Recensioni

Simo, Let Love Show The Way

simo_letloveshowthewaySIMO
Let Love Show The Way
Provogue
***½

Una bella storia rock, come quelle di una volta. J.D Simo all’età di dieci anni è già in grado di suonare la chitarra nei bar attorno a Chicago, città dove è nato nel 1985 e a quindici anni, abbandonata la scuola e trasferitosi a Phoenix, Arizona mette insieme la sua prima band con cui incide un Ep dal vivo che vende cinquemila copie. Per sei anni vive sulla strada dormendo in un van e poi si trasferisce a Nashville dove trova occupazione prima come chitarrista nella Don Kelley Band e poi come sessionman negli studi della città. L’incontro con il batterista Adam Abrashoff e il bassista Frank Swart lo convincono a formare un power trio sull’esempio di quelli del passato.

È cresciuto con una dieta di British Blues dei settanta e di blues del Delta anche se la folgorazione è avvenuta quando a soli cinque anni ha visto uno special sul comeback del ‘68 di Elvis Presley e il film The Blues Brothers. Da Elvis ha imparato come si sta sul palco e ci si atteggia da rocker, il film lo ha stregato quando in scena è arrivato John Lee Hooker. Da lì è stato tutto un susseguirsi di avvenimenti a cascata, prima in giro a suonare con la sua band imitando i bluesmen della Chess, poi la scoperta di Steve Cropper e del rhythm and blues, infine l’assestamento del trio con Elan Shapiro al posto di Swart. Sudano, mangiano da schifo e si fanno le ossa nei bar della provincia americana e nei festival, partecipano al Mountain Jam e al Bonnaroo, ci mettono l’anima e il sangue in quello che suonano e acquisiscono una sinergia perfetta, fino a pubblicare all’inizio del 2012 un disco a nome Simo.

I tre sono tutt’uno, J.D rifiuta di essere il leader ma il nome del trio è il suo, l’amalgama è grandiosa anche se ognuno è libero di improvvisare e di aggiungere del suo ad un sulfureo concentrato di rock/blues psichedelico con deviazioni hard. Quando è il momento di pensare al nuovo disco succede il fatto che cambia la storia, i tre hanno pronto un po’ di canzoni e scelgono di registrarle nientemeno che alla Big House, la casa-comune in cui vissero gli Allman tra la fine dei sessanta e l’inizio dei settanta a Macon in Georgia. E per l’occasione J.D Simo imbraccia la storica Les Paul del 1957 di Duane Allman, un onore che condivide solo con Warren Haynes, Derek Trucks e Nels Cline di Wilco. Naturale che la casa e la chitarra infondano una particolare atmosfera alle registrazioni tanto da sconvolgere il piano iniziale di un album già in cantiere.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 385 / Gennaio 2016.

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