mulein uno spettacolare album dal vivo. Del resto Scofield ha più volte mostrato una certa predilezione per le contaminazioni, collaborando con Medeski, Martin & Wood e con Phil Lesh & Friends, così come è piuttosto evidente l’approccio jazzistico all’improvvisazione nella musica dei Gov’t Mule. In ogni caso quando nel lontano ‘99 questi artisti si trovano insieme sul palco, tutto sembra girare a meraviglia fin dal primo istante, come spiega Warren Haynes: “…quando abbiamo cominciato a suonare insieme, è affiorato automaticamente il mio lato più jazz, mentre lui ha iniziato a suonare in modo più rock e blues… in un certo senso è stata una sfida per entrambe cambiare il nostro approccio, ma per me è stato di grande ispirazione…”.
Interamente strumentale e composto da lunghe tracce di impianto jazzistico o aderenti alla filosofia delle jam bands, Sco-Mule è un fantastico disco di jazz-rock, dove la sezione ritmica batte un groove febbrile e dinamico sul quale i due chitarristi e le tastiere creano lirici assolo, fantasiose variazioni funky-soul e squarci blues o duettano in perfetta sintonia e con un’intesa straordinaria. Il concerto si compone di brani jazz come Tom Thumb di Wayne Shorter e Afro Blue, celebre nella versione di John Coltrane; divagazioni funky come Doin’ it to Death e Pass The Peas dal repertorio di James Bown; revisioni di classici dei Gov’t Mule come Birth of the Mule, l’allmaniana Kind of Bird e Devil Like It Slow; e perfino composizioni autografe come l’omonima Sco-Mule, tutte eseguite in maniera molto personale e originale dall’inedito quintetto.
Sco-Mule mostra un lato del tutto nuovo e finora pressoché sconosciuto dei Gov’t Mule: prediligendo alla potenza il gesto tecnico e la sensibilità, qui sono le due chitarre a cantare ciascuna con voce unica e personale, ma perfettamente intonate l’una all’altra, in un torrenziale flusso sonoro, in una serie infinita di virtuosismi, acrobatici passaggi strumentali e continui cambi di tempo, a cominciare dai ritmi funky di Hottentot e dalla serica fusion di Tom Thumb; passando per il taglio jam-rock di un lisergico blues come Birth of the Mule; per le pulsazioni funky di Sco-Mule e Devil Like it Slow; per gli oltre 18 minuti di una pirotecnica Kind of Bird; fino ai fuochi d’artificio di una magica Afro Blue sospesa tra jazz e psichedelia. Mai così fluidi ed estrosi, i Gov’t Mule insieme a John Scofield contaminano il tocco elegante del jazz col nervoso palpito del rock’n’roll, con le ombre corrusche del blues e con la carica seducente del funky in un concerto che finora non ha eguali nella carriera di entrambe.

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