FLATLAND CAVALRY
Work of Heart
Interscope
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I Flatland Cavalry sono una band di Americana — quella «giusta», schietta, polverosa. Un suono onesto e ruvido. Mi ci ero imbattuto già tempo fa (sono in pista ormai da una dozzina d’anni) e devo riconoscere che hanno pubblicato dischi tutt’altro che scontati: la tradizione in tasca e quell’impulso frizzante e ruspante che si fa ascoltare con estremo piacere.
Hanno base in quel di Lubbock, Texas, e questo è già un indizio su come e cosa possano seminare. La «cavalleria delle pianure» è composta da Cleto Cordero (voce, chitarra), Red Dillion (sei corde solista), Wesley Hal (violino), Jonathan Saenz (basso) e Jason Albers (batteria). A dire il vero, il primo nucleo dei FC si è formato nel 2012, con Cordero e Albers compagni di stanza nel college di Midland, dove si esibivano insieme, nei bar universitari, prima di trasferirsi a Lubbock e aggregare a sé il resto dei membri.
L’EP di debutto, Come May, è stato pubblicato nel maggio 2015 e seguito a ruota dal più concreto Humble Folks (2016), discreto lavoro con biglie colorate. Con il secondo Homeland Insecurity (2019), si sono dischiusi gli orizzonti di un pubblico più ampio, imbarcando consensi. Il suono ha acquisito più corpo e personalità. L’accostamento più frequente è quello con i Turnpike Troubadours, e il filone è proprio quello di un clima roots & country vivace, ricco di osservazioni idealiste. Cordero e soci hanno saputo incanalare emozioni, un’urgenza coinvolgente e una pura energia grezza per conquistare il cuore dei fan. Hanno continuato a evolversi e ampliare la loro tavolozza sonora, pur rimanendo fedeli a quelle caratteristiche peculiari che li hanno fatti venire a galla, salvaguardando un connubio energico di country, folk, Americana e rock.
Primavera 2026: con molta curiosità mi sono accostato all’ascolto di Work of Heart e l’impressione, dopo ripetuti ascolti del nuovo materiale, è sommariamente positiva. Si tratta di un disco rilassante benché non indispensabile, con dodici tracce in equilibrio tra sonorità country e affondi nel rock delle radici. Si parte con l’espressiva Gone, ma è tutto il disco che gira sulle onde di ballate rootsy come Never Comin’ Back, Live Love & Happiness, la title-track Work Of Heart o la bella Long Tonight. Indovinata la chiusura di All or Nothing, con il violino che abbraccia la dura realtà della civiltà moderna e le ansie della vita.


