Speciali

Rolling Stones come Forrest Gump

di Alessandro Bettini

Sabato 2 giugno 1990, Monaco di Baviera, Olympiastadion: il sogno si è fatto realtà… il mio primo concerto dei Rolling Stones! Ero con Angelo, grande amico e compagno di tour: anche per lui Rolling per la prima volta. Avevo aspettato e sperato da troppo tempo di vedere dal vivo questi miti viventi: almeno una volta nella vita volevo vedere un loro concerto, a tutti i costi. Il loro ultimo tour europeo, Still Life, risaliva all’estate del 1982 (il giorno in cui l’Italia vinse i mondiali di calcio in Spagna) e, a parte il fatto che all’epoca avevo soltanto 17 anni, in quel periodo ero, in vacanza con la mia famiglia nel nord della Francia.

Insomma erano passati molti anni e ad un certo punto non ci speravo nemmeno più. Invece, quando meno me l’aspettavo, eccoli lì. Ore 20,45: Start Me Up! Boom, boom, boom! Fuochi e botti sul gigantesco palco dell’Urban Jungle Tour. Dietro ci sono Mick, Keith, Charlie, Bill e Ronnie: uno dei momenti più emozionanti della mia vita, indimenticabile. Una folla oceanica riempie il grandioso Olympiastadion: il colpo d’occhio è straordinario. In quel momento mi son detto: “ce l’ho fatta, almeno una volta anch’io son riuscito a vederli”.

All’epoca gli Stones erano insieme da 28 anni e stavano celebrando il loro stesso mito da almeno 2 decenni. Ricordo che mi aveva fatto molto effetto l’idea di assistere ad un concerto di quella che era già allora, oltre che la più grande anche la più vecchia rock’n’roll band del pianeta. E proprio quel sabato 2 giugno 1990 era il giorno del 49° compleanno di Charlie Watts: durante il concerto Mick Jagger gli aveva fatto gli auguri, con inevitabile ovazione da parte del pubblico. Oggi Charlie, il “vecchio saggio” dei Rolling Stones, ha 74 anni suonati, di cui 53 “suonati veramente” seduto dietro Keith e Mick, sempre con grande, grandissima classe. È passato oltre un quarto di secolo da quella notte indimenticabile, metà della mia vita… ma se penso a quei momenti, mi sembra di essere ancora lì.

Erano anni “analogici”, non c’era internet, giravano i primi telefoni cellulari (ancora per pochi privilegiati, dato il costo enorme) e per sapere quali sarebbero state le date successive, si guardava sul retro della maglietta originale comprata nei punti vendita del merchandising all’ingresso dello stadio. Fu così che quell’estate 1990, la stessa delle “notti magiche”, convinto che ormai l’Urban Jungle sarebbe stato il loro ultimo tour, tornai a vederli a Torino, sabato 28 luglio, dove era allestito il palcoscenico – ancora più grande – dello Steel Wheels Tour, usato l’anno precedente nel Nord America.

Nel mese di agosto, sull’onda dell’entusiasmo di quei primi due concerti e sempre più sicuri che alla fine dell’estate i nostri eroi avrebbero salutato per sempre le scene chiudendo in bellezza con due concerti giusto a casa loro, a Wembley, una straordinaria, irripetibile carriera, decisi con un amico di avventurarci in un lungo viaggio attraverso l’Europa a caccia degli Stones, usando come itinerario proprio l’immagine del Vecchio Continente riprodotta sulle magliette dell’Urban Jungle.

Riuscimmo così ad assistere ad altri tre concerti: Oslo, Berlino e Gelsenkirchen. Avremmo voluto raggiungerli anche a Praga, ma ormai i soldi erano finiti, così dovemmo “accontentarci” di cinque concerti. Ricordo perfettamente che a Gelsenkirchen, finita Satisfaction, quando Mick, Charlie, Keith, Bill e Ronnie salutarono il pubblico, subito prima dei fuochi d’artificio, fissandoli uno ad uno pensai: “grazie Rolling, non so se ci rivedremo ancora, ma è stato bello, troppo bello…”. Era giovedì 16 agosto 1990: ero emozionato, soddisfatto e commosso nello stesso tempo e già speravo con tutto il cuore che quella non fosse l’ultima volta. Devo dire che sono stato accontentato in pieno: dopo quei primi cinque indimenticabili concerti li ho rivisti altre 24 volte nel corso dei tour Voodoo Lounge (1995), Bridges to Babylon (1998), No Security (1999), Licks (2003), Bigger Bang (2006-2007), 50 & Counting (2013), On Fire (2014).

