Recensioni

Wildbirds & Peacedrums e My Brightest Diamond: due dischi a confronto

Wildbirds & Peacedrums_RhythmWILDBIRDS & PEACEDRUMS
Rhythm
Leaf Label/Goodfellas
****
MY BRIGHTEST DIAMOND
This Is My Hand
Asthmatic Kitty/Goodfellas
***

Vista un’assenza dalle scene di ben quattro anni – nel cui mezzo c’è stato di tutto, dall’esordio solista di Mariam Wallentin come Mariam The Beliver, alle numerose collaborazioni di Andreas Werliin, non ultime quelle quale membro di Fire! e Fire! Orchestra – pensavamo che l’esperienza Wildbirds & Peacedrums fosse ormai chiusa. I due, compagni anche nella vita, hanno comunque continuato a collaborare assieme, pure nei progetti qui sopra citati, ma per dare un vero seguito alla loro creatura più personale, hanno dovuto compiere un vero ritorno all’essenza e alle radici del loro suono. Questo vuol dire che in Rhythm, loro quarto album, tolta qualche sporadica linea di basso, quello che sentirete è essenzialmente un connubio di sole voci e percussioni. C’è un qualcosa di primordiale, d’intimamente connaturato all’esperienza umana, in queste canzoni. Cosa c’è di più innato infatti del suono della voce e del battito ritmico, elementi che fanno parte della nostra esperienza ancor prima della nostra effettiva venuta al mondo. Nella musica dei W&P, il virtuosismo – canoro da parte di Mariam, strumentale da quello di Andreas – lungi dall’essere un mero sfoggio di tecnica, diventa materializzazione dell’esperienza umana, si fa insomma carne e sangue, sentimento di gioia e di dolore. Nelle melodie, a volte servite da più intrecci vocali, di Mariam, si rincorrono soul e blues, jazz e gospel, pop e visionarietà ipnotica. Non c’è inibizione nel modo in cui fa fluire la sua voce, con cui rende reali le sue parole, le quali esplorano frustrazione e disperazione senza censure, cercando la catarsi. A questo aggiungete le poliritmie funamboliche messe in piedi da uno scatenatissimo Werliin e avrete il quadro completo. Dal gospel di Ghost & Pains, all’R&B innodico di pezzi quali The Offbeat e Keep Some Hope, dalla visionarietà jazzata di Gold Digger, al feeling mantrico di pezzi come Soft Wind, Soft Death o The Unreal vs The Real, Rhythm si palesa quale il capolavoro della band e grandissimo disco in assoluto.

My Brightest Diamond_This Is My Hand L’interazione tra ritmo e melodia è al centro anche del nuovo album di Shara Worden aka My Brightest Diamond. This Is My Hand è stato concepito in seguito alla collaborazione coi registi Matthew Barney e Jonathan Belper, avvenuta per la realizzazione del fluviale film di sei ore “River Of Fundament”, ambientato nelle fabbriche automobilistiche dismesse di Detroit. In una delle scene del film era presente una marching band delle scuole superiori, che Shara poi ha preso e portato in studio, in modo da usarla come tessuto ritmico per le sua canzoni. In This Is My Hand, la Worden continua la sua esplorazione sonora all’interno della canzone pop; le viscere esposte dai W&P nei loro pezzi, lasciano qui il posto ad un sound più studiato, più consciamente sperimentale, inevitabilmente un po’ più freddo e calcolato. Entra un po’ di tutto nelle canzoni dei My Brightest Diamond: dal pop orchestrale all’elettronica, dall’R&B (mai troppo black) agli eterei svolazzi bjorkiani, ed un un mai sopito classicismo si mescola agli strumenti del rock. Rispetto al suo disco precedente, arretra decisamente l’influsso della musica folk, lasciando il proscenio ad una raffinatissima forma di pop incatalogabile che qui ha i suoi momenti migliori in pezzi come Pressure, Before The Words, This Is My Hand, Looking At The Sun. Sicuramente un buon disco, This Is My Hand alla lunga rischia solo di annoiare un po’, mancandogli quella carnalità che lo avrebbe reso senza dubbio più intenso.

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