Garrett Boys, It Runs Deep

Raffaele Galli
3 minuti di lettura

GARRETT BOYS
It Runs Deep
Pond Ridge
*** 1/2

I Garrett Boys sono un trio familiare di folk music acustica, proveniente dalla contea di Overton (Tennessee orientale). Stephen (chitarra e voce) e Russell (basso), sono fratelli; Carter (mandolino) è figlio di Stephen. Legati alla tradizione, con radici profonde nella terra d’origine, si mostrano capaci di raccontare vicissitudini e storie di famiglia dalla dimensione universale. Debuttano con un album, It Runs Deep, prodotto da Ray Kennedy e sponsorizzato dal leggendario Steve Earle, una sorta di loro mentore, che presta la sua voce in Back Home, lo spigliato brano d’apertura — il ritorno a casa dove ci sono la terra posseduta e gli affetti di sempre — con il banjo e l’armonica in risalto.

È una raccolta con elementi di bluegrass, folk e country ben amalgamati e personalizzati, fatta di canzoni che attingono anche alla tradizione orale, tutte di buona qualità e livello medio-alto. L’intensa title-track, dove si fa sentire il dobro, mette subito in evidenza il forte legame con la terra attraverso immagini della natura, riferimenti musicali e lo spirito battagliero del padre. Me and This Land, lenta ballata dal romanico refrain, è una dichiarazione d’amore al suolo delle origini, dove hanno vissuto nove generazioni di Garrett. Ride the Timber Down, testo dal feeling appalachiano con il banjo protagonista, descrive la fatica che si faceva, una volta, per trasportare il legname dalle colline a valle, con il solo aiuto dei muli e delle proprie braccia. The Ballad of Ed & Peg, delicato motivo con dobro e banjo sugli scudi, racconta la storia d’amore dei nonni, sposatisi in Mississippi (dove non erano necessari consensi familiari).

Pond Ridge parla della tragedia avvenuta nel punto più alto della proprietà dei Garrett, quando il padre dei fratelli era un ragazzino: la misteriosa morte di padre e figlia, archiviata come omicidio/suicidio, che ha dato vita alle ipotesi più fantasiose. Back to Akron è un vivace country che ricorda chi ha lasciato i luoghi dov’è nato per cercare lavoro in Ohio, durante il boom industriale, ma è tornato poi a casa appena possibile, deluso dalla nuova vita. Wildcat Whiskey è una narrazione bluesy con mandolino, dobro e fiddle in evidenza, sui trascorsi della distillazione illegale del whiskey negli anni Venti del secolo scorso.

Il delicato folk di God Forsaken Town — delizioso il  mandolino — descrive l’amaro interrogativo postosi  agli abitanti di Celina quando chiuse la fabbrica di veicoli speciali Oshkosh, che dava loro da vivere: restare o andarsene per sopravvivere? C’è anche un testo dal sapore old time, Drag in the River di Edwin Garrett (padre di Stephen e Russell), che esprime il forte desiderio di scomparire e allontanarsi dal passato.

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