Recensioni

Mike Bloomfield, Bottom Line Cabaret 31.3.74

bloomfieldMIKE BLOOMFIELD
Bottom Line Cabaret 31.3.74
Klondike Rds
****

Una registrazione dal vivo, inedita, di Michael Bloomfield. Non ci sono molti di documenti live del grande chitarrista, scomparso all’inizio degli anni ottanta: a parte le registrazioni con Al Kooper (il mitico The Live Adventures), ci sono solo due dischi, I’m with You Always (Live at  McCabe, 1977) e l’eccellente Live at Old Waldorf (Live 76 e 77).

Prima di tutto, questa è una registrazione antecedente, risale al 1974. Poi Michael è accompagnato da una super band: Al Kooper e Barry Goldberg alle tastiere, George Rains, batteria, Roger Troy, basso. Solo la presenza di due pianisti del valore di Kooper e Goldberg dà al concerto una valenza superiore rispetto agli altri due (anche se in Old Waldorf c’è Mark Naftalin che non è inferiore a nessuno). Michael è qui, al Bottom Line, per presentare Try It Before You Buy It, il suo secondo album da solista che è poi rimasto inedito (almeno sino al 1990 via One Way). Ma la serata è di quelle giuste. Bloomfield suona e canta (in qualche brano, Got To Use My Imagination e Sweet Little Angel, sono Al e Roger a cantare), sopratutto suona, in modo straordinario, sostenuto da piano ed organo, Kooper e Goldberg, come raramente gli era capitato in passato. Una super band, con un suono classico, in cui la chitarra ha ovviamente il sopravvento: Bloomfield e la sua band suonano alla maniera di Muddy Waters, con Otis Spann al piano, riprendendo classici e non del proprio repertorio: su tutte Sweet Little Angel, dodici minuti di grande blues. Ma anche Inside Information, più di otto minuti, con un piano da favola, mentre Glamour Girl, uno degli inediti del box retrospettivo uscito lo scorso anno, è straordinaria: oltre otto minuti di puro blues elettrico con la chitarra che schiaffeggia la folla, mentre il piano dardeggia alle spalle. Come nelle migliori esibizioni di McKinley Morganfield. Una versione epocale. Ma anche Sweet Little Angel, Inside Information, Don’t  You Lie to Me e Linda Lu, non sono certo da meno.

Il locale è pieno, la gente molto calda ed il blues di Michael è bollente. Maestro nello slow blues, nel tenere la tensione alta anche per dieci e più minuti a brano, Michael dà ancora lezioni di bravura con Let Them Talk, Trouble Ahead of Me e If I Get Started All Over Again. Se questo doppio fosse uscito quando ancora era in vita, avrebbe fatto faville. Sarebbe stato un formidabile biglietto da visita. Ma la sua funzione la fa ancora, e come, perché ci tiene desto il ricordo su un musicista formidabile. Tanto bravo quanto sfortunato. So long Michael.

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