Foto © Lino Brunetti

In Concert

Francesco Bianconi live a Milano, 13/7/2021

Con i Baustelle momentaneamente in stand by, i suoi membri più in vista si stanno dedicando a pubblicazioni e concerti a proprio nome. Rachele Bastreghi ha da pochissimo pubblicato il suo secondo album, Psychodonna, le cui canzoni in questi giorni sta portando in tour. E lo stesso sta facendo Francesco Bianconi, il quale finalmente ha la possibilità, visto l’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia, di proporre dal vivo i brani di quel Forever che lo ha visto esordire da solista lo scorso ottobre.

Personalmente avevo apprezzato molto il piglio intimista, profondo e avvolgente di un album incentrato sulla canzone d’autore, privo di sterili ammiccamenti commerciali e anzi per nulla intimorito nel percorrere strade che forse oggi, un tempo di mordi e fuggi votato alla superficialità, potrebbero risultare fuori moda o pesanti. Per chi scrive, Bianconi è sempre stato un ottimo autore di canzoni, uno capace con la sua penna di percorrere con agilità i sentieri del pop, così come di tratteggiare con efficacia un’idea di rock imbevuta d’influenze diverse, tra le quali ovviamente la più classica canzone d’autore italiana, che in Forever viene risvegliata secondo gli stilemi di uno sguardo comunque personale e riconoscibile.

Per quanto però avessi apprezzato parecchio l’album, forse non m’aspettavo che la sua resa dal vivo sarebbe stata così emozionante e coinvolgente. Le canzoni di Forever dal vivo diventano davvero in technicolor, giusto per citare il titolo della versione deluxe ed espansa dell’album uscita nel 2021, nel senso che fioriscono letteralmente attraverso arrangiamenti più sontuosi, un suono maggiormente orchestrato e meno malinconico. Almeno in parte cambiano pelle insomma, pur mantenendo il mood delle originali, che è un po’ quello che tutte le canzoni dovrebbero in qualche modo fare quando vengono portate su un palco, una dimensione chiaramente diversa da quella in studio.

Quello a cui si è assistito è stato un concerto (aperto dal set elettronico di :absent, ovvero Ettore Bianconi, fratello di Francesco) assolutamente da incorniciare, che chiaramente ha giovato della splendida cornice offerta dal Piazzale delle Armi del Castello Sforzesco di Milano – lo show era inserito nella programmazione della manifestazione meneghina Estate Sforzesca – ma che è stato reso un autentico gioiello soprattutto dallo spettacolare suono offerto dalla band sul palco: con Bianconi (a voce e chitarra) c’erano infatti il pianoforte di un grandissimo Angelo Trabace, vero perno attorno a cui tutto è ruotato; il violino di Alessandro Trabace; il sax e il flauto di un valido jazzista nostrano quale Beppe Scardino; il mellotron di Zevi Bordovach; le sempre fantasiose e personali percussioni messe in campo da Sebastiano De Gennaro (lo ricorderete almeno negli Esecutori Di Metallo Su Carta con Enrico Gabrielli, ma ha suonato con moltissimi); la partecipazione di un chitarrista di razza quale Stefano Pilia (Afterhours, Massimo Volume e molto altro), stasera in veste di ospite speciale.

Un settetto di sopraffina grazia che ha magistralmente ipnotizzato un pubblico, ahimé inferiore alle aspettative devo dire, attento e partecipe, che inevitabilmente si sarà emozionato almeno quanto il sottoscritto all’ascolto dei brani di Forever, con picchi assoluti in pezzi quali L’Abisso, una decisamente più orchestrale Zuma Beach, una vibrante Certi Uomini. Come si è accennato, è il pianoforte lo strumento base di queste canzoni, ma le sue partiture non vengono mai lasciate sole, bensì rese ancor più raffinate e magnetiche dagli interventi precisi e fascinosi del violino, dei fiati, di un mellotron che simula la presenza di un’orchestra, del dinamismo donato dagli interventi di De Gennaro, le cui percussioni più di una volta hanno fatto la differenza nel dare una marcia in più al repertorio. Un po’ meno in prima linea le chitarre, anche se, almeno a tratti, gli interventi di Pilia hanno aggiunto ulteriore linfa alla ricchezza sonora messa in scena.

Ignorato il repertorio dei Baustelle, Bianconi ha recuperato un paio di canzoni che a suo tempo aveva scritto per Irene Grandi (La Cometa Di Halley, Bruci La Città, quest’ultima posta a sugello dell’intero concerto) e ha eseguito un pugno di cover, introdotte da piccoli anedotti che le riguardavano, e che in qualche modo raccontano quasi quanto la sua stessa musica la caratura del personaggio: si è andati da un’ottima versione de L’Odore Delle Rose dei Diaframma, una band che lo aveva colpito fin dal presentarsi sul palco di Fiumani con una Jaguar rossa; per passare a un pezzo non tra i più noti di Guccini, Ti Ricordi Quei Giorni, l’artista forse più amato da Bianconi, senz’altro quello del quale ha assistito a più concerti, visti anche assieme al padre e scrigno di mille ricordi; per una vibrante versione di Una Storia Inventata, che in una botta sola riesce a omaggiare due immensi personaggi recentemente scomparsi, Milva che la canzone la cantò e Battiato che la scrisse.

Ma che Bianconi sia uno con uno spessore tale da riuscire a riportare a sé anche le cose più distanti, lo ha dimostrato eseguendo uno di quei classici tormentoni estivi di pop commerciale, nella fattispecie Playa di Baby K, un pezzo scoperto grazie alla sua figlia adolescente, che a non averlo saputo sarebbe parso in tutto e per tutto un suo brano, in cui persino il testo, lasciato immutato rispetto all’originale, con la sua interpretazione vira di senso, tingendosi di struggente malinconia, da celebrazione dell’estate che era.

In definitiva, è stata davvero una fortuna che il tempo abbia retto e che il previsto arrivo di uno di quei temporali estivi a cui ci stiamo sempre più abituando, consumatosi nel pomeriggio, non abbia portato alla cancellazione del concerto come alcuni temevano. Sarebbe stato davvero triste perdersi una così bella serata. Soprattutto se amate la canzone d’autore, andatelo a vedere dovesse capitare dalle vostre parti, ne vale la pena!

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