Foto: Rodolfo Sassano

In Concert

The Kills live a Milano, 29/10/2016

La serata è aperta da Georgia, giovanissima artista londinese appartenente al roster della Domino, etichetta con la quale ha pubblicato il suo esordio giusto qualche mese fa. La ragazzina, a voce e batteria, accompagnata da una tastierista di chiare origine orientali, ci mette una gran grinta, sia sui tamburi, che nel delineare melodie pop stese su basi sostanzialmente sintetiche, in un melange sonoro che magari parte da alcune delle recenti tendenze cittadine – il grime, per dirne uno – ma che alla fine approda dalle parti di un electro-pop dinamico che a me, in qualche occasione, ha fatto venire in mente una versione meno raffinata degli Eurythmics. Una mezz’oretta simpatica, ma nulla di troppo sconvolgente.

Nel frattempo il Fabrique si è riempito, col numeroso pubblico (tra cui tantissimi stranieri) pronto a tributare con calore il rientro in pista dei Kills, tornati quest’anno con un disco nuovo, dopo il brutto incidente occorso a Jamie Hince, evento che gli ha messo permanentemente fuori servizio il dito medio della mano sinistra, costringendolo a re-imparare a suonare la chitarra facendo a meno di esso.

Anziché in due come agli inizi, qui Jamie e Alison Mosshart sono accompagnati da un batterista e un bassista/tastierista, i quali rimangono comunque sullo sfondo, fuori dalla scena principale, relegati un po’ al ruolo di classici session man. In prima linea, infatti, Alison e Jamie mettono in scena tutto il loro rituale di mosse, pose e sguardi rock’n’roll. Che sia tutta una recita, soprattutto per un ascoltatore sgamato, appare chiaramente evidente; la selvatica energia dei primi tempi, qui si è diluita in un atteggiamento più glam e in tanto mestiere, un po’ come in fondo è successo anche ai loro dischi, progressivamente sempre più pop e meno crudi.

Poco male comunque, perché i due rimangono sufficientemente credibili in questo ruolo, con Hince palesemente divertito e contento di poter essere ancora sul palco ad incarnare il più classico dei chitarristi rock (sempre piuttosto basici e semplici, però funzionali, i suoi riff e le sue svisate chitarristiche), mentre la Mosshart – magrissima, camicetta leopardata, pantaloni aderenti in parte in jeans, in parte di pelle nera – è perfettamente calata nel ruolo della rockeuse felina e maledetta, sexy e dissoluta, sigaretta in bocca e tormentata.

Nell’abbondante ora e mezza in cui sono stati sul palco hanno insomma saputo convincere, affidandosi in larga parte alle canzoni di Ash & Ice, l’ultimo album, ma non mancando di puntare anche sui vecchi dischi, compresi i primi due, dai quali hanno tirato fuori una straordinaria Kissy KissyDead Row 7 Love Is A Deserter No Wow, per il sottoscritto senza dubbio i momenti migliori di uno show senz’altro riuscito, ma esaltante sul serio solo a tratti, e precisamente proprio nei momenti in cui tornava fuori la loro più nera animaccia blues.

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