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Timber Timbre, Sincerely, Future Pollution

Timber Timbre "Sincerely, Future Pollution"TIMBER TIMBRE
Sincerely, Future Pollution
City Slang
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Ci vuole del coraggio e forse dell’incoscienza per andarsi ad impelagare in territori sconosciuti e dichiaratamente non del tutto amati, rivoluzionando, quantomeno dal punto di vista sonoro, una formula che più di un cuore aveva stregato. Lo ha dichiarato lo stesso Taylor Kirk, che dei Timber Timbre è il deus ex machina: “Nessuno di noi è particolarmente fan di elettronica e pop music”. Il fatto è che con questo quarto album della sua formazione, Kirk voleva provare ad uscire dalla sua comfort zone, voleva provare a misurarsi con dei suoni che fossero alieni rispetto a quanto fatto fino ad oggi.

Realizzato col pieno contributo di Mathieu Charbonneau e Simon Trottier, suoi partner in questa sortita, Kirk non ha del tutto abbandonato le romantiche e notturne ballate del passato, ma le ha fatte traslare dal folk minimale del passato, alle orchestrazioni elettroniche dell’oggi. Un cambio non da poco che, com’è prevedibile in simili frangenti, in alcuni casi dà vita ad episodi interessanti, in altri mostra un po’ la corda, lasciando trasparire una mutazione non del tutto formata e/o assimilata.

Per fortuna sono di più i primi episodi, a partire da una ballata come Velvet Gloves & Spit, che tranquillamente si bea di un arrangiamento per tastiere e drum machine, con una chitarrina ad entrare solo nelle fasi conclusive. Tra le altre cose belle, una Moment che prende Will Oldham e lo spedisce tra sintetiche volte anni ’80, allungate poi in una coda lisergica; la torch song caveiana Sewer Blues, oscura ma dal finale a suo modo pop; l’umbratile pop rischiarato al neon di Western Questions; una Sincerely, Future Pollution più d’atmosfera e quindi in larga parte strumentale; la conclusiva Floating Cathedral che avrebbe anche potuto stare sui dischi precedenti.

Dove fanno il passo più lungo della gamba convincono molto meno: dal funky digitale (e piuttosto legnoso) Grifting, in cui il mondo di Kirk proprio non riesce ad entrare; alle aperture cosmiche a là Air dello strumentale, ancora funkeggiante, Skin Tone, fino ad una fiacca Bleu Nuit che dal duo francese prende non solo le stratificazioni tastieristiche, ma pure un vocoder usato piuttosto goffamente.

Non posso negare che i tre dischi precedenti fossero meglio, ma Sincerely, Future Pollution non è così male come vi potrebbe capitare di leggere. Tornando alla frase iniziale, coraggio e incoscienza vanno premiate, dategli una chance.

QUESTO MESE

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