Interviste

Graham Parker: Recreating the Magic

C’è stato un momento della sua carriera, in cui Graham Parker aveva toccato il fondo, almeno a livello di popolarità. Tra la fine degli anni novanta ed il nuovo millennio. Quando andava in giro a suonare da solo, per pochi soldi (aveva suonato persino a Gallarate): poi si è ripreso e ha recuperato in parte la sua popolarità. Non certo quella degli anni settanta, ma quella goduta in altri periodi, la fine degli anni ottanta, ad esempio.
Poi ha deciso di tornare a suonare coi Rumour: una decisione logica, giusta, sensata. I Rumour ci sono ancora tutti, sono ancora tutti vivi, da Brinsley Schwarz (chitarra) a Martin Belmont (chitarra), Bob Andrews (tastiere), Andrew Bodnar (basso) e Steve Goulding (batteria). Parker ha richiamato a sé i Rumour nel 2012, quando hanno registrato il loro comeback album, Three Chords Good. Un buon disco, che ha venduto discretamente, ma non ha fatto nessuna rivoluzione. In America ha avuto una certa eco, in Europa meno, ma questo è bastato perché la Universal si ricordasse di Graham e della sua band e li mettesse sotto contratto, più di 30 anni dopo il disco precedente. La Universal, la parte inglese, ci ha creduto e lo ha mandato il sala di registrazione. Non solo, ha rivitalizzato un marchio che non si vedeva da più di 40 anni, la Cadet. E Parker non li ha delusi, ha messo assieme un signor disco, superiore a Three Chords Good. Sì, non la penso come Zambo, per me è vero il contrario, Mystery Glue è superiore al precedente, più fluido, con canzoni migliori, suonato benissimo. Mystery Glue ha almeno quattro / cinque canzoni di grande spessore: Slows News Day, Railroad Spikes, Flying Into London, I’ve Done Bad Things, Swing State per citare quelle che mi piacciono di più.
Mi sembra che i Rumour suonino meglio, c’è più chimica tra Graham e la sua vecchia band e poi il disco cresce molto, ascolto dopo ascolto. Ma vediamo cosa ha da dirci Mr. Parker e su come ha fatto a ricreare la magia di Graham Parker and the Rumour.


Ciao Graham, sono Paolo, Buscadero magazine. Ti chiamo dall’Italia.
Hey man, how are you?

Io bene, e tu?
Molto bene.

Ho delle domande per te.
I’m sure you have. Go ahead Man.

Three Chords Good, il tuo penultimo disco, ha venduto bene?
Mmmmh. No, veramente no. Lo hanno comprato in pochi, sopratutto gente della mia generazione. I giovani lo hanno ignorato. In realtà non so quante copie ha venduto, ma se ne avesse vendute tante la casa discografica me lo avrebbe detto. Invece non mi hanno detto niente. Quindi ha veduto discretamente, solo a livello di fans.

Ma sei contento di Three Chords Good?
Si, sono soddisfatto. Anche se questo non ha nulla a che vedere con le vendite. C’è molta gente che non compra più i dischi, se li scaricano. Solo la gente della mia età è legata al prodotto, al fatto di comprare il disco. E neanche tutti. Quindi, puoi fare il disco più bello della tua carriera, ma non venderai mai più di tanto, perché quelli interessati a comprare il prodotto non sono molti.

Io sono uno di quelli. Ho comprato il disco e sono molto felice che tu abbia deciso di farne uno nuovo coi Rumour.
Si vede che sei della mia età, altrimenti saresti meno interessato.

Sull’età hai ragione, meno sul resto.
Su questo puoi avere ragione. C’è comunque gente che è contenta che ho fatto un altro disco coi Rumour, anche se è più o meno tutta della mia età. C’è poi gente che viene a vedermi dal vivo e che dice di amare la mia musica, poi però la va a sentire su Spotify o su Soundcloud. Per queste generazioni non è importante ascoltare il disco, non come ai tempi di Squeezing Out Sparks.

