Caveman Wakes Up, Friendship

Lorenzo Costa
2 minuti di lettura

CAVEMAN WAKES UP
Friendship
Merge
***1/2

C’è la migliore Americana alla Uncle Tupelo, ci sono sperimentalismi di matrice Wilco che (con ogni probabilità) Jeff Tweedy e soci apprezzerebbero senza esitazione alcuna. L’humus di questo Friendship è lo stesso da cui sono scaturiti i germogli, trasposti in forma canzone, di King Hannah e Cameron Winter. Terreno fertile, quello delle distese folk e country su cui si muove il progetto Caveman Wakes Up.

Se la traccia di apertura immerge in un mood caldo e disteso, il secondo pezzo in scaletta — Tree Of Heaven — provvede subito, con le sue asperità e l’elettrica a tagliare la trama del brano, a sparigliare le carte. Betty Ford ha un sentore West-coast. Free Association è il canto di una chitarra bruciata dal sole di Tucson, luogo geografico ed emotivo scandagliato, anni fa, dai (Giant) Giant Sand. Tuttavia,rispetto a quel progetto, ci troviamo di fronte a un ibrido di solennità pop, con il drumming vivace di Michael Cormier O’Leary a farla da padrone.

Hollow Skulls gioca in difesa, con le acustiche a serrare le fila di una ballad ben scritta. Artex alza l’asticella, tre minuti per certificare lo stato di grazia del gruppo, mentre Love Vape (con il suo piglio rilassato e sbarazzino) è un country stropicciato e disseminato su di uno sghembo spoken word. Resident Evil è paradigma di come l’Americana sia un genere sempre in grado di regalare sorprese, specie quando affiora controluce una matrice à la Neil Young così forte.

All Over The World è un salto temporale ai dischi del miglior Mark Lanegan solista e apre alla traccia conclusiva, Fantasia. Quest’ultima chiude la pratica evocando il fantasma dell’«uomo in nero», ossia Johnny Cash, nei dischi incisi per l’American Recordings: congedo — confezionato nel miglior modo possibile — con cui si archivia un lavoro sentito, sofferto, coagulo di stili, possibilità, intuizioni ed emozioni. 

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