Chantal Acda live a Busto Arsizio (VA), 1/2/2026

Lino Brunetti
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Foto © Lino Brunetti

Non poteva esserci modo migliore per inaugurare la neonata rassegna Sogliæ – Suoni di Confine del concerto di Chantal Acda: ottima la partecipazione da parte di un pubblico numeroso e attento e bellissima l’atmosfera, due cose che fanno presagire che anche i prossimi appuntamenti programmati sotto questa denominazione, all’insegna di una lateralità volutamente ricercata e di un eclettismo curioso, faranno vedere assai belle cose (al momento, sono stati annunciati il collettivo sperimentale e avanguardista torinese Pietra Tonale il 15 febbraio e il cantautore e musicista friulano Massimo Silverio il 29 marzo).

Luogo dove il tutto si è svolto/si svolgerà è il Circolo Gagarin di Busto Arsizio, locale che proprio in questi giorni spegne le sue prime dieci candeline e che attualmente è, se non l’unico, uno dei pochissimi luoghi di resistenza culturale del varesotto, grazie a un susseguirsi di corsi, attività, presentazioni ed esibizioni live da tenere costantemente d’occhio.

Chantal Acda è una cantautrice belga in giro ormai da oltre 25 anni, con diversi pregevoli album alle spalle e un curriculum che vanta anche collaborazioni di spessore come quelle con Chris Eckman, Bill Frisell, Peter Broderick, Shahzad Ismaily, Eric Thielemans o Bruno Bavota (assieme al quale ha da pochissimo pubblicato Safer Places). Il suo ultimo disco in proprio, l’ottimo The Whale, risale a pochi mesi fa (recensione su Buscadero 492) ed è proprio a supporto di questo nuovo lavoro che è in giro ad esibirsi.

Alla voce e alle chitarre (sia acustica che, più spesso, elettrica), Acda è qui accompagnata dal tastierista e chitarrista (pure alla seconda voce) Gaetan Vandewoude, figura nota del panorama musicale belga, sia come produttore, che come membro di band come Isbells e Fungus. L’intesa tra i due e perfetta, si vede perfettamente che sono amici e hanno spesso suonato assieme, e molte volte il secondo si rivela un’ottima spalla durante i racconti e le presentazioni ai brani che Chantal fa prima di suonarli.

Sia pur un pizzico influenzata – ma per lenire il mal di gola pare sia ottimo lo Jägermeister che ha bevuto direttamente dalla bottiglia – Chantal Acda, con l’aiuto di Vandewoude, ha dato vita a una performance intima e avvolgente, fortemente emozionale, sia per via dell’autenticità delle cose narrate, sia per il calore di melodie rotonde e dolci, classiche ma personali, in bilico tra canzone d’autore, folk e raffinatezza vagamente jazzata. 

Tutta la prima parte di show la dedica alle nuove canzoni, salvo poi allargare il raggio d’azione recuperando anche brani dagli album precedenti. Col pubblico s’instaura una sorta di relazione fortemente empatica che rende il tutto particolarmente emozionante, anche, ma forse ancor di più per lei che suona. Da questo punto di vista, il momento più intenso è arrivato quando, nel bis, è scesa in mezzo al pubblico, al buio, e ha cantato senza amplificazione Son, un brano dedicato a un momento turbolento di uno dei suoi figli, un pezzo che, parole sue, sente ancora troppo dal punto di vista emozionale, e che infatti raramente canta dal vivo. Un dono, quindi, per chi c’era, da custodire come ricordo speciale di una splendida serata.

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