Galaxie 500, CBGB 12.13.88

Luca Salmini
4 minuti di lettura

GALAXIE 500
CBGB 12.13.88
Silver Current 
***

Quando salirono — la notte del 13 dicembre 1988 — sul palco del leggendario CBGB, il punto nevralgico dell’underground newyorkese, i Galaxie 500 avevano pubblicato il debutto Today solo qualche mese prima e, fino a quel momento, avevano frequentato il locale da spettatori, sognando un giorno di salire su quel palco angusto che tuttavia aveva visto passare una buona parte della storia del rock. Vennero ingaggiati in una serata benefica, per raccogliere fondi da destinare a un negozio di New York che vendeva fanzine (l’organo di stampa alternativo più diffuso in quel periodo), e condivisero la serata con B.A.L.L. e Sonic Youth. Il loro ingegnere del suono Kramer, che gestiva anche i B.A.L.L., si occupò del mixer e registrò il concerto su una cassetta negli anni circolata come bootleg (non sempre ascoltabilissimo).

In seguito all’attenzione ricevuta dalla raccolta di materiale inedito dello scorso anno, Uncollected Noise New York 88–90, la Silver Current ha recuperato quel nastro e, dopo averlo rimasterizzato, lo pubblica ora in via ufficiale. Il repertorio è chiaramente incentrato sulle canzoni di Today, che la band esegue nella sua interezza (escludendo solo l’interlocutoria Instrumental): Dean Wareham alla chitarra e voce, Naomi Young al basso e Damon Krukowski alla batteria sono giovani e, comprensibilmente, piuttosto nervosi nel trovarsi dove hanno sempre desiderato essere. A giudicare dai deboli applausi che si levano tra una canzone e l’altra, il pubblico non doveva essere nemmeno molto numeroso (probabile attendesse i Sonic Youth, attrazione principale della serata), ma i Galaxie 500 non si fanno prendere dallo sconforto e scaricano la tensione suonando versioni ruvide e abrasive dei brani di Today.

Il suono non è perfetto (il sibilo del nastro e un certo riverbero sono percepibili in sottofondo e rendono l’idea dell’atmosfera allo stesso tempo eccitante e claustrofobica del CBGB), ma la performance risulta ispirata e potente, con le melodie e le chitarre del folk-rock che si intrecciano al senso di malessere dei Velvet Underground e alle nebulose visioni della psichedelia, quasi fossero una malsana mutazione del Paisley Underground. Le canzoni sono solo 8 e tutte pietre miliari del breve percorso artistico dei Galaxie 500, a partire da una struggente ballata da crepuscolo come Tugboat, passando per i folk rock à la R.E.M. di Oblivious e Parking Lot, per la lisergica scarica di feedback su una grandiosa Don’t Let Our Youth Go To Waste (dai 90 secondi della versione di Jonathan Richman e dei Modern Lovers, a sei minuti e rotti), per la dolce e fragile malinconia di Pictures, per lo scombussolante rollio chitarristico della velvettiana Flowers, fino all’intensità da slowcore in anticipo sui tempi di It’s Getting Late e Temperature’s Rising.

Documento prezioso di una band che ha prodotto poco e raccolto ancor meno, CGBG 12.13.88 è un’efficace istantanea dei Galaxie 500 in un momento in cui le aspettative dovevano essere al massimo e l’ispirazione corrispondente. Almeno a giudicare da quanto la band avrebbe espresso, l’anno successivo, nel seminale secondo album On Fire.

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