Recensioni

Los Lobos, Gates of Gold

los lobosLOS LOBOS
Gates of Gold
Proper/Bertus
****

Sono passati cinque anni dall’ultimo disco in studio dei Los Lobos, Tin Can Trust, e due dal Live Disconnected in New York City. Ma City of Gold segna una sorta di rinascita della band di East L.A.: infatti il disco è uno dei migliori album del dopo Kiko. Fino ad oggi solo The Town and The City si poteva considerare quasi a quel livello, anche se Good Morning Aztlan e lo stesso Tin Can Trust sono lavori di qualità. Ma Gates of Gold è un gradino meglio: sia dal punto di vista letterario (Gates of Gold è il nuovo album della band, una saga Americana nella ricca tradizione letteraria di Faulkner e Steinbeck, almeno secondo il Los Angeles Times), che per quanto riguarda le canzoni. Brani rock potenti, blues introspettivi, canzoni latine, una brano nella più pura tradizione messicana, un paio di composizioni stile Kiko: in questo disco c’è tutto il microcosmo di Hidalgo e soci.

A cominciare dalla finale Magdalena,una ballata sontuosa, tra le cose più belle mai scritte dalla band, per poi citare le canzoni che aprono il disco, due esempi di lucida scrittura e grande padronanza musicale: Made To Break Your Heart e When We Were Free. David Hidalgo e Cesar Rosas non hanno ancora deposto le armi, suonano ancora alla grande e compongono altrettanto bene. Mentre il resto della band, Louie Perez, Steve Berlin e Conrad Lozano, è sempre ad altissimo livello. Made To Break Your Heart è una canzone particolare: ha un intro rock, un passo obliquo, quasi latineggiante, e una struttura solida, che si avvicina quasi al blues. Sta in mezzo a vari stili, è quasi parlata e, dopo un paio di ascolti ti prende e non ti lascia più.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 382 / Ottobre 2015.

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