Recensioni

Shawn Mullins, My Stupid Heart

shawnmullinsSHAWN MULLINS
My Stupid Heart
Sugar Hill/ Rounder
***1/2

Onestamente non sapevo cosa aspettarmi da Shawn Mullins. Uno che, negli anni novanta, era arrivato addirittura in cima alle classifiche (Lullaby e l’album Soul’s Core), ma che poi, dopo avere centrato qualche altro hit (mi ricordo Beautiful Wreck e Toes, con la Zac Brown Band coinvolta), era scomparso.

Shawn, ma questo l’ho letto di recente, dopo avere avuto un figlio nel 2009, aveva divorziato e si era immediatamente risposato, per poi divorziare di nuovo. Anni tribolati, certamente poco adatti a fare musica, per uno che viveva di quello. Anni bui. Ma ora tutto è passato. La tempesta è dietro le spalle e Mullins torna a farsi vivo con un disco molto interessante. Non è più prodotto da lui, bensì da Lari White, cantautrice ma anche producer di Nashville. Una figura emergente. Ma anche una con le idee chiare. Infatti lei e suo marito (Chuck Cannon, che in questo disco scrive diverse canzoni) sono una delle ragioni della rinascita di Shawn Mullins.

La voce è più adulta, più calda. Ma questo conta poco, sono le canzoni che dicono se un disco è bello o meno. E qui le canzoni ci sono. Musica corposa, densa, strutturata. Non siamo in ambito roots, anche se le deviazioni non mancano, ma le canzoni sono estremamente solide e viaggiano su sonorità abbastanza classiche, arricchite da interventi continui di piano, chitarre varie, fisarmonica, steel guitar e mandolino.

Mullins scrive da solo o coi membri delle band e sopratutto con Chuck Cannon che si rivela una mano sinistra di grande spessore. Il suono è ricco, coinvolgente, pieno e le canzoni, tutte ben strutturate, crescono molto alla distanza. All’inizio il disco mi sembrava così così, poi, neanche tanto lentamente, è cresciuto, e di molto. The Great Unknown, una classica ballata, molto lineare, cantata con voce piana, apre bene l’album. Si nota subito la caratura della musica, in cui agiscono strumentisti di talento quali Radoslav Lorkovic (Jimmy Lafave), Dan Dugmore, Chuck Cannon, Jerry Mc Pherson, Gerry Hansen, Max Gomez, Matt Rollings (il pianista di Lyle Lovett) etc.

Se The Great Unknown è piana e discorsiva, It All Comes Down To Love è tutto il contrario. E’ una talk song, con Shawn che parla, invece di cantare.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 383 / Novembre 2015.

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