ELLI DE MON
Grembo de pria 7″
Rivertale Productions
***1/2

La cantautrice e musicista veneta Elli de Mon torna in questi giorni con un 7″, Grembo de pria, che, da un lato è appendice al suo celebrato ultimo album (il bellissimo Raise uscito l’anno scorso), da un altro ne allarga ulteriormente il discorso attraverso un vero e proprio manifesto (riportato sotto).
I due brani (il secondo dei quali sarà possibile ascoltarlo solo comprando il vinile) confermano la svolta del disco sunnominato, coi testi scritti e cantati in vicentino e un’attenzione alle leggende e ai luoghi della sua zona. Monte Orco è un fascinoso misto di folk e psichedelia dagli echi stoner ritualistici. È un’ode dedicata alle donne che interrompono la gravidanza, quale che sia la situazione (per scelta, necessità, costrizione o altro) in cui si trovano a farlo. Una tematica importante alla quale Elli de Mon si sente vicina (di recente una persona a lei cara ha dovuto fronteggiare questo percorso indubbiamente mai semplice), tanto da devolvere parte del ricavato delle vendite alle associazioni italiane L.A.I.G.A. – Libera Associazione Italiana Ginecologi Non Obiettori per l’Applicazione della L. 194/78, che tutela il diritto di interruzione volontaria della gravidanza (www.laiga194.it), e CiaoLapo, che offre sostegno psicologico e assistenza nell’esperienza del lutto perinatale (www.ciaolapo.it).
Sul secondo lato, Late bianco assume più esoteriche e visionarie sembianze folk, avvalendosi inoltre della collaborazione alla chitarra elettrica di Black Snake Moan, ad aggiungersi a quella di Marco degli Esposti e alla batteria di Francesco Sicchieri (oltre agli strumenti suonati da lei in prima persona), già suoi compagni di viaggio in Raise. La bella immagine di copertina, invece, è di Silvia Gavasso.
Di recente, Elli de Mon era stata protagonista anche in un bellissimo disco pubblicato da Heavy Psych Sounds, l’omonimo esordio dei Litania che, se amate la sua musica, vi esorto a cercare senza esitazioni.
Manifesto – La Montagna parla per noi
La Montagna, il Summano, è ventre.
Un tempo era Dea: madre sacra e terribile, senza volto e senza pietà, capace di generare e di riprendere nello stesso respiro.
La Montagna dà la vita e la riprende, senza colpa: come necessità inscritta nel ciclo della natura.
Così ci ricorda che proprio il ciclo della natura non conosce vergogna, ma solo trasformazione.
Eppure, in Italia, alle donne che interrompono una gravidanza viene imposto il peso della colpa.
Oggi chi perde un figlio e chi sceglie o subisce un aborto è spesso costretta a stare di fianco a chi dà la vita, negli stessi corridoi, nelle stesse stanze, sotto lo stesso cielo al neon.
Queste donne si trovano sole, giudicate, circondate da sguardi che condannano invece che offrire cura.
Non si parla quasi mai di violenza ostetrica e ginecologica. Eppure c’è, esiste, scava nei corpi e nelle parole e fa male.
Noi diciamo questo: ogni donna che attraversa l’esperienza dell’aborto è già dentro un dolore sacro.
Non ha bisogno di moralizzazioni, ha bisogno di mani che sostengano, di silenzi che rispettino,
di voci che dicano: non sei sola.
L’aborto non è colpa: è parte di un ciclo antico quanto la terra, è decisione intima che appartiene al corpo e all’anima di chi la vive.
La vera violenza è la colpevolizzazione, il giudizio che ferisce più della ferita stessa.
Questo disco è un rito,
un canto della Montagna-Dea,
che parla per tutte le donne:
quelle che hanno generato,
quelle che hanno perso,
quelle che hanno scelto.
Che nessuna sia più costretta al silenzio.
Che nessuna debba più portare vergogna.
Che ogni vita, e ogni non-vita,
sia ascoltata con rispetto.


