Buscadero Day 2026: una gran bella giornata

Guido Giazzi
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MCR © Renato Cifarelli

Sabato 25 luglio è stata una gran bella giornata. In quel di Ternate, sul lago di Comabbio, in provincia di Varese, si è tenuta la 21° edizione del Buscadero Day, organizzata come al solito da Andrea Parodi con l’associazione WOODinSTOCK, che promuove il contrasto al morbo di Parkinson non solo raccogliendo fondi per la lotta alla malattia stessa, ma proponendosi come canale di cura per quei «tremori», non necessariamente legati a questa o ad altre patologie, che ciascuno di noi porta con sé, nella propria vita.

Le previsioni metereologiche per la giornata non promettono niente di buono, e dopo il caldo torrido degli ultimi giorni, un po’ di pioggia non farebbe male. Peccato, perché il diluvio limiterebbe l’agibilità dei tre palchi su cui si esibiranno i molti artisti presenti. Quindi, con un occhio sempre rivolto al cielo, iniziamo a mezzogiorno il lungo programma della giornata. Nei pressi del Feel Rouge Cafè, oggi specialità messicane; prima, però, del gazpacho e del chili di manzocon tortillas, abbiamo organizzato un incontro dei redattori buscaderiani (assenti giustificati Raffaele Galli, Lino Brunetti e Gianfranco Callieri) con i lettori della nostra rivista. Gradito ospite, Saverio Rizzi di Sprea, la casa editrice del Buscadero. Molte le domande dei lettori sul numero 501, in edicola in questi giorni, e molte curiosità sul (bellissimo) speciale dedicato ai 500 album della nostra vita secondo i collaboratori della testata. Lo speciale, molto atteso, sarà in edicola ai primi di agosto e siamo certi sarà una gradita sorpresa per i molti che ci seguono da anni. Al termine dell’incontro, per adattarsi meglio alle specialità messicane, Parodi ha invitato un gruppo di mariachi che, con sgargianti vestiti ed enormi sombreri, hanno cantato Volver, Volver (molto richiesta) per la gioia dei presenti. Terminata la pausa pranzo, è tempo di iniziare il programma della kermesse.

In un’area denominata Colombo’s Tunes — uno spazio coperto e benedetto da una leggera aria condizionata — si sono esibiti ben tredici artisti, introdotti dal giornalista e master of ceremony Alessio Brunialti. All’aperto, invece, sul palco allestito all’ombra dei pini del lago, sotto un bellissimo cielo azzurro attraversato da bianche nuvole (la pioggia sembra molto lontana anche se l’app del meteo svizzero la dà incombente), undici band daranno il massimo nella mezz’ora a loro disposizione.

Prima di arrivare alla conclusione degli eventi in scaletta, che avverrà sul palco principale, denominato Fondazione Stage, alcune considerazioni sono doverose. Il Buscadero, nelle edicole da quarantasei anni, è un piccolo miracolo, ma anche il BDay non scherza. Fino a due settimane prima, non si conoscevano ancora gli artisti definitivamente in cartellone; poi, d’improvviso, tutto si è chiarito e, come ogni anno, si è miracolosamente allestito un programma di prim’ordine. Tutti i concerti sono gratuiti, e i lettori, come succedeva qualche decennio fa durante i concerti, possono dialogare direttamente i loro artisti preferiti. L’atmosfera è amichevole, niente controlli, niente servizio d’ordine, una sana confusione regna tra i presenti e si percepisce che per molti sarà un’intera giornata dedicata alla musica.

Son of the Velvet Rat © Guido Giazzi

Alle 19.30, sale puntuale sul palco Sir Joe Polito, con la sua band dagli echi cooderiani, e dopo di lui i Mule Variations, un trio di eccellenti musicisti guidati da Kevin Connolly (la ragione sociale del trio deriva dal titolo di un album di Tom Wais, ma questo lo sapete benissimo). All’armonica, il grande Jim Fitting. Direttamente dall’Austria (in visita parenti) partendo dal deserto di Joshua Tree (dove abitano), i Son of the Velvet Rat hanno dato un saggio della loro bravura. Dopo gli energici act di Sir Joe e dei Mules, George ed Heike — marito e moglie — hanno presentato le loro delicate canzoni sostenute dalla chitarra del primo e dalla varia strumentazione della seconda (percussioni, theremin, tastiere, piatti ed altro ancora). Certo, un club raccolto avrebbe reso più coinvolgente il loro repertorio, ma il pubblico ha gradito ugualmente le canzoni dalla leggerissima trama presentate dal duo.

