Addio Sundance, ragazzo gentile: Robert Redford, 1936-2025

Marcello Moriondo
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Robert Redford — il «ragazzo d’oro» del cinema americano — se n’è andato, in punta di piedi, o magari a cavallo nei pascoli del cielo, forse alla ricerca di Corvo Rosso, o dell’ombra di Cassidy o Sundance, o di qualche cavallo cui sussurrare alle orecchie. Se n’è andato lasciandoci una cinematografia di altissimo livello, sia come attore sia come regista.

Californiano di Santa Monica, Charles Robert Redford, Jr. debutta come attore alternando la sua presenza a teatro o in televisione, dove dal 1959 svolge piccoli ruoli in programmi quali Ai Confini Della Realtà, Perry Mason, Alfred Hitchcock Presenta. Nel 1960, una piccola parte all’interno di In Punta Di Piedi di Joshua Logan, in cui Jane Fonda riveste il ruolo da protagonista. Con lei gira poi, nel 1967, A Piedi Nudi Nel Parco, tratto da una commedia di Neil Simon e diretto da Gene Saks, dove reciterà nel ruolo che già aveva interpretato a teatro. Sarà con Fonda anche in La Caccia di Arthur Penn, dal dramma di Horton Foote, e Il Cavaliere Elettrico di Sydney Pollack. Fonda ha dichiarato in seguito di essersi subito innamorata di Redford, anche se lui diceva di non essersene mai accorto.

Nel 1962, il suo secondo film, Caccia Di Guerra di Denis Sanders, e il suo secondo incontro importante, con Sydney Pollack, che lo dirige in ben sette film. Tre anni dopo è in Lo Strano Mondo Di Daisy Clover di Robert Mulligan, dal romanzo di Gavin Lambert. La protagonista è Natalie Wood, una delle sue care amiche, con cui lavora in Questa Ragazza È Di Tutti di Pollack, dal dramma di Tennessee Williams. Poi, nel 1969, la grande svolta, o di quando Hollywood esce dall’apatia. Il risveglio è Butch Cassidy di George Roy Hill, ispirato a due personaggi realmente esistiti. Il regista ha incontrato tre attori con un magnetismo incredibile: i due protagonisti, naturalmente, Paul Newman e Redford, ma anche Katharine Ross ci mette del suo, e poi la musica di Burt Bacharach e l’indimenticabile Raindrops Keep Fallin’ On My Head. Redford rimane molto segnato da questo film, tanto da utilizzare il nome del suo personaggio — Sundance Kid — quando realizza il suo festival intriso di cinema d’autore e impegno civile, il Sundance Film Festival.

Lo stesso anno, sempre con la Ross, è il protagonista di Ucciderò Willie Kid di Abraham Polonsky, dal libro di Harry Lawton. Con Newman, Redford ottiene una nomination all’Oscar per un altro film cult di Roy Hill: La Stangata. È ancora Sydney Pollack a portare l’attore nel selvaggio west, con un capolavoro del genere, Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo. L’anno seguente, 1973, stesso regista con Come Eravamo — impegno civile fattosi immagine — insieme a Barbra Streisand. Due Oscar. Ormai, sull’onda del successo, conquista ruoli di protagonista in Il Grande Gatsby di Jack Clayton, da Francis Scott Fitzgerald, I Tre Giorni Del Condor di Pollack, e soprattutto, insieme a Dustin Hoffman, Tutti Gli Uomini Del Presidente di Alan J. Pakula, tratto dal saggio di Carl Bernstein e Bob Woodward, i due giornalisti che svelarono al mondo il caso Watergate.

Nel 1981, il suo debutto alla regia con Gente Comune, salutato da quattro Oscar (tra cui miglior regia e miglior film). Poi arriva un altro, bellissimo lungometraggio di Pollack, La Mia Africa (sette Oscar), dal romanzo di Karen Blixen, al fianco di Meryl Streep. Ormai è considerato il «ragazzo d’oro», ma io propenderei per «il ragazzo gentile» di Hollywood. Non per questo si sottrae ai problemi dettati dalla realtà che lo circonda. E il suo impegno prosegue sia come attore sia come regista e produttore, aprendo la strada a giovani talenti impegnati. Nel 1998 dirige sé stesso in L’uomo Che Sussurrava Ai Cavalli, dal libro di Nicholas Evans, con Kristin Scott Thomas e una giovanissima Scarlett Johansson. Con quest’ultima appare anche in un paio di prodotti Marvel: Captain America: The Winter Soldier (2014) e Avengers: Endgame (2019). Quindi l’amore per la natura con A Spasso Nel Bosco di Ken Kwapis, un’avventura ecologica con Nick Nolte.

Il suo ultimo impegno come regista e interprete risale al 2012 e racconta di un’America poco raccontata da Hollywood, quasi rimossa, quella del terrorismo interno ai tempi della guerra del Vietnam: La Regola Del Silenzio The Company You Keep, con un cast ricchissimo, tra cui spiccano Susan Sarandon, Julie Christie e Nick Nolte.

Che dire… ci ha lasciato un attore gentiluomo, un regista impegnato, sia dietro la macchina da presa sia nella vita civile. Il bel biondino amato dalle ragazze, che nonostante gli impietosi segni del tempo e l’espandersi, sul suo viso, d’un reticolo di rughe, rimane sempre il ragazzo sorridente senza età, capace di farci sognare ed emozionare per decenni. Noi che, seduti sulla poltrona dal cinema, godevamo dalla sua presenza e delle storie fantastiche transitanti sopra lo schermo. Ci mancherà, ne sono certo.

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