Foto: Lino Brunetti

In Concert

Nada Surf live a Milano, 5/4/2018

Appena entrati nel Tunnel, la sensazione è quella di essere investiti da una botta di caldo umido da foresta equatoriale. Per tutta la giornata il clima è stato decisamente mite e la primavera, forse per la prima volta quest’anno, s’è affacciata in tutto il suo splendore. Il locale non è molto pieno, il che fa temere una scarsa affluenza di pubblico. Milano ha ormai un’offerta di musica live assai ricca e, in questa stessa serata, erano almeno altri due gli appuntamenti potenzialmente interessanti per lo stesso tipo di pubblico. Per fortuna, quando alle 21 e 15 circa la band sale sul palco, il Tunnel s’è riempito e si può serenamente abbandonarsi a quella che alla fine sarà una serata decisamente memorabile.

Si perché, come ampliamente annunciato, speciale è la serie di concerti che i Nada Surf stanno portando in giro di questi tempi, una cosa che è a mezza via tra la celebrazione del disco più importante della loro carriera, Let Go, e la testimonianza che anche il resto del loro repertorio è interamente d’assoluto valore. Chiuso un primo giro negli Stati Uniti, proprio da Milano è partito il segmento di tour europeo, 22 date, prima di tornare in America per un’altra fitta serie di concerti. 

La prima parte dello show è tutta dedicata a Let Go, suonato nello stesso ordine dell’edizione europea. Chitarra acustica in mano, Matthew Caws sale sul palco e inizia ad intonare Blizzard Of ’77, mentre Daniel Lorça e Ira Elliott fanno il controcanto e Louis Lino si mette alle tastiere. È subito magia: l’incanto power pop di Let Go – un disco fatto praticamente per se stessi, in un momento in cui erano stati scaricati dalla loro casa discografica, hanno ricordato anche dal palco – si dispiega pezzo dopo pezzo, attraverso affondi rock potenti e chitarristici come The Way You Were Your Head, Hi-Speed Soul, No Quick Fix, Treading Water o Happy Kid, capolavori melodici come Inside Of Love, Blonde On Blonde, Là Pour Ca (cantata in francese da Lorça) o ballate semplicemente splendide come l’intensissima Paper Boats.

Caws è un songwriter coi controfiocchi, le sue melodie starebbero in piedi anche senza il potente impianto di una rock’n’roll band alle loro spalle. La band però c’è e il tutto diventa quindi ancora più eccitante, andando a formare quell’unione di pop e rock di cui Caws stesso parlava nell’intervista che ci ha concesso. Lorça, quasi perennemente con una sigaretta (spenta) in bocca, è un bassista iconico fin dalle sue pose sul palco; le linee costruite col suo strumento si amalgamano perfettamente agli arpeggi e ai power chords di Caws, mentre sotto di loro Elliott è un batterista che picchia forte senza perdere mai in precisione. Apparentemente discrete, ma comunque sostanziali, le parti di tastiera dell’ospite di questo tour, Louis Lino, da sempre grande collaboratore (sia dal punto di vista tecnico che musicale) della band.

Chiusa la parte dedicata a Let Go, i Nada Surf escono per una quindicina di minuti, per poi tornare sul palco dove daranno vita, di fatto, ad un intero, nuovo concerto. L’avevano detto che avrebbero riempito di sorprese questa seconda parte di show e così è stato, a partire fin da subito con una  Imaginary Friends tratta da The Weight Is A Gift, l’album più saccheggiato (6 pezzi in totale) di questa sezione di concerto. Praticamente ogni album è stato toccato, dal controverso The Proximity Effect (controverso perché gli costò il contratto), con pezzi stupendi come Dispossession, Robot, Firecracker e Amateur, passando per un pugno di brani degli album più recenti – ottime Cold To See Clear e soprattutto Out Of The Dark da You Know Who You Are, ma da segnalare anche See The Bones e The Fox (dedicata alla sempre peggiore Fox News) da Lucky o No Snow On The Mountain da The Stars Are Indifferent To Astronomy – per arrivare infine a  un paio di ripescaggi tratti dall’esordio, da una ovvia e graditissima Popular, fino ad una Stalemate fusa a Love Will Tear Us Apart dei Joy Division.

Il finale, col pubblico ormai carichissimo, è stato di pura festa, dapprima col chiaro messaggio universale di Always Love e poi col singalong della propulsiva party song Blankest Year, ultimi brani di un concerto brillantissimo e gioioso che ha toccato quasi le tre ore di durata senza stancare mai. Non contento di essersi dato interamente sul palco, quel gran gentiluomo che è Matthew Caws, parte di quella genia di musicisti sempre disponibili e gentilissimi, a là Steve Wynn diciamo, si concederà anche al rito delle foto, degli autografi e delle chiacchiere coi fan. Che grande rock’n’roll band i Nada Surf!

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