ANGELA AUTUMN
Believer
Gar Hole
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Non fatevi ingannare dalla voce vibrante e giovanile che sembra scoprire lati vulnerabili, Angela Autumn arriva dagli Appalachi e porta con sé la forza delle montagne, la freschezza dell’aria, il tumulto delle acque impetuose e il coraggio delle aquile. In Believer — secondo album in studio — la cantautrice appare particolarmente ispirata; preme per liberare quelle melodie che, intrappolate tra le montagne, si ribellano e scendono a valle, seminando lungo la strada guizzi psichedelici affiancati a meste sonorità folk.
L’album è diverso dal precedente Frontiers Woman, dove l’atmosfera degli Appalachi si faceva strada con più decisione tra chitarre rustiche e una voce in cerca di piroette, pronta a scivolare nello yodel. Ora l’atmosfera è più cupa, carica di elementi astratti che generano sofferenza melodica, come in Heavy Tobacco: la voce, qui, è lo strumento principale, evidenzia ogni singolo dettaglio, scandisce ogni battito con quello stile struggente e tormentato in grado di evocare Dolores O’Riordan. Angela prosegue nel suo percorso di evoluzione in Millionaire Money, il ritornello incalzante aggiunge tormento, la sua voce sovrasta gli strumenti, fino a farsi più distesa nella successiva In The South, ondeggiante tra archi e mandolino.
In Mountain Stream riaffiorano le radici, il cuore torna sulle montagne, le vibrazioni country ricevono spinte da una forza oscura che fa sprofondare il brano in un sogno ipnotico dove gli strumenti assumono un aspetto sinistro e aiutano Angela a sprigionare il suo canto viscerale. In I Don’t Think About You at All, il banjo tratteggia in modo deciso una melodia penetrante, mentre in Sage Bundle e nella title-track lo stile di scrittura libero e brillante nonché il tono di voce non convenzionale (che ricalca le armonie ammalianti di Iris DeMent) amplificano il bisogno di Angela di scavalcare i confini del tradizionale.
Autumn riesce a muoversi con disinvoltura tra brani intimi e agrodolci come Garbage e le sonorità magnetiche e riflessive di Jesus Heist, dove emerge il suo spirito di donna tenace e risoluta che ha imparato a perseverare come quando, ai tempi dell’università, si dedicava al mezzofondo. Electric Lizard è un quadro astratto, le pennellate selvagge di un testo un po’ strampalato, scritto in un bagno dopo aver visto una donna con i capelli color «lucertola elettrica», comunicano il disagio di chi si sente un emarginato: dietro quelle parole, all’apparenza buttate a caso, si nasconde un’amara riflessione sulla superficialità della vita.
Angela non è più semplicemente «la rosa degli Appalachi», il fiore è sbocciato, si è nutrito di tutto ciò che ha visto, ha esplorato i mondi trasversali della mente, non ha cercato scorciatoie. Ha lavorato con arguzia per mantenere un equilibrio tra il rispetto della tradizione e il desiderio di creare armonie stimolanti, fuori dall’ordinario. E qui ci è decisamente riuscita.