Nel frattempo tra il 2000 e il 2005 ho avuto due figli, Michele e Cristina che hanno fatto in tempo a vederli in concerti a Milano, Losanna, Hyde Park, Zurigo, Circo Massimo a Roma. È sempre stato così e sarà così fino all’ultimo, loro continuano ad essere in giro per il mondo, la cosa incredibile però è che non si capisce mai quando sarà “l’ultima”. Per assurdo gli ultrasettantenni Rolling Stones oggi suonano dal vivo in modo più costante che in qualsiasi altro momento della loro carriera, se si pensa che dal 2012 al 2016 sono stati in tour ogni anno, quindi per cinque annate consecutive. Non succedeva dagli anni ’60, addirittura dall’inizio della loro carriera.

Nei quattro decenni in mezzo infatti hanno alternato mastodontici, estenuanti tour di due, tre anni a pause altrettanto lunghe fino ad arrivare addirittura al record di sette anni senza live, tra il 1982 e il 1989. Quella che nella maggior parte dei casi equivale mediamente alla durata dell’intera carriera di una qualsiasi band, cinque o sei anni, per gli Stones spesso è stato solo l’arco temporale tra un tour mondiale e l’altro.

E così nel bel mezzo del 2016 stiamo ancora parlando di un tour degli Stones, appena terminato col mega-concerto di Cuba, alla Ciudad Deportiva di L’Avana, già entrato nella storia non solo della band, ma della musica in assoluto. Olé Tour 2016, questo il nome scelto dai Rolling Stones per il grande ritorno in America Latina a dieci anni esatti dalle loro ultime esibizioni sudamericane (risale infatti al 18 febbraio 2006 il loro famosissimo e grandioso concerto di Copacabana Beach davanti a un milione e mezzo di persone). Dal 3 febbraio dove hanno debuttato all’Estadio Nacional di Santiago del Cile, fino al 25 marzo, dove hanno scritto l’ennesima pagina di storia nella loro irripetibile carriera, ma dove soprattutto hanno scritto una nuova pagina nella storia di Cuba, questa piccola repubblica sviluppata su un arcipelago che occupa un terzo di superficie dell’Italia e che conta poco più di 11 milioni di abitanti, un abitante su venti era al concerto dei Rolling Stones (si è stimata un affluenza di oltre mezzo milione di persone, tra cui anche molti turisti).

Nei 52 giorni che dividono il debutto a Santiago dallo storico evento di L’Avana, altri dodici concerti tutti sold out come sempre, tra cui quelli in Uruguay, Perù e Colombia, nelle rispettive capitali Montevideo, Lima e Bogotà, dove non si erano mai esibiti prima, così come, del resto, nella stessa Cuba. All’Estadio Nacional di Santiago invece mancavano da 21 anni: avevano chiuso la parte sudamericana del Voodoo Lounge Tour, il 19 febbraio del 1995. Il nuovo tour li ha visti poi tornare in Argentina con tre date a La Plata, in Brasile, al leggendario Stadio Maracanà di Rio de Janeiro dove avevano già suonato nel ’95, altre due date a San Paolo e una a Porto Alegre, quindi, prima di sbarcare a Cuba, hanno fatto tappa in Messico con due concerti al Foro Sol di Mexico City dove si erano già esibiti nel 2006 durante il Bigger Bang Tour.

Avendo seguito il tour a distanza, attraverso il web, i siti ufficiali (e non), Youtube, Facebook, ecc. ho potuto rendermi conto in tempo reale del clamoroso successo ottenuto ovunque fossero. Come consuetudine ai concerti dei Rolling Stones il pubblico anche in Sud America era composto da intere generazioni di fans: bambini, ragazzi, genitori, nonni (ormai anche bis… ma lo stesso Jagger è bisnonno da qualche anno), tutti a realizzare il sogno di poter assistere, almeno una volta nella vita, allo show della più grande rock’n’roll band di tutti i tempi! Sì, perché vedere i Rolling Stones dal vivo non significa assistere soltanto e semplicemente ad un concerto: vuol dire piuttosto toccare con mano un monumento, vedere un pezzo di storia che si palesa davanti agli occhi. E il momento del botto iniziale, che sia Jumpin’ Jack Flash, Start Me Up o Brown Sugar poco importa, perché quello provoca sempre sensazioni da brivido, pelle d’oca, che sia la prima o la 29^ volta che li vedi.

Conosco amici originari di Montevideo che abitano in Italia, i quali mi hanno parlato di come il popolo uruguayano, amici e parenti abbiano vissuto l’arrivo degli Stones in Uruguay, una cosa che non si era mai vista prima: a Montevideo è scoppiata una vera e propria “febbre da Rolling Stones”. In mezzo a tutto questo “film” nonostante i Rolling Stones ne siano i protagonisti assoluti da oltre cinque decenni, ancora una volta dalle loro ghigne inesorabilmente scolpite dai segni del tempo, trapela tutta la loro grande “satisfaction”… Dalle migliaia di immagini e video circolati in rete emerge tutto l’entusiasmo, l’emozione e il totale coinvolgimento del pubblico in visibilio in ogni dove, nonché la strepitosa condizione di forma degli Stones nel 2016!