MCR © Guido Giazzi

Il Buscadero Day del 2026 è stato poi chiuso dai Modena City Ramblers, che hanno fatto ballare il folto pubblico presente, rimasto come il sottoscritto «da mezzogiorno a mezzanotte», secondo la formula utilizzata nel volantino preparato dall’organizzazione. I MCR, tutti con il kilt scozzese d’ordinanza, hanno presentato alcune canzoni del loro repertorio, da In un giorno di pioggia a I cento passi, fino a chiudere il concerto con una sentita versione di Bella ciao, interpretate con partecipazione e grinta da Davide “Dudu”Morandi. Alcune gocce di pioggia arrivano sul palco, e il pubblico si munisce subito di ombrelli e spolverini colorati.

Ma il BDay non è ancora finito: adesso c’è la parte più attesa, la jam session finale denominata These Dreams of You, ovvero le canzoni che piacevano a Paolo Carù eseguite dagli ospiti. Apre la rassegna delle rivisitazioni l’attrice-cantante americana Jill Hennessy, interprete della No Surrender di Bruce Springsteen e poi, insieme al cantautore Luca Ghielmetti, di una sentita versione della Downbound Train di Tom Waits. Luca rimane inoltre sul palco per presentare un omaggio a Fabrizio De André ed eseguire, in compagnia di Andrea Parodi, Fiume Sand Creek. Poi è il turno di Dean Owens, che con la band locale (la presenteremo in un attimo) introduce A Face in the Crowd di Tom Petty e la dolce Goodbye di Steve Earle. Tocca in seguito a Jim Fitting dei Mule Variations, che con il canto e l’armonica ha presentato una bellissima versione della Tupelo Honey di Van Morrison. Massimiliano Larocca, in compagnia della brava Federica Ottombrino, ha eseguito un’intensa versione della I’m Your Man di Leonard Cohen. Sono poi saliti sul palco Roberta Finocchiaro e Simone Bertanza, che hanno incantato con New York City Serenade di Bruce Springsteen e Creepin’ in di Norah Jones. I Son of the Velvet Rat hanno proposto The Ship Song di Nick Cave e il breve incipit della If I Needed You di Townes Van Zandt, finché il cielo non ha cominciato a riempirsi di pioggia (ach, il meteo svizzero non sbaglia mai!), costringendoci così a interrompere. Peccato, perché a causa dell’improvviso (si fa per dire) temporale ci siamo persi le versioni di Neil Young, Waterboys e Pogues preparate Edward Abbiati e dai Modena City Ramblers.

© Guido Giazzi

Prima di terminare questo report, è giusto ringraziare i musicisti che si sono spesi per molte ore sul palco, accompagnando con maestria gli ospiti stranieri: l’instancabile Diego Sapignoli alla batteria, Roberto Villa al basso e poi Paolo Ercoli alla steel, Riccardo Maccabruni alle tastiere e alla fisarmonica, Francesco “Fry” Moneti dei Modena al violino e l’ubiquo Antonio Gramentieri, alias Don Antonio, alla chitarra. Una gran bella giornata, ricca di musica, incontri ed emozioni. Sarebbe certamente piaciuta a Paolo.

Un grazie ad Andrea Parodi, a Mr. Alessandro Gusmini e a tutto lo staff di WOODinSTOCK, un enorme ringraziamento a tutti i musicisti che hanno dato vita a questa edizione del Buscadero Day, ai collaboratori (e ai fotografi) della nostra rivista e infine, rullo di tamburi, un enorme grazie ai lettori che ci seguono da decenni e a fine luglio vengono a trovarci a Ternate, dalle parti di Varese.

E ora, prepariamoci al BDay del prossimo anno.

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