David Coller, When Summer Comes

Guido Giazzi
3 minuti di lettura
Foto © David Coller Bandcamp

DAVID COLLER
When Summer Comes
Upstart Yankee 
***

La ricchezza musicale di un paese vasto come gli Stati Uniti si riscontra anche in campo musicale, perché oltre alle superstar che affollano le classifiche esiste un sottobosco ricco di personaggi e proposte interessanti. David Coller è un signore attempato che ha iniziato a scrivere ed eseguire musica fin dall’infanzia, influenzato dalla musica folk tradizionale e da quella dei cantautori degli anni Sessanta e Settanta, assorbendo molto dalla collezione dei vinili dei genitori. Questo non gli ha impedito di approfondire l’interessi verso la musica classica, conseguendo una laurea presso la Southern California University prima di trasferirsi sulla costa orientale allo scopo di intraprendere, «dopo qualche peripezia» (dice lui), varie esperienze, ossia una brillante carriera in medicina d’urgenza, l’aver comandato per vent’anni una goletta (veliero a due alberi), l’aver cresciuto due figli e vissuto molte avventure all’aria aperta.

When Summer Comes è un inno alla gioia della vita e i suoi 15 brani, tutti composti da Coller, raccontano l’amore per ciò che ci circonda, con serenità e leggerezza. Invece di ingerire ansiolitici, consigliamo l’ascolto di queste canzoni per chitarra, banjo, violino e tastiere interpretate dal loro autore, qui coadiuvato dalla compagna Diane Chodkowski a cui è dedicato l’album («Io porterò la luna / tu porta champagne e rose / porta anche le candele e indossa un vestito da sera / io porterò la luna», da I’ll Take the Moon).

Pur specialmente noto tra Connecticut, Massachusetts e New York, Coller non esita di tanto in tanto a spingersi sulla costa occidentale, cantando e suonando (anche, se capitano, fisarmonica a bottoni e pianoforte) sempre accompagnato dalla consorte. Si definisce un artista «riemergente»,perché dopo aver inciso un album nel ‘95 è rimasto per anni lontano dalle scene, più interessato alle vicende ospedaliere e ai viaggi in barca.

Difficile scegliere le canzoni migliori: senza dubbio Lillian’s Voice, con il violino di Rani Arbo in sottofondo, arriva al cuore dell’ascoltatore, ma anche il contrapporsi tra la voce profonda di David e quella cristallina di Diane (per esempio in Sorry Blues) funziona altrettanto bene. Un ottimo album per momenti rilassanti, dopo una lunga giornata lavorativa.

Coller ci tiene molto a sottolinearlo: «durante i concerti suono quasi esclusivamente musica mia, originale», e noi lo segnaliamo. L’artista conferma il momento di felicità esistenziale e creativa annunciando sia un EP di sea shanties (canti marinerschi, insomma) sia un nuovo CD previsto per la fine del 2026. Buon vento, capitano Coller, abbiamo tutti bisogno di un pizzico di ottimismo.

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