Ho avuto altresì modo di leggere qualche commento su Facebook riguardo al fatto che la set list è sempre la stessa, che ogni sera suonano sempre le stesse canzoni: beh, non è esattamente così. Nelle ultime date gli Stones hanno suonato a rotazione Dead Flowers, Wild Horses, Paint It Black, Before They Make Me Run, Beast Of Burden, Let’s Spend The Night Together, Out Of Control, Angie, Like A Rolling Stone, Ruby Tuesday, All Down The Line, She’s A Rainbow, Slipping Away, Happy, Worried About You, Bitch, Doom And Gloom, Can’t Be Seen, Can’t You Hear Me Knocking, Street Fighting Man, Anybody Seen My Baby, You Got The Silver, You Got Me Rocking.

Ovviamente i superclassici ci sono ogni sera e del resto come potrebbero mancare Brown Sugar, Satisfaction, Jumpin’ Jack Flash, Gimme Shelter, Start Me Up, Miss You, Sympathy For The Devil, Honky Tonk Women, Midnight Rambler? Sono ormai classici dell’intera storia del rock’n’roll e la gente li vuole assolutamente ascoltare. A maggior ragione se si considera che in molte città toccate da questo tour hanno suonato per la prima volta davanti a fans impazziti che li attendevano da decenni: e allora come avrebbero potuto non suonare i loro maggiori hits? Col repertorio che hanno, potrebbero suonare 50 hits a sera e altrettante grandi canzoni, e ancora fantastiche b-side, ma quella manciata di brani che da sempre costituiscono l’ossatura base delle loro set list, sono assolutamente imprescindibili.

It’s only rock’n’roll…but we like it. Giusto per fare un esempio, e non certo per prendere gli U2 come riferimento, la set list del loro ultimo tour Innocense + Experience 2015 era quasi sempre la stessa ogni sera. Se poi suonavano due concerti nella stessa città, cambiavano al massimo 3/4 pezzi su 23. Ma è inevitabile che sia così: questi mega show seguono una scaletta legata anche alle sequenze video dei maxi schermi, dettate da esigenze di tempo e di regia, dove non è possibile, gioco forza, rivoluzionar la set list tra un concerto e l’altro. Proprio per quello i Rolling Stones sono stati i primi a variare e portare i loro spettacoli sia in stadi che nelle arene e nei club durante il Licks Tour del 2002-2003, dove nei piccoli club cambiavano perfino 10/12 titoli a volta, suonando spesso brani inediti e ripescando addirittura vere e proprie chicche come Dance dall’album Emotional Rescue.

In quei concerti, davanti a poche centinaia di persone, hanno suonato praticamente tutto. L’Olé Tour si è concluso dunque a L’Avana, cinque giorni dopo la visita di Obama, il primo presidente americano a mettere piede a Cuba dopo ben 88 anni. E guarda caso, nella stessa settimana in cui tutto il mondo parla di questo momento storico, arrivano i Rolling Stones, la stampa e gli stessi musicisti hanno scherzato e ironizzato sul fatto che Obama abbia fatto da opening act al loro show.

Il mega palco e l’attrezzatura della band è stata trasportata sull’isola con 65 containers, ci sono volute diverse settimane per allestire l’enorme palco con sette schermi giganti. Keith, Mick, Charlie e Ronnie invece sono arrivati a L’Avana nel pomeriggio di giovedì 24 marzo con un volo privato da Miami. Tempismo degli Stones? Come Forrest Gump loro sono sempre al posto giusto nel momento giusto! Sono arrivati pochi mesi dopo i Beatles ma, a differenza di tutte le altre band emergenti della Swinging London, invece di emulare i Fab Four, hanno intelligentemente creato ad hoc l’immagine contrapposta, che poi altro non era che l’altra faccia della stessa medaglia, ritagliandosi così un ruolo da assoluti protagonisti condiviso col quartetto di Liverpool per tutta la durata dei Sixties.

Hanno creato la loro personale Woodstock ad Altamont, il 6 dicembre del 1969: quella famigerata notte, coincise con l’inizio della fine del movimento hippy, a pochi giorni della fine degli anni ’60. Hanno creato, primi tra tutti, un logo che è secondo solo a quello della Coca Cola per popolarità. Era il 1971 e la celeberrima tongue & lip sarebbe diventata uno dei marchi più famosi di tutti i tempi in assoluto. Nessun altro artista o band è riuscito a creare un marchio così celebre ed efficace nell’intera storia del rock.

