Recensioni

Sturgill Simpson, A Sailor’s Guide to Earth

ssimpsonSTURGILL SIMPSON
A Sailor’s Guide to Earth
Atlantic
***½

Sturgill Simpson è uno strano personaggio. Nella vita ha fatto di tutto, prima di diventare musicista. Ha passato anche tre anni in marina. Poi ha fondato e suonato con una band bluegrass per alcuni anni, Sunday Valley, per poi lasciarla dopo il 2011. Quindi ha deciso di fare il musicista a tempo pieno e ha pubblicato un disco, autogestito, ma prodotto da Dave Cobb: High Top Mountain. Edito nel 2013, il disco gli ha dato un piccola fama e alcuni critici lo hanno paragonato a Waylon Jennings, per il suo suono elettrico e per una certa parentela con l’outlaw country.

L’anno seguente, 2014, è stata la volta di Metamodern Sounds in Country Music, un disco sempre country, ma più moderno. Sempre prodotto da Cobb, l’album segnava il suo esordio su una vera etichetta (l’indie Thirty Tigers). Metamodern Sounds in Country Music (che prendeva il titolo da un famoso disco di Ray Charles: Modern Sounds in Country Music) riceve poi critiche positive sia in America che nella vecchia Europa. Sopratutto in Inghilterra viene largamente lodato e l’impatto di questa campagna stampa si rivela decisamente positivo, portando Simpson all’attenzione di un pubblico molto più vasto.

A Sailor’s Guide To Earth, il terzo album è spiazzante. Non è un disco country, a parte una canzone, ha un suono completamente diverso, con largo uso di fiati e anche voci (ci sono i Dap Kings, la band di Sharon Jones, ai fiati ed agli archi): un disco diverso che non cerca il dialogo con il pubblico di Simpson, ma che va completamente fuori dal seminato. Non c’è più Dave Cobb come produttore, ma lo stesso Sturgill Simpson. Quindi un album sorprendente, molto bello in alcuni momenti, forte e deciso.

I testi sono storie marinare, che derivano dalle sue passate esperienze, e la copertina rinforza il soggetto del disco. Nove canzoni, brani forti, tesi, pieni di suoni, carichi ed anche potenti. Il punto di riferimento non è più Waylon Jennings (a parte la splendida Sea Stories), come veniva ventilato per il disco di esordio, bensì il Marvin Gaye di What’s Going On. Ma anche Nevermind dei Nirvana. Infatti l’unica cover del disco, le altre canzoni sono tutte di Sturgill, è In Bloom di Kurt Cobain, tratto proprio dal famoso album della band di Seattle. Ma non spaventatevi, il suono rimane comunque in un ambito classico, niente a che vedere con il sound dei Nirvana.

Nove canzoni, che traggono l’ispirazione da dischi diversi, ci sono anche David Bowie e i T. Rex, Ziggy Stardust ed Electric Warrior: quindi quanto di più diverso ci si poteva aspettare. E poi il soul, ad ampio raggio,da Sam Cooke al suono degli anni settanta, proprio quello della Motown. Il lavoro, sorprendente a tutti gli effetti, ha dunque una sua forza ed una ben precisa identità. Bisogna dare atto a Sturgill Simpson di avere avuto grande coraggio e di fregarsene altamente di tutto e di tutti. In Inghilterra avrà sicuramente successo (è già disco del mese per Uncut). In America, forse, ma mi sembra più difficile.

Nove canzoni: In Bloom viene riletta in modo assolutamente personale, con influenze soul ma anche, molto leggermente, country, con un suono che è agli antipodi rispetto a quello dei Nirvana. Poi ci sono almeno due canzoni superbe: All Around You, una ballatona soul di straordinario spessore, cantata alla grande e suonata benissimo, coi fiati che ricamano attorno alla voce, caricando ulteriormente la canzone. E Sea Stories, che racconta storie di mare, su una turgida melodia country. Forte, decisa, anche epica, Sea Stories rappresenta il fulcro della musica passata e presente di Sturgill. Country venato di soul, suonato in modo deciso, forte e vigoroso. Due composizioni che valgono il prezzo del biglietto.

Welcome to Earth, la canzone che apre il disco, viene introdotto da un bel pianoforte, diventando poi una slow ballad intensa, piena di suoni, ma mai ridondante. Anche Breakers Roar, sfiorata dagli archi, è una composizione classica, in cui si percepisce la forza dei venti di mare. Keep It Between The Lines è un solido rhythm and blues flatistico, dirompente. Mentre Brace For Impact è ancora tesa, ossuta e molto errebi. Oh Sarah è stata recuperata dal periodo con la band bluegrass, e rimane fluida, discorsiva, melodica. Chiude la rutilante Call it To Arms, un cocktail di suoni acceso, che mischia rhythm and blues ruvido, elementi rock, influenze blues, in una commistione sonora che ha molto fascino. Sturgill Simpson sorprende tutti, dal fan della prima ora a quelli che avevano pensato di trovare una risposta al country pop imperante a Nashville. Simpson è country solo in minima parte, ha una gran voce e fa musica a 360 gradi. A Sailor’s Guide to Heart è un disco di indubbio spessore. E cresce, ascolto dopo ascolto.

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