Recensioni

Joe Bonamassa, Blues Of Desperation

water/bm book 1/04JOE BONAMASSA
Blues Of Desperation
J&R Records Mascot/Provogue
***½

Eccoci al consueto appuntamento con il nostro amico Joe Bonamassa: no, non è in ritardo, e neppure fuori media, il precedente disco di studio Different Shades of Blue era uscito a settembre del 2014, e in fondo nel 2015 ha pubblicato “solo” due Live e il CD del side project Rock Candy Funk Party. Prossimamente, sempre per il 2016, è annunciato il disco dal vivo alla Carnegie Hall; e sempre nel corso dell’anno potrebbe uscire anche un nuovo disco con Beth Hart, visto che i due hanno appena partecipato insieme ai concerti della serie Keeping The Blues Alive At Sea.

Nel frattempo godiamoci questo Blues of Desperation, il suo dodicesimo album di studio, in uscita il 25 marzo. Come al solito prodotto da Kevin Shirley, registrato in quel di Nashville, Joe annuncia che per questo album ha cambiato i soliti amplificatori Marshall per passare agli ampli Fender, per ottenere un tipo di suono differente e Shirley ricorda anche che nel disco, in molti brani, sono impiegati due batteristi contemporaneamente per ottenere un sound più corposo e grintoso (pensavo fosse difficile), senza tralasciare momenti più acustici come negli album precedenti. Anche i musicisti sono i soliti, Reese Wynans alle tastiere, Michael Rhodes al basso, Anton Fig alla batteria, affiancato sempre ai tamburi da Greg Morrow, non manca la sezione fiati, Lee Thornburg, Paulie Cerra e Marc Douthit, oltre ad un terzetto di backing vocalists, capitanato da Mahalia Barnes, la figlia di Jimmy, al cui disco Joe aveva partecipato, alzando la quota delle partecipazioni del 2015.

Veniamo alle canzoni, undici in tutto: This Train ti viene addosso come un treno a tutta velocità, la batteria fila veloce, il piano quasi barrelhouse sottolinea il mood del brano e Bonamassa lavora di fino con le sue chitarre, una in modalità slide, l’altra con accordatura normale e le coriste si limitano a sottolineare. Mountain Climbing, con doppia batteria, è rocciosa, a tutto riff, molto Led Zeppelin style, con la chitarra in primo piano, quasi tirata in faccia all’ascoltatore, in un solo di cui Jimmy Page sarebbe stato orgoglioso, con Joe che se la cava egregiamente anche nel reparto vocale, ben sostenuto dalle tre voci femminili.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 387 / Marzo 2016.

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