Foto: Cristina De Maria

In Concert

Vanessa Peters live a Vignola (MO), 15/03/2015

VANESSA PETERS
Circolo Arci Ribalta, Vignola (MO), 15/03/2015


L’amore per le cose, per se stessi, per il prossimo, per la musica, pur sembrando scontato dirlo quando invece non lo è mai, si vuole duraturo. Perché ci vuole una cosa chiamata amore, o passione, o vocazione (scegliete voi il termine più adatto), per uscire di casa in una fredda e piovosa domenica di marzo, abbandonare il rassicurante tepore domestico e raggiungere la provincia, dove, in un minuscolo e agguerrito circolo Arci ricavato da un ex-lavatoio pubblico e dal calendario ricchissimo di iniziative e progetti, si tiene un concerto. Nel tardo pomeriggio, in aggiunta, e va bene così, visto che le canzoni, l’intimità della situazione, la familiarità distesa delle (poche) facce e il calore umano di uno spettacolo in pratica assaporato come se ci si trovasse in un salotto piccino, permettono di dimenticare per qualche ora la pioggia e l’incombere di un altro lunedì.
In scena c’è Vanessa Peters, cantautrice di Dallas, Texas, in grado di parlare un italiano quasi perfetto grazie ai quattro anni trascorsi in Italia, a Castiglion Fiorentino, sede in cui ha realizzato anche tre album con i toscani Ice Cream On Mondays. Prima di lei, gli allucinati suoni sintetici di Oscar di Mondo Gemello (o Oscar DMG), armato di una chitarra e di una tastiera dai quali ricava suoni talmente deformati da evocare una parafrasi folkeggiante (di un folk naturalmente molto particolare) del post-punk abrasivo dei Management Del Dolore Post-Operatorio. Vanessa Peters, invece, sale sul palco imbracciando una sei corde acustica, e accanto a lei, mentre sulla parete alle sue spalle scorrono, con effetto surreale, le immagini dell’Angelo Del Male di Jean Renoir (grande film, e capolavoro di montaggio, del 1938, tratto da un romanzo di Émile Zola e dedicato alle ossessioni ereditarie e alla folle, radicale solitudine degli individui), siede il compagno e collega Rip Rowan, con la mano destra impegnato a suonare un kit ridotto di tamburi, con la mano sinistra sulla tastiera e con entrambi i piedi indaffarati nel mantenere due diversi ritmi di percussioni alternate, in uno straordinario circolo di virtuosismo strumentale tanto spontaneo quanto sbalorditivo.
Per un’ora abbondante lo spettacolo stabilisce le direttrici di una canzone d’autore sospesa tra folk, country e dolci ballate pop, in un susseguirsi di purezza tradizionalista (Instructions For Sewing, Grateful), delicati arpeggi da grandi spazi (Pacific Street, Gone, Favorite Day), inquietudini amorose (New Heart), suggestioni tratte dalla vita di tutti i giorni (Change Your Disguise). Tutto si gioca nel carezzevole equilibrio tra il country-rock melanconico dell’ottima The Choice (tratta dall’ultimo With The Sentimentals, registrato in Danimarca con l’omonima band locale) e il pop fiabesco e dolceamaro della melodia di Little Films (risalente invece a quasi dieci anni fa), ma si tratta di oscillazioni minime, dove la creatività dell’artista, dopo aver messo l’anima rootsy e quella più ammiccante in reciproca armonia, si manifesta nella gentilezza di una retorica la cui bassa temperatura costituisce un preciso tratto espressivo e non, come si potrebbe supporre, una barriera linguistica. Nessuna sorpresa, peraltro: la musica di Vanessa Peters è fatta così, fatta di lievi, minuziose e meticolose variazioni intorno al codice folk-rock delle radici. Oltre ai brani ci sono i sorrisi, la disponibilità, le introduzioni e l’invito, sottinteso eppure chiarissimo, a lasciarsi sedurre di un’esibizione semplice, che proprio nella rassicurante consuetudine del proprio gesto trova il modo di suonare attuale e necessaria. Anche di domenica.

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