ANNALISA DE FEO
Life
Filibusta
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Una delle realtà che negli scorsi anni mi ha maggiormente convinto è il Duo Onirico Sonoro (DOS), originale progetto della violoncellista Livia De Romanis e della pianista Annalisa De Feo. A un anno di distanza dal loro notevole Tech Humana, mi trovo tra le mani questo Life, primo disco solista di De Feo, qui supportata da Dario Miranda al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria.
In questo itinerario lungo nove brani, la pianista romana svela in pienezza il suo lato eminentemente acustico con un nitore intenzionale e compositivo degni, almeno, della scena europea. L’equilibrio tra scrittura e improvvisazione è mirabile e ogni brano, per quanto abbia una sua autonoma significatività, appare anche come parte integrante del disegno complessivo dell’opera. E il pianismo della titolare riesce a brillare per originalità pure in presenza di analogie stilistiche.
L’iniziale Prélude è già un bel biglietto da visita: in solitaria, Annalisa mostra quanto armonie ricercate, melodie sospese e uso strategico-compositivo delle pause siano parte essenziale del suo stile. Arabesque, invece, evoca certe pagine ECM di Steve Kuhn, quelle di maggiore impronta waltzin’, così come Reflection on Two Ideas ci rammenta, ma in modo personale, talune atmosfere sia del Ran Blake più «decostruttivo» sia dell’Ethan Iverson più recente. Si gravita attorno al mondo di Marilyn Crispell in Suddenly Life, dagli umori frastagliati, policromi, materici e trasognati, mentre nella ternaria Nina ritroviamo una certa limpidezza timbrico-espressiva che apparteneva al trio di Esbjörn Svensson.
Viaggio intorno alla ricchezza coloristica degli ottantotto tasti (e loro propaggini costitutive) è, dal suo canto, Mirage of Resonance; invece, in Miniature, s’intravede ancora l’ascendente di Howard Riley che avevo già colto in alcuni specifici bagliori di Tech Umana. Esempio di unicità espressiva è Glitter, col suo danzante 6/8 gravido di momenti di tensione e rilascio decisamente sublimi, ottimale viatico per il finale dell’album, cioè un’altra interpretazione di Nina per soli pianoforte e voce, ancor più diradata e intima della versione strumentale in trio. Una prova di grandi misura e freschezza.



