foto: Rodolfo Sassano

In Concert

Lucinda Williams live al Buscadero Day 2016

LUCINDA WILLIAMS
Buscadero Day, Pusiano
19 luglio 2016

Suonare pochi giorni dopo che si sono esibiti Bruce Springsteen e Neil Young è partecipare ad un altro campionato. Come se subito dopo Real Madrid-Barcellona andasse in scena Sassuolo-Empoli, due squadre che giocano bene ma stanno su un altro pianeta rispetto alle prime due.

Lucinda Williams ha avuto la sfortuna di suonare il giorno dopo Neil Young a Milano e tre giorni dopo Bruce Springsteen a Roma ma non ha sfigurato, ha solo giocato una partita diversa, di umiltà, di coraggio, di onestà, andando per la propria strada accompagnata da una sequenza di canzoni che sono tra le più belle scritte nella letteratura americana del rock da vent’anni a questa parte.

Lei è soprattutto una songwriter e forse le dimensioni del teatro o di un club le sono più propizie anche se nella splendida ambientazione di Pusiano in un parco immerso nel verde con vista sul lago e luna piena che illuminava un cielo chiarissimo (a proposito un grazie al sindaco tifoso di rock e ad Andrea Parodi che nonostante le difficoltà e perfino un lutto hanno reso possibile vedere per la prima volta in Italia l’artista di Lake Charles) la Williams ha dato vita ad un concerto sofferto e sincero, a tratti commovente per come si è immersa con quella voce dolente, malinconica, triste nelle sue storie di solitudine e mancanze, a tratti barcollante quando doveva vestire i panni della rockeuse che il migliaio di presenti desideravano vedere ed invece avvertivano una certa fragilità, avvalorata dalle sue presentazioni a bassa voce, misurate, parche ma coerenti col suo universo di perdenti e di fantasmi.

Timida, fasciata da jeans neri e camicia a quadri slacciata su un reggiseno nero, con cappello da cowboy in testa, crocifisso al collo, monili ai polsi, la signora Williams non maschera gli anni ed un phisique in cui la bottiglia ha lasciato il segno ma proprio per questo è amabile, nelle sue imperfezioni, nelle sue incertezze, nel suo non essere quello che l’immaginario del rock richiede. Vera da morire, capace di creare momenti di grande intensità e pathos e magari dopo apparire svogliata e stanca come volesse sbrigare la pratica della canzone nel più breve tempo possibile. Ma dentro quelle sue ballate che non sai se sono più dolorose che rassegnate e quelle cantilene che sono una specie di country-rap che paiono dilungarsi senza fine e ti immergono in quei luoghi che sembrano uscire dalla prima serie di True Detective o in qualche B-movie del profondo sud, rabbiosa quando incita la band, dolce quando parla di sé stessa, c’è quello che ancora oggi amiamo dell’America, libertà, paura, mistero.

Va detto che c’è una notevole differenza tra i suoi album in studio, a cominciare dal sublime rarefatto The Ghosts Of Highway 20 di cui si è potuto ascoltare Dust, Bitter Memory e la canzone che dà il titolo all’album, ma pure il magnifico Down Where The Spirit Meets The Bone di cui ha presentato Burning Bridges, la toccante West Of Memphis uno degli apici del concerto e quella Foolishness, che assieme a Righteously, ha il potere di catapultarti in un’ipnosi, dove la cantante ripetendo a cantilena ed in sequenza quasi ossessiva le parole alimenta un ritmo che sale e progressivamente ti coinvolge in una folle elicoide in cui ci si bea di questo trance quasi parlato, dove i musicisti si chiamano Bill Frisell, Greg Leisz, Ian Mc Lagan, Val McCallum, Doug Pettibone, e la trasposizione dei suoi album con l’attuale band dal vivo, i Buick Six, onesti e poco più, dove la sezione ritmica del bassista David Sutton e dell’arzillo batteria Butch Norton, fa il proprio sporco dovere ma il chitarrista Stuart Mathis pare perfino scolastico nei suoi assoli come nemmeno in Italia si usa più. Qualche mese fa, visti nello spazio chiuso dell’Ancienne Belgique di Bruxelles, i tre avevano sciorinato una grinta rock-blues ben maggiore, a Pusiano si sono limitati ad un compito ben fatto pur con le fantasiose escandescenze di Norton ed il diligente lavoro di Sutton.

E così la performance di Pusiano conferma le caratteristiche della Williams, una sopraffina autrice di canzoni meravigliose ed una performer con le fragilità di chi sente quasi a disagio davanti ad un pubblico numeroso, non è insomma una performer da stadio piuttosto una rocker da club, piuttosto intima se si considera che a brillare tra i brani migliori del concerto sono stati l’acustica ed in solitario Ghosts Of Hwy 20 ed una struggente Lake Charles esibita col solo Mathis, che è arrivata dritta al cuore dei presenti (un pubblico preparato e rispettoso) con quei riferimenti autobiografici e confessionali. Uno dei momenti topici ma non il solo perché se è vero che la Williams è regina delle ballate che corrono tra la Louisiana e il Texas ed il meglio di sé lo dà nei toni caduchi, bluesati e malinconici, e al riguardo hanno strappato applausi sia Dust, sulla scomparsa del padre, sia la sofferta Unsuffer Me sia la lontana (discograficamente parlando) Essence e sia Drunken Angel, è vero anche che il rock n’roll scorre caldo nel suo sangue e allora quando imbraccia la chitarra elettrica e diventa una della band è un piacere sentirla incazzata in Changed The Lock, aprire con Protection, mandare a farsi fottere Donald Trump in Foolishness, chiudere con una selvaggia Joy.

Che vada per la sua strada e non sia un animale da palcoscenico in cerca del facile applauso ma che il suo low profile sia una cosa assolutamente da preservare nel rock dei giorni nostri, lo testimonia il bis con cui Lucinda Williams chiude il bel concerto di Pusiano del Buscadero Day, non sceglie una sua canzone, come in tanti vorrebbero invece che sia, ma si appella allo sferragliare Clash di Should I Stay or Should I Go prima di infilarsi in una Rockin’ In The Free World di imbarazzante confronto con quello che si era sentito la sera prima da Neil Young + Promise of The Real a Milano. Ma Lucinda Williams la sia ama per questo, donna dignitosa, senza trucchi, furbizie e rifacimenti, coerente all’inverosimile nel vivere in un mondo ed un rock più grande di lei con la sincerità di chi scrive e suona col cuore. E l’intelligenza.

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