Beh, però ci sono anche dei giovani che comprano i dischi, che non vanno solo su Spotify. E poi questo disco, Mystery Glue, è superiore a Three Chords Good.
Mi fa piacere sentirtelo dire, anche io la penso allo stesso modo. Molti mi hanno detto che in questo disco siamo più rilassati…

E’ vero, suonate più tranquilli, più rilassati.
Nel disco precedente eravamo più tesi: il fatto di ritrovarci a suonare, di riscoprire i meccanismi di una volta. Di rivederci assieme in studio. Adesso questo è superato, pensiamo maggiormente a suonare. E i risultati si vedono. Non siamo più giovani come ai tempi di Howlin’ Wind, ma ci mettiamo passione, suoniamo con gusto, basta ascoltare, ad esempio Swing State, una delle più riuscite.

Sono d’accordo, il disco suona meglio. Canzoni come quella che hai citato, oppure Railroad Spikes, sono grandi canzoni.
Ti ringrazio, vedo che la pensi proprio come me.

Come mai hai deciso di tornare a suonare con Brinsley Schwarz e gli altri, cioè coi Rumour?
In realtà è successo un po’ per caso. Io volevo fare un album con Andrew al basso e Steven alla batteria. E io avrei suonato la chitarra: poi Andrew ha chiosato e si è messo a scherzare sul fatto che avremmo potuto chiamare anche Brinsley e gli altri. Così ho fatto qualche mail chiedendo se erano liberi e, contro ogni previsione, lo erano ed hanno accettato tutti di tornare a suonare assieme. Però ho messo in chiaro subito che era solo per registrare un disco: non ho menzionato né il fatto di suonare dal vivo assieme, né di andare in tournèe. Quello che dovevamo fare era di incidere un disco, e basta. Non so se l’idea fosse una idea commerciale, poteva anche esserlo. Poi, avendo fuori un disco coi Rumour, sono state richieste della date. Ma avevamo poco materiale. Così abbiamo deciso di incidere Mystery Glue per avere più materiale assieme. In questo momento sto suonando in Inghilterra solo con Brinsley, io e lui e basta. Per ora suoniamo in due, non ci sono abbastanza soldi per la band. Ma non si può sapere, se ci sono richieste di date con la band, noi siamo pronti.

Quanto tempo ci hai messo a scrivere le canzoni per questo disco ed a registrarlo?
Ho scritto buona parte delle canzoni tempo fa, prima ancora che Three Chords Good venisse pubblicato. Perchè quel disco è stato pubblicato con ritardo, ed io avevo già scritto altre canzoni. Poi le ho migliorate, suonandole spesso, correggendole. E ci ho messo qualche mese: le ho smussate, le suonavo da solo, in studio, e poi dal vivo. Cercando di tirare fuori dei brani di un certo spessore. Per quanto riguarda l’incisione ci abbiamo messo sei giorni a fare buona parte del lavoro, e altri sei per rifinire le canzoni: diciamo che abbiamo messo giù le tracce principali di basso, batteria, tastiere e chitarra (Brinsley ha inciso tutto live) in sei giorni. Poi ce ne abbiamo messi almeno altri sei rifinire il tutto. Ma la base del disco, diciamo il body work quasi completo, lo abbiamo fatto in sei giorni. Abbiamo registrato tre o quattro canzoni per ogni giorno e ci abbiamo messo sei giorni a mixare il tutto.

Avete fatto in fretta.
E’ vero. Ma adesso gli studi di registrazione costano un botto e dobbiamo ottimizzare i costi. Quindi abbiamo fatto tutto molto in fretta, siamo stati molto attenti. Abbiamo registrato le canzoni e poi abbiamo inciso, una dopo l’altra, cercando di migliorare dove avevamo sbagliato. Siamo stati attenti a non gettare via il tempo e non abbiamo inciso, per ognuna, più di due, massimo tre (solo in qualche caso) versioni della stessa.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 379 / Giugno 2015

 

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