Erano in Italia in tour quando la nostra nazionale vinse i campionati mondiali di calcio in Spagna. Quel giorno, domenica 11 luglio 1982, allo Stadio Comunale di Torino, poche ore prima del fischio iniziale della partita, Mick Jagger sentenziò che l’Italia avrebbe battuto la Germania per 3 a 1: andò esattamente così. Più o meno la stessa cosa accadde 24 anni dopo, il 9 luglio 2006, quando i Rolling Stones di nuovo in tour in Italia portarono fortuna ancora una volta alla nostra nazionale che si aggiudicò la finale dei mondiali contro la Francia. E per ironia della sorte, il loro concerto ebbe luogo, guarda caso, l’11 luglio (esattamente 24 anni dopo Torino 1982). San Siro quella sera si trasformò in un tripudio di migliaia di bandiere tricolore e linguacce sventolanti. Ma il clou si ebbe verso la fine del concerto, quando improvvisamente si oscurò il palco per riaccendersi pochi secondi dopo: sulla sinistra del palco i giochi di luci crearono un’enorme bandiera italiana, sulla sinistra quella francese e sul maxischermo centrale apparve la sequenza dei rigori della finale di due giorni prima. Straordinari (e furbi) Rolling: più che a Milano sembrava di essere a Berlino.

Nell’estate del 1990, suonarono il loro primo concerto a Praga: quel giorno la statua di Stalin in città fu ricoperta da una gigantesca linguaccia. In quell’occasione la band incontrò Václav Havel, ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca. Il 18 novembre del 1994 furono la prima grande rock band a entrare nel cyberspazio: i primi 20 minuti del loro concerto al Cotton Bowl di Dallas, furono trasmessi via internet. Nel 1995 Start Me Up fu scelta da Bill Gates per lanciare Windows 1995 su scala mondiale. Contestualmente la Volkswagen sponsorizzò il Voodoo Lounge European Tour, lanciando sul mercato le versioni Rolling Stones Collection della Golf. Personalmente acquistai il modello Cabriolet che conservo tuttora. Si tratta indubbiamente di uno dei “gadget” più costosi legati al merchandising della band. Qualche anno dopo, in occasione del Bigger Bang Tour, fu la volta della Mercedes.

Il 30 luglio 2003 gli Stones suonarono come headliners a Toronto in un concerto voluto da loro stessi per rilanciare l’economia della città canadese dopo i problemi legati alla SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). Il concerto è passato alla storia come “the largest ticketed single day event in history” (il più grande evento a pagamento della storia, della durata di un giorno) con 490.000 biglietti venduti. Nel 2006 celebrarono il Carnevale di Rio sulla spiaggia di Copacabana davanti a un milione e mezzo di persone. Nel luglio del 2013 tornarono ad esibirsi ad Hyde Park, esattamente 44 anni dopo lo storico concerto gratuito del 1969.

Il 25 marzo 2016 a L’Avana davanti a mezzo milione di persone Mick Jagger dichiara in spagnolo: “I tempi stanno cambiando…”. I Rolling Stones sanciscono con la musica un passaggio epocale nella storia e nella cultura di un paese dove per decenni il rock era vietato perché considerato una deviazione dall’ideologia comunista di Fidel Castro. Jonathan Watts, corrispondente del Guardian a L’Avana, ha scritto che la rilevanza politica e culturale del concerto degli Stones è paragonabile alle visite di Obama e Papa Francesco, arrivato a Cuba alcuni mesi fa. Ma l’elenco di fatti storici legati all’infinita saga delle Pietre Rotolanti potrebbe continuare per altre pagine intere. A questo proposito Life, la divertente biografia di Keith Richards pubblicata nel 2010 ne racconta una buona parte, tra aneddoti, esperienze vissute e miti sfatati. Ma sono ormai passati altri sei anni, di cui quattro “on the road all over the world”: oggi perfino la sua biografia è “superata”.

E allora via, si riparte: pochi giorni fa hanno partecipato all’inaugurazione di Exhibitionism alla Saatchi Gallery di Londra, dove fino al 5 settembre, sarà visibile una retrospettiva sulla storia della band curata personalmente dagli stessi Stones. In mostra oltre 500 pezzi tra abiti di scena, strumenti, scenografie e manoscritti. Ma quando si parla di Rolling Stones non ci si può fermare troppo a pensare al passato, pur se si tratta di una storia lunga oltre mezzo secolo. E allora attendiamo i prossimi progetti…

Keith Richards rispetto al futuro dei Rolling Stones ha le idee molto chiare: a breve uscirà un nuovo album con brani inediti che porteranno in tour nei prossimi anni. Sembra incredibile ma è così, il tempo pare proprio stare dalla loro parte. Dopotutto è vero che Forrest Gump era sempre al posto giusto al momento giusto… ma è anche vero che non smetteva mai di correre, proprio come gli Stones.

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