Recensioni

The Milk Carton Kids, Monterey

milkcartonkidsTHE MILK CARTON KIDS
Monterey
Anti!
***½

Best Folk album of the year (The Ash & The Clay del 2012), Best duo group of the year (2014), due album, i primi due, in download gratuito sul loro web site (www.themilkcartonkids.com) che, ad oggi sono stati scaricati oltre mezzo milione di volte, la partecipazione allo splendido show Another Day/ Another Time Celebrating The Music Of Inside Llewin Davis la partecipazione a concerti che registrano sold out costanti. Le parole affettuose ed importanti spese da Joe Henry, non proprio uno qualunque, che li ha voluti nello splendido Look Again To The Wind dove erano accanto a Steve Earle ed Emmylou Harris, e prima in United & Divided, dove figuravano insieme a John Doe, Chris Hillman e lo stesso Joe Henry. Poi la partecipazione nel suo formidabile Invisible Hour di Henry stesso, un bellissimo DVD live che li vede on stage per uno loro show, ed infine la partecipazione al soundtrack del recente Refuge, del quale curano la parte musicale. Colonne sonore che piacciono visto che comparivano anche nel soundtrack del bel Promise Land che vedeva protagonista un’ottimo Matt Damon. Insomma un gruppo in piena ascesa.
La domanda spontanea è se The Milk Carton Kids siano tra i migliori esponenti del momento del Folk Revival americano? Ascoltando questo nuovissimo Monterey, in uscita il 19 Maggio prossimo verrebbe naturale dire di sì, o che, quantomeno, i ragazzi siano in buona compagnia in un bel gruppo guidato da sua altezza Gillian Welch, ad oggi, inarrivabile per la valenza del suo songbook. Monterey si colloca tranquillamente sulla scia di The Ash & The Clay per quanto riguarda la costruzione musicale, con ballate molto personali che poggiano sulle voci di Kenneth Pattengale e Joey Ryan, e le meravigliose armonie che sanno creare, e le loro stupende chitarre, rispettivamente una Martin 0-15 del 1954 ed una Gibson J-45 del 1951. Niente altro aggiunto. La registrazione del disco è avvenuta per metà direttamente on stage di teatri vuoti, o, per l’altra metà del disco alla Downtown Presbyterian Church di Nashville, dove qualche anno fa Patty Griffin registrò il bel Downtown Church che si aggiudicò anche un Grammy come album dell’anno.
Diverso l’aspetto compositivo che vede stavolta i due ragazzi affrontare temi che affrontano temi politici e personali facendo apparire le canzoni come cartoline di un viaggio che si snoda sulle strade dell’immensa nazione americana come nella intensa title track o nell’iniziale, e molto bella Asheville Skies. E’ un disco pregno degli umori di libertà e delle speranze raccontate nella forma non musicalmente sciatta ed irritante (l’esempio con l’ultimo Springsteen balza subito… all’orecchio), ma con un tocco di squisita delicatezza, dove colpisce di più il verso non urlato ma deliziosamente cantato come accade appunto in Freedom e nella successiva High Hopes. Perla del disco, la stupenda Shooting Shadows, un pezzo che riassume alla perfezione tutta la magia che sanno esprimere i Milk Carton Kids. Vale ancora il bel paragone usato da NPR qualche anno fa, per definire i due ragazzi di Eagle Rock, California, come l’incontro tra Dave Rawlings & Gillian Welch con Simon & Garfunkel con un tuffo negli Everly Brothers, e forse proprio per questo i MCK sono consapevoli che i riconoscimenti e la stima raggiunti andranno mantenuti migliorando quanto più possibile un plateau che già oggi, con quest’ultimo Monterey, conferma che i ragazzi non siano un fuoco di paglia destinato a sciogliersi come neve al sole.
Per chi vi parla di questo disco l’unico difetto, se proprio vogliamo trovarlo, risiede in una produzione che potrebbe essere migliore, magari un poco più varia, affidandosi, magari, proprio al loro amico Joe Henry che sarebbe perfetto per produrre un disco dei Milk Carton Kids. Gran bel disco, perfetto per estraniarsi dalle banalità della vita moderna.

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