Ben prima di diventare sinonimo d’una delle più note franchise nell’ambito del teen slasher, con protagonista il sanguinario fantasma — creato dalla mente visionaria di Wes Craven — del bidello Freddy Krueger, la parola nightmare era già stata utilizzata da Alice Cooper per il suo debutto solista del 1975, all’indomani dello scioglimento della Alice Cooper Band. Welcome to My Nightmare era un concept nel quale il narratore descriveva nel dettaglio gli incubi che lo avevano portato alla follia, il tutto per bocca di un Alice ispiratissimo nell’unire ironia, teatralità e grandi canzoni, con la produzione perfetta di Bob Ezrin e la band di Lou Reed al completo in session. Senza dubbio il capolavoro del rocker di Detroit (per la cui disamina vi rimando al numero speciale del Busca con i 500 dischi scelti da noi, facendo esso parte della mia ventina), e oggi anche il titolo di punta del nuovo cofanetto The Studio Albums 1975-1978 (5CD, Rhino, ★★★1/2), in cui vengono riproposti i primi quattro solo album del nostro, con l’aggiunta di un quinto dischetto di rarità.

All’epoca, il successo di WTMN venne completato dalla sua trasposizione on stage nel fortunato tour seguente e Alice decise di battere il ferro pubblicando Alice Cooper Goes to Hell (1976) con lo stesso produttore e il medesimo duo di chitarristi formato da Dick Wagner e Steve Hunter. ACGTH dovrebbe quindi rappresentare il seguito del lavoro precedente, ma il protagonista è lo stesso Alice, che nell’introduttiva Go to Hell viene processato per le sue malefatte e condannato a bruciare per l’eternità. Il disco, per certi versi ancora più teatrale del suo predecessore, si rivela quindi drammaticamente autobiografico: in I Never Cry, orecchiabile ballata easy listening, il titolare affronta senza filtri il tema della dipendenza dall’alcol (pare che in quel periodo Cooper arrivasse a scolarsi quaranta bottiglie di birra al giorno, oltre a varie bevande dalla gradazione ben più alta), che a breve lo costringerà a un ricovero forzato in clinica. La discesa all’inferno è pertanto reale, ma Alice non si scorda che la gente compra i suoi dischi per divertirsi e quindi piazza un rock’n’roll come Guilty, una semi-parodia della crescente moda disco nella funkeggiante You Gotta Dance, due solide ballate elettriche (Didn’t We Meet e Wish You Were Here) e un bellissimo lento di stampo folk come Wake Me Gently.
Ma se negli show dal vivo gli elementi grandguignoleschi non vengono certo messi da parte, su disco le sonorità sono sempre meno hard e si avvicinano ad un certo rock di maniera quando non al pop: Lace and Whiskey del ’77 lascia da parte incubi vari e vede il nostro impersonare la figura del detective privato Maurice Escargot, in un omaggio alla letteratura noir e hard boiled degli anni Cinquanta. I brani rock comunque non mancano (la potente It’s Hot Tonight, la chitarristica e steroidea Road Rats e la più morbida Damned If You Do), la title-track conserva una certa dose di teatralità, Ubangi Stomp è una divertita riproposizione di un rockabilly del ’56 di Warren Smith, (No More) Love at Your Convenience un altro bizzarro ma piacevole sconfinamento nella disco e il singolo You and Me una soffice ballata sulla scia di I Never Cry. L’album ottiene poco successo, ma questo ad Alice non importa: è impegnato a rimettere insieme la sua salute, che sta cadendo a pezzi, riparando all’alcolismo con una terapia d’urto. Entra, cioè, in una clinica di New York per malattie mentali dove i suoi problemi vengono affrontati e risolti con metodi poco ortodossi ma indubbiamente efficaci.
Quello che ne esce dopo diversi mesi è un Alice tirato a lucido, pronto a raccontare l’esperienza in From the Inside (1978), allo stesso tempo il disco più personale da lui mai registrato e il più riuscito da WTMN in poi. L’hard rock è ormai totalmente assente, e il suono sembra appartenere più a un (buon) disco di Elton John, soprattutto grazie al fatto che all’interno dell’album ci sono gli abituali membri della sua band e i testi sono scritti in collaborazione con Bernie Taupin (in quel mentre orfano del pianista inglese). Molte canzoni — The Quiet Room, Nurse Rozetta, Millie and Billie, Jacknife Johnny, Inmates — sono ispirate a persone realmente conosciute e situazioni vissute in clinica. Restando Cooper un intrattenitore di prim’ordine, ecco alcuni r&r degli dello stesso Elton John (Wish I Was Born in Beverly Hills, Serious, From the Inside) nonché una delle sue migliori (e più vendute) ballate di sempre, How You Gonna See Me Now.
Il CD di rarità, intitolato Bonus Misdemeanors, è in realtà una mezza delusione in quanto include solo cinque single version, il lato B No Tricks e il rifacimento (in meglio) di Road Rats per la colonna sonora del cult movie Roadie. Ma le ristampe cooperiane non finiscono qui: sono stati presi in esame, in separata sede, anche due lavori più recenti del nostro ma in qualche modo legati all’universo WTMN, e se Along Came a Spider del 2008, pur geniale nel concept (un vero e proprio thriller in cui un serial killer ha l’abitudine di conservare una gamba di ognuna delle sue vittime al fine di comporre un ragno gigante a otto zampe), è basato su un heavy metal di grana piuttosto grossa, Welcome 2 My Nightmare del 2011 (fin dal titolo seguito diretto del disco del ’75) è decisamente più divertente e variegato, con il ritorno in consolle di Bob Ezrin, del duo Wagner-Hunter e musicisti la cui presenza sorprende (Vince Gill). I brani vanno dall’hard classico di Caffeine e I’ll Bite Your Face Off al r’n’r à la Eddie Cochran di Ghouls Gone Wild, passando per il country-rock di I Gotta Get Outta Here, l’OTM di Last Man on Earth e lo scherzoso mix di dance, rap e cori russi di Disco Bloodbath Boogie Fever. La nuova versione aggiunge un secondo CD con 7 bonus, quattro in studio (tra cui una ripresa di We Gotta Get Out of This Place degli Animals) e tre dal vivo, con le classiche No More Mr. Nice Guy, Poison e The Black Widow.
Per chiudere il cerchio e ritornare al Nightmare cinematografico, la sesta pellicola della serie Nightmare 6: la Fine (Freddy’s Dead: the Final Nightmare, 1991) ha al suo interno un mini flashback in cui appare il padre (adottivo) di Freddy Krueger: indovinate chi lo interpreta?







