Recensioni

Neil Young & The Promise of the Real, Earth

neilyoungearthNEIL YOUNG & PROMISE OF THE REAL
Earth
REPRISE 2 CD
***½

Il nuovo album del canadese, dopo The Monsanto Years, è un disco dal vivo. Si intitola Earth. Ma non è un classico disco dal vivo, almeno in parte. Ho sentito Earth usando il Pono, il marchingegno inventato da Young per sentire bene, anzi benissimo: assieme al Pono c’era una cuffia altrettanto costosa, anche bella da indossare. Purtroppo il Pono non funziona molto bene: quando l’ho ascoltato io la voce di Neil Young era lontana (a sinistra), mentre i cori erano più alti (a destra) assieme alla sua chitarra: una questione di equalizzazione, che però io non sono riuscito a mettere a posto. Neppure i ragazzi della Warner. Vabbè.

Earth è un disco dal vivo, ma è pieno di aggiunte, di overdubs. Non si tratta di altri strumenti bensì di rumori: i rumori della terra. Clacson automobilistici ma anche grilli, rane, uccelli, cani, anatre, api, orsi, galline, lattine di Coca Cola ed altre amenità. Una idea bizzarra, in tema con il momento ecologico del suo autore. Una idea che già la Tedeschi-Trucks Band aveva messo in opera nell’ultimo album, ma solo in una canzone. Qui invece i rumori fanno da apertura e da chiusura a tutte le canzoni, finendo con il fare diventare il disco una lunga suite. E poi la scelta dei brani, molti dei quali a carattere ecologico, a cominciare da After The Goldrush (1970), la canzone, per andare poi a scegliere brani in modo molto strano: ben tre canzoni da Ragged Glory (Mother Earth, My Country Home e la lunghissima Love & Only Love), diverse dal recente The Monsanto Years (ma questo è logico), solo una da Sleeps With Angels (Western Hero), On The Beach (Vampire Blues), Landing on The Water (Hippie Dream), Comes a Time (Human Highway). C’è anche una canzone inedita: Seed Justice, un brano rock arruffone e chitarristico, abbastanza normale, anche già sentito. Quello di cui ha bisogno il canadese per fare sferragliare le chitarre.

Dietro a lui non ci sono né i Crazy Horse, né gli Stray Gators, bensì la band dei figli di Willie Nelson (Lukas e Micah), The Promise of The Real. Una band solida, che lavora bene sulle chitarre: non saranno i Crazy Horse, ma poco ci manca. Dal vivo sono tosti, lo dimostrano canzoni come Big Box, My Country Home e Love & Only Love che, coi suoi 28 minuti abbondanti, chiude il doppio CD. Earth mischia gli umori di Young con qualche furiosa cavalcata rock, accenni psichedelici, momenti bucolici: ma lo fa in modo un po’ strambo. Unisce belle canzoni a canzoni discrete: mi riferisco a Seed Justice, Vampire Blues, Western Hero, Hippie Dream. Mentre altre sono ben al di sopra della sufficienza: dalla lunga Love & Only Love, al pacchetto Monsanto (Wolf Moon, The Monsanto Years, Big Box, People Want To Hear About Love), per arrivare a Human Highway, My Country Home ed anche l’iniziale Mother Earth. After The Goldrush, essendo un capolavoro, sfugge ad ogni classificazione.

Certo che, toccare una registrazione dal vivo è una eresia visto che c’è una regola non scritta, ma che sanno tutti, che le registrazioni dal vivo devono essere il più pure possibili: ma Young non è uno che sottostà alle regole. Ha sempre fatto quello che ha voluto. In alcuni casi i rumori della natura sono però fin troppi: prendiamo Wolf Moon, la canzone dura 6.28, ma finisce a 4.56. Il resto sono grilli, rane, api, etc. oppure l’inedita Seed Justice che viene travolta da galline, chitarre, grilli e rane. Insomma Earth è un disco fuori dalla normalità. Un disco che funziona solo in parte in quanto, in alcuni momenti, la stranezza del suono va ad invadere le canzoni stesse. In altri momenti, vedi il finale, con due canzoni sopra i nove minuti (Big Box e The Monsanto Years) ed una addirittura di 28 (Love & Only Love)è quello che deve essere: un disco dal vivo. Earth è bello, in alcuni momenti, un po’ arruffone, in altri, ma, a conti fatti, è sempre un disco di Neil Young dal vivo. Ed il canadese, quando è all’aria aperta, riesce sempre a soddisfare l’ascoltatore. Prendiamo l’inizio di My Country Home, tra galline e chitarre, beh, per Dio, mi piace parecchio.

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