Recensioni

Lynyrd Skynyrd & Friends, One More For The Fans

skynyrdLYNYRD SKYNYRD & FRIENDS 
One More For The Fans
Ear Music/Loud & Proud Records 2 CD
***½

Un tributo che ricorda abbastanza da vicino quello fatto in onore di Gregg Allman. Una house band, un mucchio di ospiti che vengono accompagnati e, alla fine, la band celebrata da tutti che sale sul palco. Un concerto tributo indubbiamente spettacolare che ha i suoi momenti notevoli, uniti ad altri meno interessanti. D’altronde la serie degli ospiti è varia, molto varia e si passa dal country al suono Americana, al rock, addirittura all’hard rock: gli Skynyrd stessi sono, da diversi anni, una band più rock e meno southern.. Ma poi ci sono le canzoni e quelle belle sono ancora belle e se l’esecuzione è buona, allora il disco acquista di importanza.

Questo concerto, registrato il Novembre scorso nel mitico Fox Teather di Atlanta dove, nel 1976, la band originale aveva registrato il fenomenale doppio dal vivo One More For The Road. Ne è passato di tempo da quel disco. La band originale è quasi scomparsa in un incidente aereo, altri sono morti durante il percorso del gruppo, altri se ne sono andati. Ma i Lynyrd Skynyrd hanno resistito, duri come l’acciaio e, pur con alti e bassi, sono arrivati ai giorni nostri. Sono ancora famosi, e come, anche se hanno perso per strada quasi tutti gli originali. Ora la band è formata da Gary Rossington (unico membro originale, chitarra solista), Rickey Medlocke (chitarra solista), Johnny Van Zant (voce solista) Michael Cartellone (batteria), Mark Mateijka (chitarra), Johnny Colt (basso), Peter Keys (piano) e The Honkettes alle voci (Dale Krantz Rossington e Carol Chase). La house band che accompagna gli ospiti sul palco è diretta da Don Was, uno specialista (suona il basso), e comprende: The McCrary Sisters alle voci, Sonny Emory (batteria) e Jimmy Hall (voce ed armonica, ex Wet Willie). Nelle diciannove canzoni, alcune fatte benissimo, altre meno, vediamo scorrere gente del calibro di Gregg Allman, Alabama, Warren Haynes & Gov’t Mule, Charlie Daniels e Donnie Van Zant (38 Special), Jamey Johnson, Jason Isbell, John Hiatt, moe, OAR, Blackberry Smoke ed altri.

Apre Randy Houser, con una versione solida di Whiskey Rock A Roller, molto southern, ben suonata. Ancora più solida è la rilettura di You Got That Right, in cui le voci di Jimmy Hall e quella di Robert Randolph ci danno dentro. Aaron Lewis picchia duro in Saturday Night Special: poca finezza, troppo massiccio. Cosa che capita in buona parte dei brani che aprono il primo CD. Lo stesso si può dire per Working For MCA, dove sono i Blackberry Smoke a prendere la guida della serata: un versione molto guitar oriented, ma sempre troppo muscolare. Meglio gli O.A.R che danno più spazio alle chitarre e levano un po’ di hard; pur non essendo sudisti, rendono Don’t Ask Me No Questions in modo più aderente alla versione originale, grazie anche al sax ed al piano, usati molto bene. Gimme Back My Bullets, eseguita dai Cheap Trick è sicuramente la meno bella della serata. John Hiatt coi moe, invece fa risalire alla grande la serata: la sua rilettura di The Ballad of Curtis Loew è di quelle che lasciano il segno. La voce è poderosa ed il suono dei moe altrettanto. Una versione da manuale. Lo stesso si può dire per Simple Man, dove sono i Gov’t Mule a prendere il toro per le corna ed a suonare una versione di grande impatto. Come anche il loro leader, Warren Haynes, che rifà That Smell con grande forza ed indubbia personalità. Chiude il primo CD Jamey Johnson con una versione acustica di Four Walls of Raiford. Acustica ma di grande impatto, grazie anche alla voce spettacolare di Johnson. Batte anche quella di Hiatt, il che è tutto dire.

Jason Isbell, chitarre al vento, apre molto bene il secondo CD con una rilettura spiritata e molto veloce di I Know A Little a cui fa seguito Peter Frampton che brilla di luce propria e rilegge alla grande Call Me The Breeze, noto brano di JJ Cale, che gli Skynyrd avevano portato in testa alle classifiche Usa. Anche Trace Adkins fa del suo meglio con What’s Your Name e, visto che ha la voce adatta, non fa certo brutta figura. Charlie Daniels e Donnie Van Zant si mettono assieme per una rilettura di Down South Jukin’: forza, ritmo, ma poca lucidità. Quasi meglio gli Alabama, storica band country, che rifanno in modo più che dignitoso Gimme Three Steps. Mentre invece, tanto di cappello a Gregg Allman, la cui versione di Tuesday’s Gone è tra le cose più belle della serata: vuoi per la canzone, una tra le più belle della band sudista, vuoi per la sua interpretazione, voce e piano (con dietro le spalle le voci delle McCrary Sisters), pressoché perfetta. La classe non è acqua.

Poi appaiono i Lynyrd Skynyrd e il concerto si avvia alla fine. Ovviamente siamo alla pura celebrazione, visto che le canzoni sono le più note e la band viene poi accompagnata da tutti, nel brano finale. Molto scenica la versione di Travelin’ Man (sopratutto nella versione DVD) dove la band, guidata da Johnny Van Zant, esegue la canzone. Il momento più forte è quando appare, sullo schermo, il vecchio leader Ronnie Van Zant che duetta bellamente con Johnny. Free Bird, la più bella southern ballad di sempre, rivive in una versione assolutamente spettacolare con gli Skynyrd che danno il meglio di sé e con Peter Keys (il pianista) che mostra il suo reale valore. Lunga (più di dodici minuti), con le chitarre e le voci al posto giusto, Free Bird riesce ancora ad emozionare. Chiude, non poteva essere altrimenti, Sweet Home Alabama, con tutti sul palco a cantare questo inno sudista. Altra versione ben costruita, suonata con forza e cantata in modo appassionato da tutto il cast. Le canzoni ci sono, le interpretazioni in alcuni momenti anche.

QUESTO MESE

Facebook

Partner

Blog