Byzantium, Byzantium

Andrea Trevaini
2 minuti di lettura

BYZANTIUM
Byzantium
LP, Wiseraven 
***1/2 

I Byzantium sono stati una delle tante meteore UK dei ’70 oscurate da un’eccessiva ecletticità, in questo caso fautrice di un intreccio tra folk, rock, prog e influenze West coast, apprezzato dalla critica ma inviso al grande pubblico. I loro tre dischi, tra essi questo eccellente debutto omonimo ora ristampato in vinile, servirono a lanciare le carriere del chitarrista Shane Fontayne (poi con Ian Hunter, Bruce Springsteen, Joe Cocker), del tastierista Chaz Jankel (Ian Dury) e del bassista Robin Sylvester (sessionman per Beach Boys e Ry Cooder).

Nel 1972, i Byzantium parteciparono ad alcuni importanti festival e incisero il primo album ai Trident Studios, sotto l’engineering del geniale Roy Thomas Baker e con la partecipazione di Alan Skidmore al sax e Frank Ricotti ai timpani. (Ri)ascoltandolo, sorprendono i continui rimandi a CSN nelle canzoni più brevi, con impasti vocali davvero raffinati, memori anche di quelli dei Beach Boys.

L’unico spunto che davvero avrebbe dovuto fare aprire le orecchie ai più appassionati, viene dalla lunga suite finale Why Or Maybe It’s Because, oltre 10’ per mettere in sequenza tutte le qualità dei Byzantium, da quelle vocali alle travolgenti chitarre (tra l’altro integrate da quella di Jamie Rubinstein), tramite orchestrazioni raffinate, sconfinanti nel prog orchestrale, con un bell’intermezzo strumentale guidato dal pianoforte (mentre l’orchestra esegue la melodia) a ritmo di rock. Un brano degno delle migliori pagine del romanzo su «rock+orchestra», dove al canto e all’elettrica è riservata la parte finale, in cui entrano anche i fiati.

La composizione dei brani era cura di Rubinstein, la bella copertina di Terry Pastor. Il nome della band, purtroppo, non fu di buon auspicio e il loro effimero impero musicale crollò come quello di Bisanzio. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. Si tratta in ogni caso di recupero doveroso in attesa della ristampa del secondo Seasons Changing, con il solo Rubinstein a guidare una nuova formazione.

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