Al Blues Festival, Alba (CN), 6-10/5/2026

Helga Franzetti
8 minuti di lettura
Tutte le foto © GFA

Per la terza edizione di Al Blues Festival, l’evento che ogni primavera, con rassegne ed eventi dedicati alla musica blues, vede protagonista la città di Alba, il programma alza ancora l’asticella, scegliendo come nomi di punta l’inossidabile Paolo Bonfanti e il progetto Bonfunky Soul Collective (creato su misura), e Fabio Treves con la sua band, attesissimo dai numerosi appassionati (non solo piemontesi). L’Associazione Alec (che mantiene l’impegno di proseguire il poliedrico cammino intrapreso da Gianfranco Alessandria nel mondo della cultura albese), si fa promotrice, in collaborazione con le istituzioni comunali e grazie al contributo della Fondazione CRC e della Banca di Alba, di un’iniziativa che ancora una volta riesce a raggiungere un vasto pubblico durante tutte e quattro le serate, portando gratuitamente la cultura ovunque possa giungere.

Ecco, per descrivere la gioia di assistere a un evento così ben riuscito, le parole del Presidente dell’Associazione, Enzo Patri: «In aggiunta ai concerti serali, sicuramente gli appuntamenti di maggiore risonanza, abbiamo voluto proporre altre iniziative interessanti: una mostra di CD e vinili dedicata, per quest’anno, al blues nazionale (dalla notevole collezione di Gianfranco Alessandria, che l’associazione custodisce nella propria sede), nel tardo pomeriggio gli incontri di Blues Club, con filmati e approfondimenti riguardanti la musica del diavolo, e il progetto, condiviso con il Liceo Artistico Pinot Gallizio, che ha visto la creazione di immaginarie copertine blues-oriented. La serata del giovedì, inoltre, ha ospitato il chitarrista di origine argentina Gabriel Delta assieme alla sua band, in un set potente e ricco di emozioni, durante il quale abbiamo visto fondersi tradizione e modernità. Il suo nuovissimo lavoro, Pieces of Love, è stato il tema centrale dell’esibizione, ma il viaggio tra passato e presente ha entusiasmato il pubblico intero. Siamo molto orgogliosi, inoltre, di poter presentare ogni anno, nella serata del venerdì, i veri protagonisti del palco casalingo, gli studenti delle scuole albesi a indirizzo musicale. Le Medie Sandro Pertini, ad esempio, hanno portato un ensemble di oltre cinquanta elementi e il Liceo Musicale Leonardo Da Vinci un’orchestra che ha ben supportato le meravigliose voci soliste femminili, mentre l’Istituto Musicale Gino Rocca ha optato per una scaletta decisamente più moderna. È stato molto emozionante assistere all’esibizione di questi giovani allievi, il loro grande impegno e una non scontata dedizione alla musica hanno coinvolto tutti i presenti». Parole che restituiscono una passione rara nel tenere in piedi l’allestimento di un evento così ampio: l’entusiasmo contagioso ogni anno trasmesso da Al Blues Festival, è il vessillo di cui l’organizzazione può fregiarsi.  

Sabato 9 maggio, è stato il momento della figura intramontabile di Fabio Treves. Un musicista che ha girato l’Italia in lungo e in largo: la tappa albese ha coronato il sogno di averlo finalmente, dopo più di mezzo secolo di carriera, nella splendida cornice del Teatro Sociale Giorgio Busca. Uno spettacolo energetico, caratterizzato dalla simpatia di un artista che non perde mai occasione per ricambiare l’enorme affetto del suo pubblico, e l’accompagnamento di una band in cui sfila uno dei migliori chitarristi in circolazione, insieme a una sezione ritmica da prima linea. Il set dà spazio ai classici più iconici, così come al passato più recente, ai capisaldi del repertorio della Treves Blues Band e a standard come Long Distance Call di Muddy Waters o I Can’t Be Satisfied in una brillantissima versione (senza microfoni) assieme a Bonfanti. Pietre miliari che omaggiano la tradizione antica del blues rurale e una bellissima I’m in I’m out and I’m Gone di Ben Harper e Charlie Musselwhite, il meraviglioso solo acustico di Alex “Kid” Gariazzo su Marbletown e lo showcase psichedelico di Stone Fox Chase, mega tributo di oltre dodici minuti ai favolosi anni Settanta, dai Beatles agli Stones, da Santana agli Allman Bros. Fino all’encore di Shake Your Hips (Slim Harpo), che infiamma il pubblico di Alba.

Freschi di saluti al Puma di Lambrate, la serata successiva è affidata alla band di Paolo Bonfanti («il totano di Genova»: passatemi l’idiozia demistificatrice, ma il pomeriggio precedente, in compagnia dei due protagonisti, che hanno tenuto banco nel foyer del teatro, ha visto coniare dal «signore degli aneddoti» Fabio Treves questa definizione parallela del collega), in una formazione oltremodo allargata e allestita appositamente per il festival, il Bonfunky Soul Collective. Il titolo della serata FYM AYAWF!, acronimo desunto dall’omonimo brano (e album) dei Funkadelic, Free Your Mind and Your Ass Will Follow del 1970, è una provocazione o, se vogliamo, una visione filosofica (e funkosophica) del mondo in generale. «Il significato idiomatico, legato alla filosofia funk e alla liberazione personale, invita a liberare la mente affinché il corpo la segua e si lasci andare», ci spiega il chitarrista genovese (adottivo di Casale Monferrato). Sono con lui, oltre ai fedelissimi Roberto Bongianino (istrione della fisarmonica), Nicola Bruno (elegantissimo al basso) e Alessandro Pelle (fantasioso locomotore della batteria), una giovanissima Simona Ivaldi ospite alla voce, i già collaudati Fratelli Lambretta ai fiati e, in doppia sezione dietro alle pelli, Alex Nicoli, per ricordare le grandi jam band di un tempo. Bonfanti non è nuovo a questo amore: dopo il progetto Crescent City Funk del 2025, infatti, questa è un’altra proposta dedicata al funky e al soul, volta a omaggiare Funkadelic (si parte a razzo proprio con la rivisitazione di Free Your Mind and Your Ass Will Follow), Sly & the Family Stone, James Brown e Marvin Gaye, «l’eroico» Percy Mayfield e Donny Hathaway, ma anche istituzioni come i Meters (in una versione personalizzata di No More Okey Doke) e le figure femminili di Diana Ross e Chaka Khan, per un altro affascinante viaggio dentro un universo musicale tanto coinvolgente quanto profondo, che ha definito i contorni della musica a venire. Una serata sorprendente, istinto, feeling e improvvisazione a scaldare l’atmosfera e l’accurata scelta di un repertorio non banale a coronare uno spettacolo di divertimento puro, lo stesso che i nove musicisti sopra al palco hanno saputo trasferire all’intero pubblico in teatro.

Al momento dei saluti ci si rende conto della velata malinconia che, lungo la strada verso casa, attraverserà gli animi. Ad Alba è sempre così… ma ciò che più conta è sapere di poter tornare l’anno successivo. Ci vediamo nel 2027, dunque, in trepidante attesa dello svelarsi dei nomi dei prossimi protagonisti. Stay tuned!

Condividi questo articolo