Recensioni

Phish, Amsterdam

unnamed (1)PHISH
Amsterdam
Jemp Records
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Da un certo punto di vista, il 1997 può essere considerato un momento fondamentale nella lunga carriera dei Phish: nell’ottobre dell’anno precedente era uscito il loro sesto album di studio, lo splendido Billy Breathes, prodotto da Steve Lillywhite, colui che aveva definitivamente proiettato gli U2 nello stardome e per la prima volta la band del Vermont ha un video in rotazione su MTV ed un singolo in programmazione nelle radio, facendo prevedere che la scomoda promessa di next-big-thing abbia finalmente lasciato il posto all’ebrezza del “qui ed ora”.

Celebri negli Stati Uniti, tanto da riempire capienti arene come Red Rocks, la definitiva consacrazione allo status di star sarebbe potuta avvenire solo con la conquista dell’Europa, in verità un territorio poco incline a sintonizzarsi con la filosofia della band: a tale scopo, dopo un tour esplorativo del ‘92, i Phish avevano provato a smuovere le acque già nel ‘96 accompagnando Santana, ma è nel ‘97 che intendono dimostrare al Vecchio Continente di cosa siano veramente capaci. Nei primi mesi dell’anno organizzano un tour da headliner che comprende anche diverse date italiane e al principio dell’estate tornano per una serie di festival e di concerti all’aperto, come quello decisamente scenografico di Cernobbio sulle rive del lago di Como. Evidentemente i risultati non soddisfano le aspettative, perchè se si eccettua giusto una manciata di date dell’anno successivo riservate a Danimarca, Repubblica Ceca e Spagna, dal 1997 almeno fino ad oggi, i Phish non attraverseranno più l’oceano, radicandosi magari ai margini dello showbiz, ma trasformandosi in un formidabile fenomeno da centinaia di migliaia di fans sul solo suolo statunitense.

E’ comunque un periodo contrassegnato da grande energia, enormi aspettative, nuove esperienze ed entusiasmo, da cui prendono vita concerti grandiosi come quelli al celebre Paradiso di Amsterdam del 17 febbraio, del 01 e del 02 luglio ‘97, raccolti oggi per intero in un unico cofanetto di 8 CD. La situazione è peculiare tanto per il pubblico, che vive in molti casi per la prima volta l’esuberante suono live del gruppo; tanto per la band che, abituata a spazi con almeno tre volte la capienza del Paradiso, sembra inebriata dal calore e dall’attenzione tributategli dagli spettatori europei. La combinazione dei tre concerti risulta inoltre particolarmente interessante in quanto evidenzia da vicino l’evoluzione allora in atto nell’attitudine e nel suono dei Phish: dal confronto si evince infatti una graduale dilatazione delle trame sonore verso spazi improvvisativi sempre più ampi con squarci pinkfloydiani e ondivaghe jam strumentali.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 380 / Luglio – Agosto 2015

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