Figlio del mite Sud: Intervista a W.D. Miller

Raffaele Galli
8 minuti di lettura
Foto © W.D. Miller Bandcamp

Sei nato in Florida ma vivi nel Kentucky. Com’è andata?
La mia famiglia, da parte di madre, è originaria del Kentucky. Nel 2018, il datore di lavoro di mia moglie ha aperto una sede qui e la cosa ci ha dato l’opportunità di trasferirci. Abbiamo colto l’occasione al volo, con l’idea di vivere diversamente e provare nuove esperienze.

Com’è avvenuto il tuo passaggio dall’heavy-metal al suono di string band come i Los Bastardos Magnificos, e poi al country e al folk-rock?
Ho sempre ascoltato diversi generi e mi piace suonare e scrivere di ciò che avviene intorno a me. Mentre la maggior parte di ciò che faccio oggi ha a che fare con il country o il folk, io comunque scrivo e suono, di tanto in tanto, per progetti più «pesanti». Non ho mai smesso di suonare musica metal, è solo passata in secondo piano. Durante il mio percorso, ho capito che una stanza silenziosa, con una chitarra e una storia, potevano colpirti tanto quanto un muro di amplificatori.

Qual è stata la tua prima esperienza discografica?
Nel 1994, o 1995, avevo circa dodici anni. Il mio amico Roger aveva un registratore Tascam Portastudio a quattro piste con il quale registravamo tutto ciò che ci veniva in mente, abbiamo messo insieme più di cento canzoni. La mia prima esperienza in uno studio è avvenuta quand’ero alle superiori. Avevo una hardcore band chiamata Enemy Against Enemy, con cui registrai un EP in un pomeriggio.

Prima di Child of the Kindly South hai pubblicato un solo album, dal titolo Burnt Bridges & Broken Hearts per Think Like A Key. Come sei finito da loro?
Roger, l’amico di cui sopra, guida questa etichetta . Noi facciamo musica insieme da trent’anni. Avevo una manciata di canzoni e lui disse, «facciamo un disco». Così è nato Burnt Bridges, nella mia stanza, con zero budget.

Quali sono le differenze tra i due dischi registrati per Think Like A Key e qual è la tua opinione, oggi, sul primo lavoro?
La differenza più evidente riguarda la qualità della registrazione, autoprodotto a casa e senza budget il primo, produzione di studio per il secondo. Io sono ancora fiero di Burnt Bridges, lo abbiamo realizzato con quel poco che avevamo a disposizione, e allo stesso tempo sono fiero di come sono cresciuto, in termini canori e di composizione, da lì in avanti.

Child Of the Kindly South sembra un concept che ha per protagonista un giovane in crescita…
Sì, ha preso quella piega. Direi una bugia se dicessi che era una scelta intenzionale. Durante la registrazione ho capito che, se avessi arrangiato i brani in un certo modo, il disco avrebbe raccontato una storia. Ecco perché queste canzoni raccontano, probabilmente, la mia storia. Anche se sono strettamente biografiche, riflettono la mia vita in forma allegorica.

Chi canta con te nella splendida ballata gospel Carry Your Burden?
Mia moglie Michelle, per la quale l’ho scritta.

E hai scritto Dear John — una delle mie preferite — per qualcuno in particolare?
Sì, per John Prine. Ero in cucina, scorrevo i social media quando ho letto la notizia della sua morte. Mi ha colpito profondamente. Mi sono messo a sedere e ho scritto la canzone in un colpo solo, tra le lacrime. Il dolore è proprio un potente motivatore.

In Best Revenge, chi vuole cambiare vita e diventare una persona migliore? E qual è il messaggio di Shades Are Drawn?
In Best Revenge, il narratore sollecita un cambiamento nel proprio deuteragonista, dimostrando che lui stesso si è dato da fare per essere migliore. Ciò che mi ha spinto a scriverla è stato il pensiero di un uomo anziano, in conversazione con il se stesso della gioventù. Shades Are Drawn è un pezzo sulla depressione e la disperazione, il genere di isolamento dal quale è impossibile fuggire. È quello stato d’animo per cui ogni piccola cosa finisce per sembrare la scalata del monte Everest. Quello che fai non ha nessuna importanza, ti sembra sempre di non essere all’altezza.

La tua musica intreccia folk, country e Americana. Da dove trai ispirazione per le tue canzoni?
Dal punto di vista lirico, i miei brani sono la tabella di marcia della mia vita, e si basano su mie esperienze o esperienze capitate a chi mi sta intorno. Musicalmente, io sono un grande estimatore di Willie Nelson, Hank Williams, Johnny Cash e Merle Haggard. Sul versante folk apprezzo artisti come la Carter Family, Dave Van Ronk e John Prine. Ma il vero catalizzatore del mio stile «misto», diciamo così, è stata The Band. Li ho scoperti quand’ero un teenager e me ne sono innamorato. Ho persino dato il nome di Levon Helm a mio figlio.

Quali sono i tuoi progetti dopo la pubblicazione di Child of the Kindly South? Sei in tour per promuoverlo? Hai già in mente altri programmi?
Sono di ritorno da due settimane in Olanda e Belgio, dove ho girato nei negozi di dischi e tenuto alcuni grandi show. Ho in programma un tour, a luglio, nel nordest degli States, ed è in preparazione una puntata nel sudest, in ottobre. Ho già iniziato a scrivere per il prossimo disco e spero di tornare in studio quest’anno o all’inizio del prossimo in base agli impegni assunti. Ho un altro progetto metal in cantiere, ma non so quando potrò realizzarlo.  

Allora sei famoso in Olanda. Ci eri già stato prima? 
Non so se sono famoso… mia madre penserebbe certamente di sì. Mi sono imbattuto in un ammiratore in Belgio, forse qualcuno mi conosce lì. È stato il mio secondo tour in Olanda e il mio primo in Belgio, ed è stato incredibile. Il pubblico è stato gentile e reattivo. Abbiamo suonato in un paio di locali costruiti nel lontano 1600, pezzi si storia che non esistono a casa mia. Non vedo l’ora di ritornare in Europa. E certamente mi piacerebbe suonare in Italia, sarebbe un sogno.

Quali sono i tuoi album preferiti e quali stai sentendo ultimamente?  
I miei preferiti sono Red Headed Stranger di Willie Nelson, Music from Big Pink della Band, American IV: the Man Comes Around di Johnny Cash, Rivanna Junction di Tim Barry, Hex: or Printing in the Infernal Method degli Earth, Old Five and Dimers Like Me di Billy Joe Shaver, 6 Volts di Fred Eaglesmith, Long Haired Redneck di David Allan Coe. In questi giorni sto consumando Pluto in Scorpio degli Yankee Roses, Cynthiana di Justin Wells, The Wildnerness Years di Adam Lee, Late for the Sky di Jackson Browne, Memories and Empties di Colter Wall, Ambient 1: Music for Airports di Brian Eno. Anche An Undying Love for a Burning World dei Neurosis.

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