foto: Cristina De Maria

In Concert

Lena Deluxe live a Ferrara, 24/02/2016

Lena Deluxe viene da Lille, cittadina medievale conosciuta col nome di Vieux Lille («la vecchia Lille»), e forse non potrebbe essere altrimenti. Non potrebbe essere nata altrove, intendo, non rispetto al paese natale di Charles De Gaulle, ma al nord della Francia, a quella zona delle Fiandre uscita in ritardo dalle proprie tradizioni per incontrare una modernità post-industriale fatta di film americani, vestiti ispirati alla Londra degli anni ’60, musica anglosassone, design contemporaneo e arti visive: perché la sua musica – un intreccio ora delicato ora incalzante di tenui ricami psichedelici e spumeggianti svisate pop, sfondi strumentali da colonna sonora e repentini mutamenti di pelle sulla falsariga di David Bowie – sembra nascere proprio dall’incontro tra la New York dei Velvet Underground, la San Francisco dei Jefferson Airplane e i riflessi di una vetrina dell’immaginario d’oltralpe dove trovano spazio piccoli sogni di provincia, autobiografia, romanticismo, fedeltà alle proprie radici e attaccamento al proprio passato.

Sono questi, insomma, gli elementi di Mirror For Heroes – l’album d’esordio da poco uscito su etichetta Harmonie – che fa piacere ritrovare intatti nell’ambito live, ossia nella dimensione in cui i molteplici riferimenti dell’artista ai suoni degli anni ’60 e ’70 acquisiscono sfumature ancor più sorprendenti rispetto a quelle rintracciabili su disco.

Accompagnata da un trio composto di basso, chitarra solista e batteria, Lena Deluxe (di suo impegnata a destreggiarsi su sei corde e tastiere) stende sul pubblico ferrarese del Circolo Arci Zone K, non troppo numeroso benché attentissimo, una dolce glassa di colori e musiche nella quale i ritmi tribali dell’iniziale Ladybird rincorrono il soul gentile, onirico e fiabesco di Burning City, il rock minimalista di Nowhere To Go segue la disarmante nudità canora di D-Day, il pop’n’roll irresistibile di Reeperbahn anticipa l’inno orientaleggiante di un’incantevole Rainbow.

In aggiunta al revival puntuale e misurato messo in scena nei brani del debutto, dal vivo Lena Deluxe porta in dote l’accorgimento di un’(auto)ironia nostalgica e un po’ ammiccante, con tutta la purezza suggestiva di un ricordo d’adolescenza (Le souvenir d’un bonheur, c’est peut-être encore du bonheur, «Il ricordo della felicità può essere ancora felicità»: così diceva un’altra artista francese, la regista Agnès Varda) affidato a qualche citazione da Michael Jackson (piuttosto evidente nel brioso funkettino di Kill The King) e al congedo, in forma di bis, di una torrenziale The Flesh Failures / Let The Sunshine In, il medley che chiudeva la colonna sonora di Hair (1979).

I ricordi e il senso di una giovinezza inesauribile assumono nell’esibizione di Lena Deluxe un ruolo preponderante, capace di rimandare con estremo gusto non solo al folclore domestico e alle caratteristiche della terra d’origine, ma anche a tutti gli ascolti, rielaborati con la passione e il disincanto della memoria, di una formazione eclettica. Tanto da lasciare gli spettatori con una consapevolezza purtroppo difficile da riscontrare nelle produzioni dei suoi coetanei: e cioè che parlare di sé senza alimentare retorica e compiacimento, evidentemente, si può.

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