La catena che non si interrompe : l’eredità musicale della Carter
Family.
Il titolo ha un significato profondo per questo album tributo.
Infatti la Carter Family è stata la famiglia più influente in
assoluto nell’ambito della musica country : dai suoi avi, AP Carter e
Maybelle Carter, sino ai discendenti più nobili, June Carter Cash e, di conseguenza, Johnny Cash.
La famiglia Cash, molto ramificata tra figli e nipoti, sta a testificare la
continuità, il ceppo originario, la leggenda.
Questo tribute album, prodotto da John Carter Cash, figlio di Johnny e June
Carter, è un lavoro di pregio che si può affiancare al mitico
Will The Circle Be Unbroken della Nitty Gritty Dirt Band, l’originale.
Prima di tutto l’ossatura acustica del suono, simile al nobile predecessore, quindi le canzoni, tutte rigorosamente tratte dal repertorio del famoso trio
old time –country-folk, quindi gli interpreti, tra i i migliori della
scena attuale, con qualche sorpresa.
John Carter ha riunito, oltre a papà e mamma, gente del calibro di
John Prine, Nitty Gritty, Kristofferson, Marty Stuart, Emmylou Harris,
Sheryl Crow, George Jones, Norman Blake, Earl Scuggs, Del Mc Coury e molti
altri.
Il risultato è al di sopra di ogni aspettativa : puro folk, eseguito
nel modo tradizionale, interpretato con grande intensità e sviscerato
amore.
Una grande famiglia che guarda alla propria eredità musicale e ne fa
tesoro.
Tra le interpretazioni da manuale ovviamente segnalo subito quella di Johnny
Cash, che esegue alla sua maniera, nella più pura tradizione di AP
Carter, la sentita Engine One-Forty –Three.
Registrazione recente, in quanto la voce è già consumata, ed
interpretazione da dieci e lode.
Johnny entra nella tradizione con modestia ed amore, come ha sempre fatto,
da vero interprete.
Lo stesso si può dire per June Carter Cash, anche lei alle prese con
una rilettura in chiave tradizionale, alla Maybelle, di Hold Fast to The Right, che sembra fuoriuscita di un vinile della famiglia.
La voce soffre, ma la canzone è profonda e toccante, e l’entrata
di Johnny alla doppia voce la rende ancora più preziosa.
Il disco si apre con il veterano di mille canzoni George Jones che rilegge alla
sua maniera, ma sempre in modo tradizionale, il classico Worried Man Blues.
Non male Sheryl Crow che rifà No Depression in Heaven in maniere classica, modulando bene la voce, e usando un suono adeguato.
Meglio di lei ovviamente Emmylou Harris, che ci tocca nel profondo con una
versione molto sentita di On The Sea of Galilee, con la voce calda coadiuvata
da quelle delle Peasall Sisters.
Splendido Marty Stuart, che ultimamente non sbaglia un colpo e che, ben sostenuto
dai Fabulous Superlatives ( la sua band ), rilegge in modo classico la splendida
Never Let The Devil Get The Upper Hand on You, con le pause giuste e i tempi
lunghi.
Janette e Joe Carter interpretano Little Moses, ma è Norman Blake,
in compagnia della moglie Nancy, a fare vibrare le corde della tradizione con
una sontuosa rilettura di Black Jack David, uno dei grandi brani della Carter
Family.
Un John Prine abbastanza inedito interpreta con decisa verve Bear Creek Blues, che da folk song diventa un country blues dal ritmo veloce, per nulla scontato.
Vecchio marpione.
Anche Willie Nelson, che lavora di fino la sua martin acustica e mischia i
profumi del border con una rilettura toccante di You Are My Flower.
Come Prine, anche Nelson è un grande interprete, in grado di fare sua
qualunque canzone, come in questo caso : sembra uscita dalle sessions di Spirit.
Un gradino sotto Shawn Colvin che, malgrado la compagnia di Earl Scruggs,
non ha, a mio parere, la voce adatta per questo tipo di canzoni.
Decisamente meglio The Whites, sia per le voci che per il suono, che rifanno
Will My Mother Know Me There ?, quasi fossero loro la Carter Family ( un po’
del merito va anche a Ricky Skaggs, che fa la contro voce maschile con sagacia
).
Rosanne Cash è di famiglia, ma non ha l’arte del papà né
la bravura di June Carter, se la cava con The Winding Stream, ma gli manca
qualche cosa.
Del McCoury veste di bluegrass la sua versione di Rambling Boy, poi il disco
tocca un'altra delle sue vette con la stupenda Hold Fast To The Right di June
Carter.
Chiusura in grande stile con Nitty Gritty Dirt Band e Kris Kristofferson che, assieme, eseguono una passionale versione di Gold Watch and Chain.
Oltre che un tributo, questo disco è la celebrazione di un suono, la
memoria storica di un genere che il tempo non ha mai cancellato.
Verrà ricordato a lungo.
di Paolo Caru’
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