GARY STEWART
One Track Mind
Delmore Recording Society
***1/2
Ci siamo occupati di Gary Stewart su uno degli ultimi numeri del Buscadero, perciò non torneremo a tracciarne un profilo biografico ma ci limiteremo a ricordare come il suo honky-tonk dall’irruenza rockabilly abbia conosciuto, soprattutto nella prima metà degli anni Settanta, un buon riscontro di pubblico, in modo particolare presso gli estimatori del country meno adulterato.
Stante la penuria di materiale divulgato post-mortem (Stewart si è tolto la vita nel 2003, all’età di 59 anni), alla Delmore RS di Nashville, che ha recuperato e ripulito (per quanto possibile) le tracce qui compendiate, va tutto il nostro plauso. Attenzione, però: One Track Mind si compone per lo più di songwriting demos, spesso eseguiti da Stewart con l’accompagnamento di sconosciuti turnisti, minimali (non minimalisti) negli arrangiamenti e difficili da datare con sicurezza (in linea di massima, dovrebbero comunque risalire alla fine dei Sessanta). Ciò non significa che questi 20 provini (16 nell’edizione in LP) realizzati affinché trovassero un interprete, da luminari quali Cal Smith (You Can’t Housebreak a Tomcat) e Del Reeves (la title-track) a colleghi del tutto sconosciuti, risultino incompiuti o incompleti. Solo che Stewart, pur affrontandoli con il suo stile caratteristico e sempre vagamente psicotico, come se si trovasse sul crinale di un esaurimento nervoso o di un’esplosione alla Jerry Lee Lewis, li affronta con contegno appena più timido, forse temendo di scoraggiare, con performance troppo aggressive, eventuali «copertori» di tutt’altra natura.
Poi, certo, Woman Will Tear the Heart Right Out of a Man e altri prontuari dell’arte di comporre canzoni ascrivibili al ramo cry-in-your-beer (come dicono gli americani) spiccano comunque per ruvidità e impeto, adoperate nel contesto sentimentale ancor di più che in quello puramente narrativo o descrittivo. Ma se una primigenia, solitaria e spettrale versione di Williamson County mette i brividi (compito del resto inderogabile di qualsiasi murder-ballad), è invece uno spasso sentire Stewart alle prese con Baby I Need You Loving (Four Tops) o Yester-Me, Yester-You, Yesterday (Stevie Wonder): il nostro le registrò (per trenta dollari di compenso, nel 1970) dietro richiesta di una società di edizioni, convinta di come quegli acetati potessero stimolare altri e più celebri artisti country nel fare lo stesso.
A giudicare da quanto si sente in One Track Mind, Stewart affrontò il compito con immedesimazione viscerale. E non c’è da stupirsene: la musica, per lui, è sempre stata, almeno fino al tragico prevalere della seconda, una questione di vita o di morte.



