David Hillyard & The Rocksteady 7, Home for Dinner

Alec Cordolcini
4 minuti di lettura
Foto © David Hillyard Bandcamp

DAVID HILLYARD & THE ROCKSTEADY 7 
Home for Dinner
ORG Music
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Nel 1996, il film Swingers contribuì alla diffusione dello swing revival, che negli anni successivi, da fenomeno underground, finì nelle classifiche grazie a gruppi quali Squirrel Nut Zippers, Big Bad Voodoo Daddy e Royal Crown Revue. Tra le formazioni più note, i Cherry Poppin’ Daddies, legata allo ska e al punk da cui provenivano. Dopo il successo del loro Zoot Suit Riot, compilation di brani swing pubblicata furbescamente proprio per cavalcare l’onda del revival, tornarono all’antico riprogrammandosi in una vera e propria ska band, con la componente jazzistica sempre più sullo sfondo. Trovata la formula giusta, non era più necessario continuare la ricerca.

Il sassofonista David Hillyard era sulla scena prima dei Daddies, ma in quegli anni si muoveva lungo coordinate simili: il jazz, lo ska, una spruzzata di punk. Incideva per la Hellcat, l’etichetta nata come derivazione della Epitaph e focalizzata sulla commistione tra elettricità urbana e ritmi in levare; partecipava al debutto discografico della reggae-ska band degli Hepcat; suonava con i Rancid, band che ha raggiunto le più alte vette nella fusione tra ska e punk. Hillyard però non ha mai ragionato per formule: in tutti i suoi progetti, dagli Slackers agli Stubborn All-Stars fino ai Rocksteady 7 (giunti con questa uscita alla loro settima pubblicazione), i tradizionali ritmi giamaicani dello ska e del reggae hanno rappresentato solo il punto di partenza per esplorazioni musicali che, attraverso il potere espansivo del jazz, si sono condensate in un magma musicale aperto alle più svariate influenze, dalla musica brasiliana alle sonorità afrocubane. Un viaggio nel quale l’unica bussola è rappresentata dalla creatività degli artisti coinvolti.

La formula principale, in questo caso, è l’assenza di qualsivoglia formula: canzone dopo canzone, disco dopo disco, si viaggia seguendo il feeling e l’ispirazione del momento, attingendo di volta in volta agli ingredienti contenuti nel proprio bagaglio, senza per forza doverli sempre mischiare nello stesso modo.

Home for Dinner non è un disco di jazz-ska: è un disco di jazz e di ska (ma anche di rocksteady, quindi con radici nella Giamaica dei Sessanta), senza trattini e aperto a mille influenze. 13 brani, 11 dei quali strumentali, per un cocktail di stili sapientemente miscelato, sempre con la melodia in primo piano, e in grado di soddisfare gli amanti di più generi. Grazing the Grass, ad esempio, ha una ritmica ska ma è caratterizzato dalle improvvisazioni del sassofono di Hillyard e dalla sua interazione con il vibrafono di Tommy Mattioli. This Day (Soul of Africa) potrebbe essere uscito dalle session di Buena Vista Social Club. Let’s Get Lost è raffinato e creativo jazz da after hours, mentre con Ca Purange scendiamo in Brasile con una bossanova di grande effetto. Jazz Ska dice tutto fin dal titolo: sax, vibrafono e riddim, miscela esplosiva. La resa di Mack the Knife è classica, calda, vitale. Un disco tutto da scoprire.

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